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21/01/2019

Palazzetto dello sport, Comune condannato

Il Messaggero

VEROLI
Non c'è pace per il PalaCoccia di Veroli per il quale era stata bandita una gara d'appalto per la «Ristrutturazione ed adeguamento del Palazzo dello Sport, Spettacolo cultura e tempo libero». Lavori per 300 mila euro.
Ebbene, a seguito del ricorso della società Amato Costruzioni» il Tar ha condannato sia il Comune che l'Amministrazione Provinciale a restituire il 10% dell'importo dell'appalto stesso.
LA STORIA
La «Amato Costruzioni s.r.l» aveva partecipato alla procedura indetta dal Comune di Veroli per l'affidamento dei lavori in qualità di Stazione unica appaltante, ma poi era stata esclusa dalla procedura aperta, per assenza dei preventivi rispetto a quanto disposto dal disciplinare.
LE DUE DITTE ESCLUSE
In verità era stata proprio la Stazione unica appaltante a comunicare che la gara relativa ai lavori al Palazzetto dello Sport era andata deserta poichè «le due ditte partecipanti erano state escluse».
Essendo nel pieno dell'estate, e con lurgenza di trovarsi pronti all'inizio del nuovo campionato, il Comune diede allora incarico di redigere stralci del progetto, relativamente alle sole forniture e solo ai lavori necessari per disputare il campionato ormai imminente. Così, a metà agosto, il Comune convoca nove ditte e il 23 agosto, dopo aver esaminato i preventivi, il Comune aggiudicò l'esecuzione dei lavori.
Ma questo comportamento non andò giù alla «Amato Costruzioni» che, come detto, ha presentato ricorso al Tar.
Il motivo? Semplice. La commissione di gara, correttamente operando, aveva ammesso l'offerta economica della «Amato Costruzioni» che aveva debitamente allegato il modello analisi-prezzi nelle forme previste dalla legge.
«Alla luce di quanto sopra esposto - spiega il Tar - , non è dato comprendersi come nel successivo segmento procedimentale, finalizzato a verificare l'anomalia dell'offerta presentata dall'unica candidata rimasta in gara, sia stata comminata l'esclusione della ricorrente (la «Amato Costruzioni», appunto) che aveva allegato tutti i documenti esplicativi dell'offerta, implicitamente già presenti nell'importo offerto».
Dunque, per il Tar c'è stato un eccesso di potere, da parte del Comune, per difetto di istruttoria, illogicità manifeste e difetto di motivazione.