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23/09/2021

PATTI EDUCATIVI DI COMUNITÀ*

Vita

ULTIMO APPELLO
Con il Piano Scuola 2020-21 nei documenti ministeriali sono comparsi i Patti educativi di comunità. Da anni si parla di scuola aperta, patti di collaborazione, comunità educanti... esperienze differenti ma accomunate dalla consapevolezza che dinanzi alle sfide multifattoriali di oggi la scuola da sola non ce la fa: ci vuole la comunità intera. Sussidiarietà e corresponsabilità diventano l'orizzonte per un nuovo modello di scuola e i patti il frame per considerare l'educazione non formale come parte strategica del curriculum di vita. In real tà la gran parte dei patti siglati in quest'anno di pandemia sono centrati sull'acquisizione di locali per gestire il distanziamento, con gli attori - scuola, ente locale e Terzo settore - che ancora non si guardano come pari. Qualcuno infatti parla già di "greenwashing educativo", con parole d'ordine interessanti ma poca sostanza. «Occorre enfatizzare l'aspetto pedagogico e didattico della costruzione della comunità, oltre l'emergenza. Solo in questo modo si genera un cambiamento culturale della governance dell'educazione», dice Pasquale Bonasora, consigliere nazionale di Labsus, che insieme a Indire ha appena dato vita a un Osservatorio Nazionale sui Patti educativi di comunità che sta lavorando a delle future "linee guida". Lo strumento è strategico, ma serve un salto di qualità e una messa a sistema (senza però scivolare nella standardizzazione). Come? C'è chi suggerisce di inserire i patti nel Codice degli appalti, chi di abbandonare la logica della Conferenza di servizi per la coprogettazione, chi spera che nei bandi gli aspetti educativi dei Patti presto "pesino" più degli altri. Ma soprattutto serve che i Patti siano scritti insieme ai ragazzi. Per davvero. Sara De Carli Meno sette punti percentuali di dispersione scolastica in sei anni, grazie al Peco. Siamo nel basso ferrarese, zona di "aree interne", fra gli allevamenti di cozze e vongole di Goro e il polo di meccanica meccatronica di San Giovanni di Ostellato. Il Patto educativo di comunità (Peco), finanziato con 500mila euro dalla Regione Emilia Romagna, unisce 14 scuole, 9 Comuni, due servizi sociali, una Ausl e una quarantina di enti di Terzo settore. A raccontarlo è Giovanni Lolli, presidente della Fondazione San Giuseppe, un ente di formazione professionale. «Il Patto educativo di comunità nasce dal Tavolo Adolescenti del Piano di Zona, nel 2015. Avevamo il 24,4% dei ragazzi che abbandonava la scuola entro i 18 anni senza un titolo studio: considerando anche la formazione professionale si scendeva al 17%. Il dato interrogava tutta la comunità». Il Patto entra in funzione nel 2018 e si concentra sul sistema scolastico formativo, «all'epoca del tutto scollato rispetto alle esigenze del locale mercato del lavoro e con uno scarsissimo sistema di orientamento». Ogni scuola oggi ha un orientatore e un referente della dispersione scolastica, un centro di ascolto e docenti formati a una didattica non standardizzata. Ogni comune ha spazi ad alta intensità educativa, per attività pomeridiane in continuità con i percorsi scolastici. Dopo 7 giorni di assenza ingiustificata, il dirigente segnala l'alunno alla rete ed entro 7 giorni la comunità si attiva, con allenatori, tutor, percorsi personalizzati... «Al 30 giugno 2021 avevamo una dispersione del solo segmento scuola al 17,7% e come sistema integrato siamo poco sopra all'11%». A fare la differenza, Lolli non ha dubbi, «è la rete di comunità a supporto delle scuole». (S.D.C.) Dieci scuole diverse in quattro quartieri delicati di Napoli: Pianura, Chiaiano, Rione Luzzatti e San Lorenzo-Vicarìa-Vasto. Sono tenute insieme da un Patto educativo di comunità partito lo scorso anno e nato dalla sinergia tra Save the Children e la Cooperativa sociale Dedalus, con la collaborazione di 17 organizzazioni civiche e del Terzo settore, l'Asl Na 1 Centro (distretto 26, 28 e Open Point/ufficio socio-sanitario) e l'assessorato alla scuola e all'istruzione del Comune. Sono stati coinvolti quasi 5mila studenti. «Il patto», racconta Luigi Malcangi, referente dei programmi regionali della Campania di Save the Children, «prevede la coprogettazione e la cogestione di attività tese a sostenere le studentesse e gli studenti più fragili, attraverso interventi di supporto allo studio e all'apprendimento». Sono stati aperti spazi attrezzati per seguire la Dad, dedicati agli alunni che per condizione personale rischiavano di non potervi accedere in modo adeguato e avviati numerosi percorsi laboratoriali su competenze digitali, cittadinanza e partecipazione, radio, arte, teatro, cinema. «La scuola», continua Malcangi, «è un luogo centrale e un laboratorio sociale, è qui che bisogna assumere come priorità la cura delle situazioni di maggior fragilità per non lasciare indietro nessuno. Lavorare tutti insieme sul territorio significa incidere sulla qualità della vita del quartiere». (A.S.) Dai musei ai centri sociali agli agriturismi, passando per le parrocchie. È nata così a Reggio Emilia la "Scuola Diffusa". Partita nell'autunno 2020 dall'esigenza di garantire la sicurezza sanitaria e dal desiderio di non dividere le classi, l'esperienza si è dimostrata altamente formativa e sarà replicata anche per quest'anno scolastico. Il Patto educativo di comunità firmato dagli istituti comprensivi della città, dal Comune di Reggio Emilia, dall'Ausl e dai soggetti ospitanti ha individuato 19 nuovi spazi per 49 classi sulle 427 totali, e coinvolto circa 1.150 alunni tra scuola primaria e secondaria di primo grado. «Alcune delle mie classi», racconta Alessandra Landini, dirigente dell'Istituto comprensivo Alessandro Manzoni, «hanno fatto lezione alla Biblioteca delle Arti e ai Musei Civici. Gli studenti poco alla volta sono diventati "cittadini del museo"». Questi luoghi hanno permesso di superare la didattica ordinaria: «Insieme agli educatori del museo e di Officina Educativa», continua la dirigente, «i ragazzi hanno partecipato tutti i giorni a diversi laboratori. Ne hanno beneficiato anche i docenti e la speranza è che ora portino i nuovi approcci sperimentati anche nella didattica quotidiana». Il riscontro degli alunni è stato incredibile: «"Grazie preside", mi hanno scritto, "prima era tutto brutto, adesso la scuola è diventata bellissima"». (A.S.)

Govone (Cn)

Far lezione nel parco di una residenza sabauda: sport e gioco per rinforzare le competenze sociali

L'Istituto comprensivo di Govone, in provincia di Cuneo, 12 plessi e quasi 950 alunni, ha firmato un patto di corresponsabilità con l'amministrazione comunale: «La scuola va inserita nel suo contesto e la comunità non può essere rappresentata solo dalle famiglie degli studenti, ma da tutti i cittadini, che devono prendere in carico i bisogni degli alunni», dice Gabriella Benzi, dirigente scolastico dell'Istituto. Il patto avviato nell'estate 2020 proseguirà anche nei prossimi mesi: «Alcune azioni, finalizzate a ridurre il rischio di dispersione scolastica, sono state e saranno svolte nel parco del Comune, situato in una residenza sabauda» spiega la dirigente. «I primi progetti messi in campo riguardano attività ludico espressivo e motorie con lo scopo di migliorare la sfera relazionale e l'apprendimento sociale e azioni di rinforzo delle competenze di italiano matematica e inglese. Ci accompagnano nel progetto anche tre associazioni locali. La copertura finanziaria delle attività deriva dai fondi erogati dai Patti educativi di comunità ma le attività continueranno anche grazie ai fondi strutturali europei Pon». (A.S.)Da sapere
130 patti educativi di comunità analizzati da Indire nell'ambito del percorso "Idee e pratiche di scuola di prossimità"