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26/05/2020

Paladini e pupari

Giornale di Sicilia

Marco Romano segue dalla prima pagina invece eccoci ancora qua. A mescolare e contaminare il 23 maggio e il ricordo di Giovanni Falcone con la crudezza delle operazioni giudiziarie contro corruttori e corrotti. In cui - per l ' ennesima desolante volta - quelli per anni ammirati e osannati come paladini della legalità vengono repentinamente derubricati a pupari dell ' immoralità. Dalle denunce, dalle inchieste, dalle intercettazioni, dagli arresti. Ci saranno i dibattimenti d ' aula, i processi e le sentenze a chiudere il cerchio e fino ad allora la presunzione d ' i n n o ce n z a rimane inattaccabile architrave. E però il quadro che esce dai faldoni giudiziari da cui scaturiscono i nomi e le azioni di arrestati e indagati non aiuta certo a scalfire il pregiudizio collettivo contro la cosa pubblica troppo spesso gestita a mero vantaggio di affaristi e manipolatori, in totale spregio della moralità e della limpidezza che invece spesso ne accompagnano l ' immagine pubblica ufficiale. A ciò si aggiungono anche le spericolate acrobazie di una politica capace spesso di additare il fango che macchia le suole altrui, senza accorgersi di quello che si è già incrostato all ' altezza delle proprie ginocchia. E in queste ore di capriole e giravolte ne stiamo registrando in discreta quantità. Inutile girarci attorno: Candela era la star della legalità e della lotta al malaffare nell ' era crocettiana del centrosinistra - Pd in testa - alla guida della Regione. Oggi dal centrosinistra Pd in testa - s ' alzano gli strali e le accuse contro Musumeci e il suo governo di centrodestra che Candela, dopo averlo accantonato, lo ha riesumato (e chissà poi perchè) fino a consegnargli la cabina di regia dell ' anti Covid. Ben prima peraltro che gli agenti della Guardia di finanza si presentassero alla sua porta. E Damiani, poi: Musumeci lo porta al vertice dell ' Asp di Trapani, è vero. Ma col precedente governo era lui il gran visir della Centrale unica degli appalti, la stanza dei bottoni in cui si gestivano (e a quanto pare pilotavano) gare e bandi a parecchi zeri, voluto lì da Crocetta, dopo che lo stesso Crocetta gli aveva consegnato in precedenza il Ciapi, l ' ente di formazione macchiato dal cosiddetto «sistema Giacchetto». Insomma, personaggi che attraversano più stagioni politiche, ammantati dall ' aura - u n ive r s a l m e n t e riconosciuta e mediat icamente acclarata - dell ' i n t e ge r r i m a morale. E però in politica si fa così: giocare d ' ant icipo, att accando l ' avversario per evitare di difendersi e intanto manovrando un repentino proprio riposizionamento carico di distinguo, credibili quanto un gol di testa di Zoff su calcio d ' angolo. Per dirla con un siciliano doc come Giovanni Verg,a in un ' opera siciliana per eccellenza come i Malavoglia, «Ad albero caduto, accetta accetta!» . E in politica è facile. Facilissimo. Intendiamoci, però: non sono vizi esclusivi. Certa magistratura d ' altra parte non è che faccia guadagnare ulteriore lustro alla categoria. Del caso Saguto attendiamo la sentenza. Del caso Palamara vengono fuori in queste ore eloquenti intercettazioni, in cui il magistrato sospeso dal Csm (indagato per cosa, se non per corruzione?) dice che l ' allora ministro Salvini aveva ragione nella sua politica contro i migranti, ma andava comunque attaccato. Di teoremi complottisti e persecutori maturati in non poche stanze di non pochi palazzi di giustizia sono del resto cariche le c ro n a c h e . Di chi fidarsi, allora? Di (tutti) i paladini della legalità-pupari dell ' immoralità no; di (tutti) i politici no; di (tutti) i magistrati no. La corruzione, in fondo, è come il Coronavirus: viaggia orizzontale, sconosce censo e categorie, colpisce chi è più permeabile al contagio. La prima - una volta scoperta - ci consente di fare cadere prima o poi i veli dietro cui si costruiscono personalità e carriere (politiche, giudiziarie, manageriali). Il secondo invece ci sta «costringendo» a un 23 maggio mondato dal rito delle passerelle presenzialiste ma non per questo - semmai il contrario - ridimensionato nel valore etico e morale. È una delle pochissime cose di cui non ci lamenteremo quando - speriamo presto questa maledetta pandemia sarà solo un ricordo. Parliamo del Covid, ovviamente. Che della pandemia corruzione chissà se e quando mai ci riusciremo davvero a liberare. © RIPRODUZIONE R I S E RVATA

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a corruzione, in fondo, è come il Coronavirus: viaggia oriz zontale, sconosce censo e categorie, colpisce chi è più permeabile al contagio