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23/03/2021

«Palazzesi in carcere senza motivo»

QN - La Nazione

GROSSETO Quella detenzione è stata ingiusta. E adesso lo Stato dovrà risarcirlo. E' stata la seconda sezione penale della Corte di Appello di Firenze a pronunciare un'ordinanza con cui ha riconosciuto che la detenzione subita da Massimiliano Palazzesi, il 6 agosto 2009, nell'ambito del procedimento penale definito «Amici Miei», era ingiusta, condannando lo Stato italiano a risarcirlo per la ingiustificata privazione di libertà. Nell'agosto 2009, il Gip del Tribunale di Grosseto, su richiesta della Procura, aveva emanato un'ordinanza con cui applicava una serie di misure cautelari ipotizzando corruzioni varie e il reato di associazione per delinquere finalizzato alla commissione di reati di falso, corruzione, truffa e turbativa di asta a carico di diverse persone. Palazzesi aveva subito la custodia cautelare in carcere per il reato di corruzione, in quanto la Procura ipotizzava che in cambio di lavori effettuati nell'abitazione del sindaco del Comune di Campagnatico, in qualità di titolare della impresa edile Perna, avesse ottenuto in via preferenziale affidamenti di lavori pubblici in violazione della normativa sugli appalti. Il Gip di Grosseto, nel provvedimento applicativo della custodia cautelare, aveva anche vietato al Palazzesi di poter interloquire, prima dell'interrogatorio di garanzia, con i propri difensori. «Palazzesi - afferma il suo legale, Riccardo Lottini che con Luca Di Paola lo ha difeso nella seconda parte del procedimento per ingiusta detenzione - era stato alcuni giorni in carcere, in isolamento, rinchiuso in una stanzetta di pochi metri quadrati. Palazzesi non ha mai avuto grazia, come sarebbe stato suo diritto, di subire un processo che accertasse compiutamente la vicenda, consentendo allo stesso di poter introdurre tutte le prove a suo discarico». Palazzesi ha rinunciato quindi alla prescrizione, come aveva richiesto il pm Ciavattini (che aveva sostituito Stefano Pizza) e dunque la sua posizione è stata rivalutata e chiusa nel merito. La Procura non ha ritenuto di attivare il processo, ma ha presentato una seconda richiesta di archiviazione, in questo caso, «perché gli elementi non erano in grado di poter sostenere un'accusa in giudizio». Il Gip ha accolto la richiesta di archiviazione ed il procedimento a carico del Palazzesi è così terminato con un nulla di fatto. «La Corte di Appello ha dato ragione al Palazzesi - chiude Lottini - mettendo in evidenza l'assoluta correttezza del suo comportamento. Per i lavori effettuati al sindaco, aveva emesso regolare fattura e contabilizzato in bilancio il credito. Quindi il credito vantato risultava da documentazione societaria facilmente accessibile 'difficilmente compatibile con un occulto accordo corruttivo'». Matteo Alfieri