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30/10/2018

Partecipate, dismissioni frenate

ItaliaOggi - FRANCESCO CERISANO

MANOVRA 2019/ Modifi cato il T.U. Madia. Le province diventano stazioni appaltanti
Niente alienazione se c'è stato un risultato medio in utile
Un tratto di penna sulla dismissione delle partecipate pubbliche. Basterà aver riportato un risultato medio in utile nel triennio precedente al 30 settembre 2017 (termine ultimo per effettuare la ricognizione straordinaria delle partecipazioni) per salvarsi dall'alienazione. Con la conseguenza che le pubbliche amministrazioni, detentrici di quote, non solo non saranno obbligate a cederle, ma potranno continuare a esercitare i diritti sociali nei confronti della società senza essere costrette a liquidare la partecipazione in denaro. Il ridimensionamento della procedura prevista dall'art.24 del dlgs n.175/2016 è contenuto nell'ultima bozza della legge di bilancio 2019 che contiene una disposizione ad hoc modificativa del Testo unico Madia. La ratio, come la norma indica chiaramente, è la «tutela del patrimonio pubblico e del valore delle quote societarie pubbliche», evidentemente messi a repentaglio dalle procedure di dismissione previste dal Testo unico. Procedure che avrebbero dovuto portare gli enti soci ad alienare le proprie partecipazioni entro un anno dalla ricognizione straordinaria, ossia entro il 30 settembre 2018. Tale obbligo di alienazione (comma 4 dell'art.24), invece, non si applicherà «nel caso in cui le società partecipate abbiano prodotto un risultato medio in utile nel triennio precedente alla ricognizione. Con la conseguenza che, prosegue la norma, «l'amministrazione pubblica, che detiene le partecipazioni, è autorizzata a non procedere all'alienazione». A essere disapplicato sarà anche il comma 5 dell'art.24 che, in caso di mancata adozione dell'atto ricognitivo, ovvero di mancata alienazione entro i termini previsti dal comma 4, prevede che il socio pubblico non possa «esercitare i diritti sociali nei confronti della società». Con conseguente alienazione o liquidazione della partecipazione in denaro. Province stazioni uniche appaltanti. Province e città metropolitane diventano stazioni uniche appaltanti negli appalti di lavori pubblici. L'anticipazione di ItaliaOggi (si veda il numero del 10/10/2018) trova conferma nell'ultima bozza della Manovra che contiene una norma ad hoc modificativa del Codice appalti (articolo 37 comma 5 del dlgs n.50/2016) secondo cui «in attesa della qualificazione delle stazioni appaltanti ai sensi dell'articolo 38, l'ambito territoriale di riferimento delle centrali di committenza coincide con il territorio provinciale o metropolitano e i comuni non capoluogo di provincia ricorrono alla stazione unica appaltante costituita presso le province e le città metropolitane per gli appalti di lavori pubblici». La novità punta a facilitare le procedure di gara soprattutto dei piccoli comuni, velocizzando gli interventi di manutenzione sulle infrastrutture a rischio immediato (1.918 secondo il recente monitoraggio dell'Upi). Ad oggi infatti già 50 province sul territorio nazionale attraverso convenzioni con i comuni medio-piccoli del territorio gestiscono stazioni uniche appaltanti. La norma della Manovra renderebbe obbligatoria una scelta fi nora affi data all'adesione volontaria dei comuni del territorio. Tagli ai vitalizi degli amministratori regionali. Nell'ultima bozza della Manovra ha trovato posto la norma, inizialmente prevista nel dl semplificazione (di cui dopo l'approvazione in cdm si sono perse le tracce), che taglia i fondi alle regioni restie a ridurre i vitalizi. Una quota pari al 30% dei trasferimenti erariali (diversi da quelli indirizzati al Servizio sanitario nazionale, al Trasporto pubblico locale e al fi nanziamento delle politiche sociali per le non autosufficienze) saranno infatti erogati a condizione che gli enti territoriali provvedano ad adeguare, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di bilancio, la disciplina dei trattamenti previdenziali e dei vitalizi alla deliberazione dell'Ufficio di presidenza della camera sul ricalcolo contributivo degli assegni. © Riproduzione riservata

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