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29/05/2021

Partiti spiazzati: Semplificazioni oggi in Cdm

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

• MAGGIORANZA ACCIDENTATA
Cambio di agenda, meno tempo per litigare. Salta il massimo ribasso ma verrà alzata oltre il 40% la soglia per i subappalti Resta lo scontro con i sindacati, innescato da Orlando, sul blocco dei licenziamenti. Landini minaccia uno sciopero generale Il Pd deve decidere se continuare a schierarsi a fianco della Cgil L 'obiettivo condiviso con l'Ue: convertire il decreto in legge entrofine gingno
Si va verso un c o m p r o m e s s o c o m p l e s s i v a mente ragionevole, anche se i sindacati - Cgil in testa - mentre rivendicano un risultato positivo sulle semplificazioni, continuano a dichiararsi sul piede di guerra sui licenziamenti. Ma procediamo con ordine. Oggi andrà in Consiglio dei ministri il decreto Semplificazioni: possibile che vada tutto liscio, o che invece occorra ancora qualche altro giorno per le limature. Ma siamo sostanzialmente in dirittura d'arrivo, anche considerando il doppio impegno assunto dal governo con Bruxelles: varo del provvedimento entro fine maggio e sua conversione in legge entro giugno (obiettivo più difficile, visto che il Parlamento ha tempo 6o giorni per convertire i decreti). Ieri Mario Draghi, insieme al ministro del Lavoro Andrea Orlando, ha visto i rappresentanti sindacali. Alcune ore prima si era invece riunita la cabina di regia (organo, come si sa, costituzionalmente inesistente, eppure ormai affermatosi di fatto). Presenti, con Draghi, i ministri Vittorio Colao, Roberto Cingolani, Enrico Giovannini. Andrea Orlando, Dario Francesehini, Daniele Franco, Massimo Garavaglia, Renato Brunetta, Elena Bonetti, Roberto Speranza, Fabiana Dadone, più il sottosegretario Roberto Garofoli. Giancarlo Giorgetti era in collegamento online. Risultato? Su richiesta pressoché generale, è stato accantonato - per essere bocciato - il criterio del massimo ribasso, un po' da tutti ritenuto nemico della qualità delle offerte e quindi delle opere pubbliche da realizzare. Il solito Enrico Letta, reduce da una sequenza di umiliazioni, ha provato a mettere il cappello su questo punto: «L'eliminazione del massimo ribasso è un ottimo segnale. L'avevamo chiesto con forza. Bene». Ma in realtà - su questo erano e sono d'accordo tutti. Ecco infatti la reazione di Matteo Salvini: «Non si parlerà più di appalti al massimo ribasso per le opere pubbliche, che non tutelano l'interesse collettivo e nemmeno quello delle imprese sane». Dopo di che, per ciò che riguarda invece il subappalto, si profila un innalzamento oltre il 40% della quota dei lavori che potrebbero andare in subappalto, anche considerando la struttura delle imprese operanti in Italia. Su questo, i sindacati incassano una mezza sconfitta. Ma recuperano con una mezza vittoria sul trattamento normativo di tutti i lavoratori coinvolti: anche quelli legati alle imprese in subappalto si vedranno infatti applicare le norme del contratto collettivo nazionale dei lavoratori facenti capo alle imprese appaltatrici. Insomma, un compromesso che potrebbe tenere, come sottolinea il ministro per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, secondo cui la situazione «si sta ricomponendo grazie al metodo, all'efficacia e all'efficienza del presidente Draghi». Il decreto va in cdm, dunque? «Penso di sì», risponde la renziana. Morale, oggi in Cdm dovrebbero arrivare il decreto semplificazioni e il Pnrr, con i suoi cosiddetti tre pilastri: la progettazione della governance del piano stesso, le semplificazioni e un piano di reclutamento nella pubblica amministrazione. Resta da capire quale sarà l'atteggiamento del sindacato, a partire dalla Cgil di Maurizio Landini, sull'altro corno della questione, e cioè la norma sui licenziamenti. Fallito il blitz di Orlando, che voleva estendere lo stop per un tempo eccessivamente lungo, sembra ormai acquisita l'altra mediazione voluta da Draghi: stop fino a fine giugno, e poi possibilità di licenziare tranne che per le imprese che ricorrono alla cassa integrazione. In sostanza non un divieto assoluto di licenziare ma un forte disincentivo a farlo. Su questo però una Cgil in cerca di protagonismo minaccia ancora sciopero. Il che rischia di essere incomprensibile nel metodo (rilanciare l'economia di un Paese con uno sciopero generale è un'impostazione per lo meno curiosa), oltre che massimalista e ideologico nel merito, perché una norma come quella inizialmente ipotizzata dal ministro del Lavoro avrebbe caricato sulle imprese un'alea enorme, tale da poterle schiacciare, in ultima analisi mettendo a rischio tutti i posti di lavoro, non solo alcuni. Vedremo se anche su questo, dopo la mossa falsa di Orlando, il Pd continuerà a dare spago a Landini. Resta infatti un punto politico di fondo, che riporta alla sostanziale inaffidabilità del Pd: se non ci fosse stato il tentato blitz di Orlando, poi inevitabilmente costretto a fare un passo indietro, la Cgil non avrebbe avuto il pretesto di scatenare lo scontro col governo a causa del successivo cambiamento della norma. Magari Landini avrebbe lo stesso alzato i toni, ma è stato Orlando a offrirgli l'occasione su un piatto d'argento. A testimonianza del fatto che il Pd, lungi dall'essere forza stabilizzatrice del governo, crea un problema al giorno.

Foto: DETERMINATO Mario Draghi ieri ha convocato i sindacati sul di Semplificazioni. Il provvedimento potrebbe arrivare in Cdm già oggi [Ansa]