scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
28/05/2021

PARTITI DIVISI E INCARTATI UN’INCOGNITA PER IL PREMIER

La Gazzetta di Parma - Domenico Cacopardo

Editoriale
Gli ultimi giorni vedono il manifestarsi, nel governo, di tensioni inattese che tendono a metterne in dubbio solidità e futuro. Se Mario Draghi continua a tessere la sua tela, conquistando ogni giorno qualche punto nello «score» politico europeo, i partiti sembrano incartati in una situazione di incertezza della quale non si intravvede la via d ' uscita. Il fatto è che - lo si sapeva sin dall ' inizio, 13 febbraio 2021, giuramento - il governo si trova a confrontarsi con le sue due matrici: quella patriotticaistituzionale che comporta che tutti (meno Fratelli d ' Italia) concorrano con le loro idee e con i loro uomini al successo della missione conferitagli; e quella dell ' esigenza dei partiti, almeno della Lega e del Pd, di non annegare in un magma nel quale ognuno perde la propria individualità, diventando massa indistinta. Certo la missione di Draghi consiste nella definizione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), nella sua attivazione e nell ' approvazione delle riforme ricomprese in un elenco che ne stabilisce la priorità in relazione all ' esigenza di porre il paese in «par condicio» con le nazioni più avanzate del globo. Una missione epocale questa, che rende necessario affrontare i nodi veri e strutturali di un Paese (...) Segue a pagina 43 I partiti, le incognite di Draghi (...) che da 30 anni perde ogni anno posizioni in tutti i settori cruciali della società e dell ' economia, salvo la manifattura che, in questa fase ha realizzato, per il comune e concorde sacrificio di imprenditori e lavoratori, un inatteso balzo in avanti. Nel merito, ricordo che uno di questi nodi è la giustizia. Ora, constatiamo tutti che il settore non funziona e non rende in tempi accettabili il «servizio» che la comunità si attende. L ' altro è la semplificazione degli appalti, rispetto alla quale ci sono quelli che ritengono di non poter assentire ad alcuna attenuazione della pesante, pervasiva e inattuabile normativa attuale, anche se essa non funziona affatto: basti pensare che su 68 grandi opere in programma (miliardi di lavori) 23 sono ferme, 24 in lento avviamento, 24 in corso. Quindi, il sistema attuale non funziona, mentre scatta, all ' interno del PNRR, l ' attivazione delle grandi opere che accentuerebbero la sostenibilità ambientale della vita economica e sociale del Paese, con una imponente «cura del ferro» (costruzioni ferroviarie). Una attivazione che deve essere immediata per ricevere le prime rate dei finanziamenti decisi dall ' Unione a nostro favore (i famosi 207 miliardi di euro, cui vanno aggiunti quelle decisi dal governo, circa 50). In assenza, i quattrini prenderanno altre strade. Ora, c ' è da chiedersi perché in casa Pd si manifestano dure ostilità alla semplificazione prospettata dal governo. Quale è il motivo? Quali i contenuti alternativi? Rispetto alcune reazioni negative all ' ipotesi di liberalizzare i subappalti, per la possibilità che ne possano fruire imprese legate alla criminalità, Bruxelles ci dice: non è la legge sugli appalti che deve darsi carico della lotta alle mafie. Sono magistratura e polizia che debbono svolgere il compito, individuando le aziende legate al crimine e perseguendo i titolari. Un ragionamento lineare e condivisibile, che non tiene conto di taluni «vizi» radicati nel nostro ordinamento, più volto ad assicurare una legittimità cartolare che una legalità reale. Purtroppo, sempre a sinistra (nel senso di 5Stelle più Pd), emerge un sostanziale rifiuto delle ipotesi messe sul tavolo da Marta Cartabia (non la riedizione di un ministro di polizia fascista, ma una qualificata figlia della democrazia istituita in Italia nel 1948) in tema di riforma della giustizia. Certo, la corporazione si oppone a qualsiasi razionalizzazione che inizi a scrivere parole fondamentali nell ' elenco dei doveri del magistrato, che oggi comprende troppi luoghi comuni (da cui si estraneano gli eroi che hanno dato la vita per la giustizia). E, tra le razionalizzazioni, c ' è l ' intervento sul sistema degli appelli, che dovrebbe essere reso omogeneo o analogo a ciò che succede in Europa. La preoccupazione che ciò insidi il potere dei pubblici ministeri dovrebbe essere fugata dal superiore interesse della Nazione. Questo -ma anche altro- movimenta le ultime settimane, dando l ' idea di una alleanza che sta perdendo collante. Se non ci fossero Mattarella e Draghi potrebbe accadere che l ' Italia rinunci, per beghe interne, alla grande occasione di rilancio offertaci dall ' Europa. E allora? Allora, ci vorrebbe una ennesima operazione chiarezza, in base alla quale sia Letta che Salvini si compromettano ufficializzando le loro strategie per il futuro del Pnrr e delle riforme. Draghi e Mattarella hanno diritto di sapere. E anche noi italiani siamo titolari del medesimo diritto di sapere e di - liberamente - giudicare. Domenico Cacopardo w w w. c a c o p a rd o . i t