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06/08/2020

Patroni Griffi “Il caso Genova non deve essere l’alibi per cancellare tutti i controlli”

La Repubblica - Liana Milella

Ìntervista al presidente del Consiglio di Stato
ROMA - «Deregulation sì, ma tutele e controlli negli appalti vanno salvaguardati». E poi: «Covid e trasparenza, bisogna che tutti siano convinti della necessità e dell'utilità delle misure adottate». Filippo Patroni Griffi, presidente del Consiglio di Stato e ministro della Pubblica amministrazione nel 2012 quando fu approvata la legge Severino, commenta il caso Genova.
Il ponte San Giorgio sarebbe la prova che l'Italia è più forte delle catastrofi. Ma non rischia di essere anche il modello di una pericolosa deregulation nelle procedure d'appalto? «Il ponte è un motivo di orgoglio nazionale. Però non può costituire un modello per le procedure ordinarie, né una sorta di alibi per ridurre tutele e controlli».
Però il decreto sulle semplificazioni è la prova della grande voglia di mettere al bando i controlli. Non le pare che 150 miliardi di euro da poter mettere in gara senza regole siano troppi? «Non è esattamente così. In realtà, il decreto consente, anche per gli appalti che superano la soglia, una tra le procedure previste dalla normativa europea, cioè quella negoziata invitando più imprese.
Questo modello comunque non può essere l'unico a regime e soprattutto non può sostituire la gara pubblica per tutti gli appalti».
Sembra che nessuno più parli delle infiltrazioni mafiose e dei subappalti... tutto sacrificato sull'altare della ripresa economica a tutti i costi...
«Non dev'essere così. La legalità viene sempre al primo posto. Ed è un errore contrapporre efficienza e legalità. Sono due obiettivi che possono e debbono essere tenuti insieme». È un fatto che, da due anni, con due governi di colore opposto, monti l'insofferenza per controlli e regole. Guardi la battaglia contro il codice degli appalti.
«Sbagliano il bersaglio perché il codice serve a dare certezze a imprese e stazioni appaltanti. È vero piuttosto che va semplificato togliendo tutto ciò che non ci viene imposto dall'Europa».
E sarebbe? «Il cosiddetto goldplating, cioè le regole che l'Italia ha aggiunto nel recepire le direttive europee». Chi potrebbe farle? «Una commissione ad hoc, o anche il Consiglio di Stato se il governo glielo chiede».
Non vede che anche l'Anac è in ombra? Cantone non è stato sostituito dopo un anno e tutto il consiglio è scaduto da un mese.
«Non so se si tratti di una volontà di tenerla ai margini o della difficoltà politica di trovare adeguate sostituzioni...». E l'abuso d'ufficio di fatto cancellato dove lo mette? «Tutti d'accordo che il reato vada rivisto. Occorre evitare una fattispecie troppo generica, con la conseguenza di avere tante imputazioni e poche condanne.
Non so se la soluzione individuata nel decreto con il riferimento all'esistenza o meno di spazi di discrezionalità sia la più adeguata in quanto atti interamente vincolati pressoché non esistono».
Poi c'è la polemica dura contro di voi, l'accusa di bloccare l'economia con giudizi infiniti. Lei rischia il bavaglio anche sul Cds...
«La tutela dei cittadini e delle imprese passa dalla giustizia amministrativa. Quanto ai tempi, un anno per una sentenza definitiva in due gradi o trenta giorni per una pronuncia cautelare sono da record europeo. L'ulteriore accelerazione non va chiesta a noi, ma a chi gestisce le procedure di affidamento. La stretta sui tempi prevista dal decreto rischia di sacrificare la legalità e il diritto di difesa delle parti».
Il Covid può giustificare scelte politiche autoritarie? «Se si deroga alle regole ordinarie, occorre semmai rafforzare tutele e controlli. Tutto sempre nella massima trasparenza e nel dialogo tra le istituzioni».
A proposito di Covid non ritiene che la richiesta di rendere pubblici tutti gli atti che hanno determinato il lockdown debba essere accolta? «Il giudizio è in corso, quindi il mio riserbo è inevitabile. Adesso posso dire solo che la sentenza del Tar favorevole alla discovery è stata sospesa per una ragione processuale: l'esibizione immediata avrebbe reso inutile il giudizio davanti al Consiglio di Stato. Nel merito si vedrà il 10 settembre».

il magistrato filippo patroni griffi, 64 anni, ex ministro

L'opera è motivo di orgoglio nazionale ma non può essere il modello per le procedure ordinarie

Le misure sul Covid richiedono massima trasparenza sulle ragioni per essere adottate