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12/05/2020

Parisi: pensano solo agli immigrati e non al Covid-19

ItaliaOggi - ALESSANDRA RICCIARDI

Il peggio deve ancora venire. Dalla crisi sanitaria il Paese rischia di uscirne con le ossa rotte. Gli aiuti alle imprese? «Pannicelli caldi. Al governo litigano sul reddito di emergenza e la regolarizzazione degli immigrati mentre le imprese chiudono». Stefano Parisi, una carriera come politico e manager di grandi aziende, parte a testa bassa contro il governo per la gestione dell'emergenza post Covid-19: «Manca di una strategia». Con Ricostruire, il movimento che raccoglie una quarantina di esperti, punta a offrire un'alternativa per la ricostruzione: dal codice appalti, da smantellare, alla revisione della contabilizzazione delle perdite delle imprese: «Costa zero per lo Stato ed eviterebbe di chiudere il bilancio 2020 in perdita o addirittura di saltare per aria». Ricciardi a pag. 5 Il peggio deve ancora venire. Dalla crisi sanitaria il Paese rischia di uscirne con le ossa rotte». Gli aiuti alle imprese? «Pannicelli caldi. Al governo litigano sul reddito di emergenza e la regolarizzazione degli immigrati mentre le imprese chiudono». Stefano Parisi, una carriera poliedrica come politico e manager di grandi aziende, a cavallo tra pubblico e privato, storico city manager di Milano con Gabriele Albertini sindaco, parte a testa bassa contro il governo per la gestione dell'emergenza post Covid-19, «manca di una strategia». Con Ricostruire, il movimento che raccoglie una quarantina di esperti di vari settori, punta a offrire un'alternativa per la ricostruzione: dal codice appalti, «da smantellare», alla revisione della contabilizzazione delle perdite delle imprese: «Costa zero per lo stato ed eviterebbe di chiudere il bilancio 2020 in perdita o addirittura di saltare per aria». Domanda. In questi giorni arriverà il nuovo decreto del governo per il rilancio post emergenza sanitaria. Qual è stato fi nora l'atteggiamento verso le imprese? Risposta. Abbastanza ostile, frutto di una cultura antindustriale del Movimento 5stelle a cui questa sinistra è subalterna. Con il lockdown sono stati chiusi settori industriali che, con le dovute cautele, potevano continuare a produrre, penso al manifatturiero. Si è imboccata invece una strada che porta al disastro con grande leggerezza... Come dimenticare l'orgoglio con cui il ministro delle attività produttive ha comunicato che non avevano sentito Confi ndustria e che avevano deciso lo stesso di chiudere tutte le attività. Parlano con i sindacati, ma non con gli imprenditori. L'accento è tutto sulle politiche assistenziali, ignorando che per difendere il lavoro occorre difendere le imprese. D. Dopo il reddito di cittadinanza ora ci sarà il reddito di emergenza. R. Assurdo. Qui viaggiamo verso un defi cit-pil al 160%, la produzione che crolla del 50% e si continuano a disperdere risorse in mille rivoli. D. Il Pd ha proposito che i nuovi investimenti siano legati allo sviluppo della green economy. R. Ma che priorità è? Va tutelata innanzittutto l'industria e l'imprenditoria che c'è. Le imprese che hanno chiuso e non riapriranno, quelle che rischiano di chiudere a breve: sono queste le priorità. Ci si trastulla con gli oboli del reddito di emergenza, si litiga sulla regolarizzazione degli immigrati, mentre il settore produttivo del Paese muore, i fondi per le imprese sono pochi e arrivano tardi. Andando tra l'altro a costituire nuovo debito futuro. D. Che cosa propone? R. Con uno studio di alcuni docenti dell'Università di Padova, come Ricostruire abbiamo elaborato una proposta semplice: chi ha chiuso in questi mesi ha continuato a sostenere costi fi ssi, dalle spese per il personale al costo delle licenze, agli affi tti dei locali. Ha avuto uscite certe e zero entrate. Questa è un'impresa che rischia di saltare. Si può prevedere che a fronte della contrazione dei ricavi i costi siano capitalizzati e portati nel patrimonio, come se fossero stati un investimento di lungo periodo, così da salvare il conto economico del 2020. D. Quanto costerebbe allo stato? R. Zero. È un'operazione contabile che non costa alle casse pubbliche ed eviterebbe alle imprese di dover chiudere i bilanci 2020 in passivo o addirittura di saltare per aria. D. Il governo è pronto a mettere a disposizione con il decreto di rilancio 10 miliardi di euro per indennizzare a fondo perduto le imprese fi no al 20% della differenza di fatturato tra quest'anno e lo scorso. Siamo sulla buona strada? R. È giusta ma è poco, non cambia la vita delle imprese, e tra l'altro solo quelle con un fatturato fi no a 5 milioni, risarcendo a fondo perduto il 20% dei ricavi mancati. Bisogna reagire in modo massiccio. Questa è una crisi simmetrica che colpisce tutti i paesi europei: se la Germania investe mille miliardi noi non possiamo cavarcela con qualche decina di miliardi. Sono pannicelli caldi. D. Noi nella crisi ci siamo entrati con conti e un debito pubblico molto diversi rispetto alla Germania. R. È vero. Ma oggi ogni euro che spendiamo deve produrre ricchezza, questo deve essere l'imperativo, deve creare sviluppo altrimenti usciamo dal Covid con le ossa rotte. D. Facendo più debito? R. No, innanzitutto togliendo risorse alle cose inutili: via Quota 100, via il reddito di cittadinanza. Rilanciare gli investimenti e proteggere le imprese. Così si crea lavoro, si combatte la disoccupazione e si disinnesca la bomba sociale che rischia di esplodere in autunno quando ci saranno i primi numeri veri del disastro che è questa epidemia. Il peggio deve ancora venire. D. Per le imprese tra i 5 e 50 milioni di fatturato, l'ipotesi allo studio del governo prevede la partecipazione dello stato. Torniamo allo stato imprenditore? R. Sarebbe gravissimo, la fi ne del nostro sistema industriale. Purtroppo invece l'idea della statalizzazione dell'impresa è nel dna del Pd e del Movimento5stelle. Non hanno la visione di come siamo messi come Paese e di cosa serve. Non certo lo Stato imprenditore. D. E qual è? R. L'assenza di una strategia, questa crisi è capitata nel momento in cui la leadership politica e la classe dirigente del paese è ai livelli minimi degli ultimi due decenni. Faccio io una domanda, posso? D. Prego. R. Ci sono 37 miliardi di fondi europei pronti per fi nanziare investimenti nel sistema sanitario. Il governo ha detto come intende spenderli, quali sono le priorità? Io non l'ho sentito. Altro punto: è ormai evidente che serve per la Fase 2 un protocollo di sicurezza per isolare subito nuovi eventuali focolai di contagio, ma manca una strategia. D. C'è un ampio movimento, che parte dall'appello di Lettera 150, per tamponi diffusi e test sierologici per proteggere la popolazione attiva che torna al lavoro e isolare subito i contagi, cosa ne pensa? R. Condivido appieno. Anzi, perché non fare test a tutti i docenti, e a tutto il personale, in vista del nuovo anno scolastico? Così da capire chi può tornare a insegnare in tranquillità? Noi lo abbiamo proposto alla task force del ministro dell'istruzione Azzolina, presieduta da Patrizio Bianchi. D. Ha avuto risposta? R. Nulla per ora. D. Per il dopo, le imprese hanno riacceso il faro sulla sburocratizzare gli appalti e in genere la semplificazione. Dossier vecchi di decenni. R. Sono priorità reali. Spero che questa crisi sia l'occasione per eliminare i problemi storici del sistema Italia: ridurre drasticamente la burocrazia, abolire il codice appalti, eliminare il reato di abuso di uffi cio, che è un incentivo per i dirigenti pubblici a non risolvere i problemi e a lasciare le pratiche nei cassetti, abbassare la tasse alle imprese. C'è una ricostruzione vera da fare, e sarà diffi cile. Occorre dare fi ducia agli italiani e consentire loro di lavorare. © Riproduzione riservata
Parisi, una carriera poliedrica come politico e manager di grandi aziende, a cavallo tra pubblico e privato, storico city manager di Milano con Gabriele Albertini sindaco, a testa bassa contro il governo che per la gestione dell'emergenza post Covid-19 usa soltanto parole in quantità industriali
Con Ricostruire, il movimento che raccoglie una quarantina di esperti, punta a offrire un'alternativa per la ricostruzione: dal codice appalti, da smantellare, alla revisione della contabilizzazione delle perdite delle imprese: costa zero per lo stato ed eviterebbe di chiudere il bilancio 2020 in perdita o di saltare per aria

Foto: Stefano Parisi