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29/07/2018

Palazzo Centi: Ruffini prosciolto «Ma quanta amarezza addosso»

Il Messaggero

TRIBUNALE
«È stato proprio un brutto periodo: i miei figli venivano additati e mia moglie faceva fatica a fare la spesa nel supermercato». Dal quel giorno di inizio 2017, quando i Carabinieri del Noe fecero irruzione nel suo appartamento di Giulianova per trovare documenti «che poi non avrebbero trovato e mai li avrebbero potuti trovare», la vita di Claudio Ruffini, 65 anni, ex presidente della Provincia, ed ex sindaco di Giulianova e Mosciano, è stata letteralmente stravolta. Fino a pochi giorni fa, quando c'è stata la richiesta di archiviazione da parte del Pm Fabio Picuti avanzata nei suoi confronti per la vicenda di Palazzo Centi. «Le indagini prosegue Ruiffini - hanno dimostrato che non vi sono stati episodi di corruzione, né interferenze nella gara d'appalto». Si dice soddisfatto ma resta il dolore personale che pesa come un macigno e che ha cambiato un uomo. Tanto che per cominciare dovette rinunciare da subito al suo ultimo incarico di responsabile della segreteria del presidente D'Alfonso (anche lui raggiunto dall'archiviazione) e darsi prepensionato «tra giardinaggio, bollette da pagare e programmi tv pomeridiani». «In tanti anni di vita politica ed amministrativa, mai ero stato indagato per corruzione e turbativa di una gara d'appalto. La mia trentennale esperienza nelle istituzioni è stata contraddistinta dalla rigorosa osservanza delle regole e servizio alla collettività. La messa in discussione di questi principi morali, che hanno sempre guidato il mio agire politico, hanno pesato ingiustamente sulla mia immagine di uomo pubblico». Nato all'ombra del Pci, fino all'ultimo periodo del renzismo, Ruffini si dice scottato dalla politica: la fa risalire al 2014 quando non si ricandidò come consigliere regionale (al suo posto doveva esserci l'attuale sindaco Mastromauro). Prima di quella data spartiacque poteva considerarsi soddisfatto della vita politica: «Ora ci sono troppi personalismi, non si è più al servizio dei cittadini; resta solo una forte demagogia e tanta cura della propria immagine mediatica, sui social e su altro, piuttosto è una questione di far vedere che uno fa, piuttosto che fare realmente». La richiesta di archiviazione gli restituisce serenità: «L'accertamento della verità mi rincuora. Nel leggere le poche righe con le quali il Pm, demolendo il colossale processo, dichiara che non emerge alcun coinvolgimento o interessamento illecito della mia persona nella gara d'appalto, ma che si trattava di doverosi interessamenti derivanti dai compiti di ufficio di sorveglianza e di propulsione dell'azione amministrativa, così si riabilita pienamente la mia figura di persona onesta».
Maurizio Di Biagio
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