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25/08/2018

Pasticci e irregolarità nei bandi così si è arrivati alla paralisi appalti

La Repubblica - MAURO FAVALE

Il dossier
Errori formali o condizioni inaccettabili per ditte e fornitori Dal flop delle pecore tosaerba fuori tempo allo stallo sui mezzi Atac
Uno dei bandi più memorabili è stato, senza dubbio, quello per la cosiddetta "fienagione", lo sfalcio dell'erba alta che ha trasformato ampie porzioni dei parchi di Roma in vere e proprie giungle: il Campidoglio aveva pensato di affidarlo alle pecore, come avviene, ad esempio, a Berlino.
Peccato che la trovata dell'amministrazione M5S si sia rivelata un flop: il bando è stato presentato fuori tempo massimo, a giugno inoltrato, quando l'erba (che solitamente cresce in primavera) è già alta e secca, non più digeribile dalle pecore. E così, solo un imprenditore ha risposto all'appalto per l'affidamento (per altro gratuito) di 27 aree verdi in cambio, appunto, del taglio dell'erba. Risultato? I parchi della capitale somigliano sempre più a foreste, con la vegetazione che continua a crescere più o meno rigogliosa.
Ma il bando per le pecore "tosaerba" non è certo l'unico esempio di inciampo del Campidoglio targato M5S che, in poco più di due anni, ha collezionato una sequela di fallimenti sulle gare d'appalto: annullate dal Tar, ritirate "in autotutela", andate deserte o bandite in clamoroso ritardo.
Colpa della burocrazia, certo, con funzionari che letteralmente fuggono dalle commissioni di gara. Un effetto di Mafia capitale (con il timore generalizzato di firmare atti che finiscono in procura) che il Comune sta provando a tamponare con un paradosso: offrendo incentivi ai funzionari che non rifiutano gli incarichi. Colpa, però, anche di come vengono scritti i bandi, degli input che il livello politico dà a quello burocratico specie, appunto, sui tempi. Un problema che ha attraversato anche le passate amministrazioni ma che rischia di diventare il marchio di fabbrica dei 5Stelle a Roma che attorno ai bandi hanno costruito anche una sorta di "mitologia", sbandierandone l'utilizzo come unico strumento di trasparenza e selezione delle competenze. In questo modo, però, il "cambiamento" che la sindaca Virginia Raggi costantemente annuncia tarda a realizzarsi forse proprio perché i servizi procedono a singhiozzo, a rilento o sono del tutto fermi.
A giugno, ad esempio, subito dopo il fallimento del bando sulle pecore, un'altra gara è andata praticamente deserta: all'appalto per l'acquisto di 500 "Domus ecologiche" (uno dei perni del progetto "rifiuti zero" dell'amministrazione 5Stelle, mini-impianti di quartiere complementari alla differenziata) è arrivata una sola offerta ritenuta non congrua. E prima ancora è emerso che il bando per le potature degli alberi (altra questione centrale in città) è fermo a causa di un problema sulla composizione della commissione. E così, i 5 milioni individuati per intervenire su questo fronte, risultano "congelati".
Situazioni simili, in questi due anni, si sono moltiplicate con bandi (comunali e municipali) di medie e piccole dimensioni che fanno fatica a sbloccarsi o, se vengono aperti, poi finiscono in un nulla di fatto. Ma un destino simile è toccato anche a gare più sostanziose come, ad esempio, quella da 98 milioni di euro per 320 nuovi autobus di Atac: nemmeno un'azienda ha risposto alla chiamata della municipalizzata dei trasporti romana, snobbata a giugno anche sull'appalto per la pubblicità sui mezzi. Probabilmente tra roghi (due giorni fa un altro autobus è andato a fuoco, il ventesimo dall'inizio dell'anno) e guasti, non sono molti i marchi che vogliono legarsi ad Atac. E nell'elenco delle gare flop bandite dalla partecipata capitolina c'è anche quella per 5 bus a idrogeno (a maggio), per il recupero di 36 milioni di crediti (a febbraio) o per l'acquisto di 5.000 gomme nuove (marzo 2017).
Ma in effetti, se il buongiorno si vede dal mattino, come non citare, in questo catalogo di fallimenti, uno dei primissimi a cui la giunta ha dovuto fare fronte: il bando per il concerto del Capodanno 2017, il primo dell'era Raggi in Campidoglio. In quel caso fu il vincitore a sfilarsi, ritirando l'offerta e parlando di «condizioni venute meno». Un flop a cui la giunta seppe far fronte in extremis, costruendo il primo "Capodanno diffuso" in città senza maxi-evento al Circo Massimo che adesso il vicesindaco Luca Bergamo rivendica come uno dei suoi maggiori successi. Meno fortunata, invece, è stata la gestione del bando per piazza San Cosimato, insistentemente voluto dai 5Stelle per portare sotto il cappello dell'Estate romana l'esperienza dell'arena del Cinema America nata "dal basso".
Anche in quel caso il bando per l'area nel cuore di Trastevere andò deserto e, alla fine, con una sorprendente piroetta, il Campidoglio decise di "restituire" quella piazza al Cinema America senza alcuna gara. Quasi una nemesi per l'amministrazione M5S che inciampa negli appalti.
Per la serie: chi di bando ferisce, di bando perisce.

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