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24/04/2021

Paolo Baroni / ROMASi profila un doppio passaggio …

Messaggero Veneto - Paolo Baroni

Paolo Baroni / ROMASi profila un doppio passaggio al tavolo del Consiglio dei ministri, oggi (o al più tardi domani) e poi la prossima settimana, dopo che il premier lunedì e martedì avrà illustrato il «Pnrr» al Parlamento in modo da raccoglierne i suggerimenti. Ma di fatto il «piano Draghi» è pronto. L'ultima bozza del Recovery plan o Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che dovrebbe finalmente segnare un «cambio di passo» nella crescita del Paese mettendo sul piatto 221,5 miliardi di euro, è stata esaminata ieri dal presidente del Consiglio nel corso di un incontro coi ministri più direttamente interessati al dossier ed i capidelegazione di maggioranza. Di fatto un preconsiglio politico, svoltosi in un «clima positivo» nonostante le fibrillazioni del giorno prima, nel corso del quale alcuni partiti non hanno però fatto mancare le loro osservazioni. A cominciare dai 5 Stelle, che hanno chiesto altri dettagli oltre alle 15 slides e alle tabelle presentate dal Mef e dal Pd, che chiede «attenzione alle clausole per l'occupazione delle donne e dei giovani, al Mezzogiorno, la garanzia sulla sicurezza per il cloud dei dati pubblici» sollecitando poi «un chiarimento sulla strategia per la rete unica». Mentre Forza Italia definisce «cruciali» famiglia, Sud e grandi opere e riforma della Pa, dalla Lega arriva invece l'ok di Salvini «soddisfatto» per i suoi tanti progetti accolti nel piano. Il nodo della governanceA tutte le forze di maggioranza adesso preme definire la governance «politica», che verosimilmente sarà oggetto di un decreto ad hoc atteso per inizio maggio, posto che sul fronte operativo è stato chiarito che a ministeri ed enti territoriali competono «la realizzazione di investimenti e riforme entro i tempi concordati», mentre il controllo sugli investimenti, la loro rendicontazione ed il rapporto con la Commissione europea spettano al ministero dell'Economia. Alle forze di maggioranza, in particolare, non sta bene che nella cabina di regia a fianco di Draghi siedano solamente i ministri tecnici ed il responsabile della Salute e per questo chiedono di avere voce in capitolo.I progetti e i fondiAl di là di queste dispute resta confermata l'intenzione di presentare il piano a Bruxelles tassativamente entro la scadenza di fine mese. Confermate pure le sei missioni già individuate dal precedente governo suddivise in 16 componenti e articolate in 39 assi di sviluppo anziché 48. In tutto il «piano Draghi» conta 135 progetti di investimento per un ammontare complessivo di 191,5 miliardi tra interventi già in essere (53 miliardi) e risorse aggiuntive (138,5 miliardi). A questo importo vanno poi aggiunti i 30,04 miliardi dell'extra fondo relativo al programma complementare al Pnrr appena finanziato con l'ultimo scostamento di bilancio previsto dal Def. Giusto ieri il Documento di economia e finanza ha ottenuto il via libera dal Parlamento (492 sì ed un astenuto alla Camera, 212 sì, 30 no e 2 astenuti al Senato). Ed è da questo capitolo parallelo che verranno attinti anche gli 8,25 miliardi da destinare al Superbonus del 110%. Tema che sta molto a cuore al Parlamento, che con le risoluzioni di maggioranza ha ribadito la richiesta di proroga a tutto il 2023; ma anche a Confindustria, che giusto ieri ha lanciato l'allarme definendo «un gravissimo errore» l'eventualità che i fondi venissero tagliati. Di certo a sparire dal Pnrr sono i 5 miliardi destinati al cashback: questa misura resterà comunque in vigore ma con diverse modifiche. Tre punti in più di PilL'obiettivo del governo, secondo le stime del Mef, è quello di ottenere 3 punti di crescita in più entro il 2026 e 1,4 punti di crescita media in più nel 2022-26 rispetto al 2015-19, incrementando la produttività attraverso innovazione, digitalizzazione, investimenti in capitale umano, combinando riforme e investimenti.Due, in particolare, le riforme strutturali che accompagneranno il Recovery plan nazionale. La prima riguarda la Pubblica amministrazione che dovrà recuperare efficienza, introducendo una buona dose di investimenti nel campo della digitalizzazione, avviare il ricambio generazionale e di competenze, e semplificare le procedure. La seconda è quella della Giustizia, campo in cui si prevedono sia interventi sul fronte della digitalizzazione e della riorganizzazione ed una revisione del quadro normativo e procedurale, con l'aumento del ricorso a procedure di mediazione ed interventi di semplificazione sui diversi gradi di giudizio in modo da ridurre durata dei processi. Ci sono poi altri interventi destinati a garantire l'attuazione ed il massimo impatto degli investimenti, come gli interventi sul Codice degli appalti e le semplificazioni su permessi ed autorizzazioni, e altre riforme settoriali specifiche che servono ad aumentare l'efficienza e a rafforzare la gestione degli interventi come nuove regole per la produzione di rinnovabili, interventi sul contratto di programma delle Ferrovie, la riforma del sistema della proprietà industriale, quella della formazione obbligatoria per la scuola, le politiche attive del lavoro e la riforma della medicina territoriale. Senza queste, infatti, il Pnrr rischia di non raggiungere l'obiettivo che si è dato il governo che di qui al 2026 punta ad affrontare in modo strutturato le tante debolezze del Paese ed in particolare tre problemi di fondo che ci affliggono: disuguaglianza di genere, inclusione giovanile e divari territoriali. --© RIPRODUZIONE RISERVATA