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13/02/2021

Parnasi, banche e potere Le carte che accusano

Corriere della Sera - Ilaria Sacchettoni

L'inchiesta Ramificazioni che giungono all'Atac partite dalla sede della Provincia
Un ente pubblico, la Provincia, subalterno alle esigenze di un privato, il costruttore Luca Parnasi (già a processo per corruzione per le vicende dello stadio di Tor di Valle). Una municipalizzata dei trasporti, Atac, asservita ai voleri dello stesso imprenditore e senza riguardi per la propria mission .

Nella relazione informativa dei finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria allegata alle conclusioni dell'indagine sul palazzo della Provincia si parla di «gravissime responsabilità in capo ai vertici degli enti pubblici» che favorirono Parnasi e le sue società «a scapito totale degli interessi pubblici». Due casi, un comune denominatore: l'acquisto (incauto) di due edifici in via di realizzazione dietro pagamento anticipato. L'uno e l'altro acquistati da Provincia e Atac per cifre stratosferiche - 118milioni per Atac e 219 per la provincia solo come preliminare di vendita - e alle condizioni capestro dettate dal fondo immobiliare (Upside) costituito a tutela degli interessi, soprattutto fiscali, di Parnasi. Le analogie tra i due casi non finiscono qui perché gli immobili non furono consegnati nei tempi previsti ma con grave ritardo.


Chiunque avrebbe risolto il contratto, invece nulla. Non Atac che, al contrario, «anziché procedere con la risoluzione contrattuale» diede il via a una transazione con il fondo accollandosi nuove spese. Contro il parere negativo dell'Anac, la solita Atac utilizzò la formula dell'acquisto di un bene futuro (il palazzo, all'epoca inesistente) in modo da prevedere «clausole contrattuali estremamente svantaggiose per la pubblica amministrazione». Tutto avvenne poi in assenza di approfondimenti da parte della municipalizzata che, in sintesi, eluse il codice degli appalti senza effettuare verifiche al proprio interno: «Dall'analisi dei documenti acquisiti non si rileva alcuna attività istruttoria eseguita dall'Atac, nè ulteriori atti da cui scaturiscano motivazioni valide che giustificassero la deroga al codice degli appalti pubblici».


Curiosamente il fabbricato, teoricamente destinato a fungere da nuova sede degli uffici aziendali, sorge in una zona semiperiferica, Eur Castellaccio: «Non si comprende - scrive la polizia giudiziaria - e non si desume da nessun atto acquisito presso Atac per quale motivo costituisse "titolo di preferenza un'ubicazione ricompresa all'interno del quadrante Sud, Sud Ovest della città"». Se non il fatto che i Parnasi fin dal 2003 erano in possesso dei titoli per edificare in quell' area fino a 850mila metri quadri secondo un accordo compensativo con il Campidoglio. Un affare tagliato su misura del costruttore insomma che, pur ricorrente nelle carte dell'inchiesta, non è stato indagato.


In molti si piegano alle sue esigenze, mentre i manager delle banche che controllano il fondo Upside faticano a gestirlo. In una intercettazione, esemplificativa dei rapporti di forza fra costruttore e mondo bancario, è lo stesso amministratore delegato di Bnp Paribas Reim (indagato per truffa) a rivolgersi a Parnasi in una mail dal tono sorpreso: «Luca stiamo verificando ma francamente oggi mi sono occupato di un'ulteriore grana nei confronti della Provincia perché in un sopralluogo appena fatto non si riusciva ad accedere all'immobile. Io mi sforzo di aiutarvi anche nei confronti della banca perché voi mi dovete garantire un ordine ed una organizzazione nella gestione molto diversa dall'attuale». Pochi i funzionari pubblici dalla schiena dritta come Serafina Buarné che da segretario generale della Provincia denunciò la vicenda e collaborò agli approfondimenti della Corte dei Conti e come Fulvio Vento che, da manager Atac, sconsigliò l'operazione. La Buarné pagò un prezzo per la sua determinazione. Lo si ricava dal verbale nel quale riferisce l'ostracismo nei suoi confronti una volta affiorata la notizia dell'inchiesta contabile: «Tale clima di ostilità - dice- ormai è palpabile e lo riscontro dal fatto che non ho più aggiornamenti su questioni importanti fra cui la vicenda del fondo immobiliare». La Buarné non è la sola: Francesco Fresilli, dirigente della ragioneria della città metropolitana (ex Provincia), viene «sollecitato in modo pressante da Carta (Stefano Carta, oggi indagato per truffa, ndr)» perché dia l'assenso alla liquidazione di altre somme al fondo immobiliare.


Ilaria Sacchettoni

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La vicenda

Attorno all'acquisto
del palazzo della Provincia si è svolta un'inchiesta della Procura che si è conclusa con 13 iscritti per truffa. Nelle carte si ricostruisce l'origine del grande raggiro ai danni sia della Provincia che dell'Atac alla quale
fu venduta
una nuova
sede all'Eur


Foto:

Costruttore Luca Parnasi


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Il costruttore Luca Parnasi, al centro di diverse inchieste (foto Imagoeconomica)