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16/03/2021

Parte da Torino l’appello per riscrivere il codice appalti

La Repubblica - Ottavia Giustetti

Legali, accademici, ingegneri, medici chiedono di rivedere le norme: "Altrimenti l'Italia rischia di non ripartire". Barosio: "Capita che si facciano cause per una virgola mancante"
Una mobilitazione per addetti ai lavori che diventa di interesse collettivo: il codice degli appalti deve essere riscritto, altrimenti l'Italia, anche in vista del Recovery Fund - o Next Generation Eu come lo ha battezzato la Commissione europea - rischia di non ripartire. L'appello sottoscritto da decine di professionisti, economisti, giuristi, ingegneri, ma anche storici, medici e cittadini comuni, parte da Torino e si rivolge direttamente al governo che ha per le mani la partita della scrittura del piano da presentare all'Europa.
«Per un uso appropriato dei 209 miliardi previsti dal Recovery Fund è necessario che vengano emanate quanto prima norme semplici, di qualità e intellegibili da tutti»: promotore della mobilitazione che ormai conta oltre cento sottoscrizioni, è Lorenzo Buonomo, ingegnere con lunga esperienza di cantieri a Torino, consulente del tribunale, che in poco tempo è riuscito a coinvolgere in questa sua battaglia dal professor Vittorio Barosio, esperto amministrativista, all'ex professore del Politecnico Guido Caposio, all'ex vicerettore dell'Università con delega all'edilizia, Salvatore Coluccia, a Francesco Gianfrotta, magistrato ed ex presidente dei gip di Torino.
E ancora Giovanni De Luna, Giovanni Durbiano, Giorgio Caponetti, Adriano Zecchina, solo per citare alcuni nomi. Gli effetti della crisi economica che coinvolge la città e il timore di una paralisi irreversibile della ripartenza anche attraverso cantieri e opere pubbliche, possono essere gli ingredienti che tengono insieme questi personaggi di fronte a un tema che è appannaggio soprattutto degli esperti. Anche se l'inadeguatezza del codice di contratti,o degli appalti come più comunemente viene chiamato, è emersa ormai in molte sedi come uno dei temi che destano preoccupazione nella prospettiva della ripresa economica. La moltiplicazione delle norme è incentivo alla corruzione di cui il nostro sistema è pervaso. «Quando ho incominciato a fare l'avvocato - racconta il professor Barosio - gli articoli del codice degli appalti erano poco più di venti, oggi sono oltre duecento e tante volte neppure io che me ne occupo da quarant'anni sono capace di venirne a capo. In Italia capita che si facciano cause per una virgola mancante». Quello che Buonomo solleva poi è il tema della gestione dell'emergenza attraverso norme ad hoc. «La ricostruzione del ponte ha dimostrato che gli italiani posseggono grandi capacità tecniche e il provvedimento per Genova è stato più che opportuno», è scritto nell'appello.
Ma non può diventare la regola, come qualcuno suggerisce in nome di procedure più snelle e rapide. «Le gare vanno fatte - spiega ancora Barosio - e non è vero che il problema della lentezza è il Tar, perché lì le cause si risolvono in pochi mesi. Il problema dell'Italia è che non ci fidiamo dei nostri amministratori e perciò scriviamo leggi su leggi per non lasciare loro discrezionalità». Norme più chiare, e amministratori formati «sono i veri anticorpi della corruzione».

Foto: kCantieri Secondo l'amministrativista Barosio il codice degli appalti ha oltre duecento articoli: "Quando ho cominciato a fare l'avvocato erano appena venti"