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11/01/2020

Pantano, spariscono le condanne per Ascierto anche un’assoluzione

Corriere del Veneto

L'Appello
Raffica di prescrizioni. L'ex deputato: per me si chiudono 8 anni di ansia
«Sono stati otto anni di ansia che nessuno mi restituirà». Filippo Ascierto, l'ex parlamentare di Alleanza Nazionale, ora in Fratelli d'Italia, ed ex carabiniere commenta così la sentenza di secondo grado del processo «Pantano», che ha quasi del tutto azzerato gli oltre diciotto anni di pena inflitti a 10 imputati per una lunga serie di reati come turbativa d'asta, corruzione, falso ideologico, truffa e altro. Il tutto avvenuto tra il 2010 e il 2013. Ascierto era imputato di truffa aggravata, per un presunto «sovrapprezzo» di 2.000 euro messo in conto al Comune di Padova per alcune transenne usate in occasione di una manifestazione in via Anelli: reato prescritto. Lo era anche per una malversazione di 15 mila euro, denaro sottratto alla sua associazione e destinato a spese personali (la costruzione della sua abitazione), reato per cui è stato assolto. «Ho avuto sempre dalla mia parte il mio amico Marco Carrai (ex assessore comunale alla Sicurezza) e la piena solidarietà di Giorgia Meloni. Altri del mio partito - afferma Ascierto - qui a Padova hanno solo sparso veleno sul mio conto. Anche l'Arma mi ha totalmente escluso, pur essendo l'unico maresciallo dei carabinieri eletto in Parlamento. Non mi hanno mai invitato ad alcuna ricorrenza. Ora non esigo scuse ma rispetto». Non solo Ascierto, anche gli altri imputati sono stati in parte assolti, in parte «graziati» dalla prescrizione. È il caso di Aldo Luciano Marcon, ex direttore dell'Ater di Venezia e Padova accusato di aver ottenuto favori da piccoli impresari in cambio di appalti: uscito indenne in secondo grado. Invece per l'ex funzionario della Provincia di Padova, Nazario Borina, gli atti sono stati rimandati in procura per rideterminare il reato. L'unico condannato dalla prima sezione penale della Corte d'Appello di Venezia (presidente il giudice Francesco Giuliano) è il tenente colonnello dell'esercito Roberto Lasalvia che in primo grado aveva preso 3 anni e cinque mesi, pena ridotta a un anno e sei mesi. Anche lui era accusato di aver ottenuto favori personali da impresari che in cambio si sarebbero assicurati appalti di manutenzione per gli immobili dell'esercito. Le indagini erano state condotte dai carabinieri di Padova a partire dal 2009: dapprima sull'Arpav (inchiesta che ha poi portato alla condanna dell'ex carabiniere Franco Cappadona) e poi su altri enti pubblici. «Potrei rinunciare alla prescrizione e accertare la mia completa innocenza - chiude Ascierto - ne parlerò con il mio legale Matteo Cavatton». Ma per una serie di complessi cavilli giuridici questa opzione per lui non sarebbe più praticabile. Roberta Polese

La vicenda

● Il processo Pantano è nato da un'indagine dei carabinieri su giri di favori tra impresari e dirigenti in enti pubblici ● Il processo in primo grado si era concluso con oltre 18 anni di condanne a dieci imputati ● Figure centrali dell'inchiesta, Aldo Luciano Marcon, ex direttore Ater, e Roberto Lasalvia, colonnello dell'esercito

Foto: Ex deputato Filippo Ascierto