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03/10/2019

«PalaCingolani, il Coni ha imposto tempi ristretti»

QN - Il Resto del Carlino

IL CASO CANTIERE FERMO, FIORDOMO: INCONTRO POSITIVO CON LA TERZA DITTA, LA RISPOSTA A GIORNI
NON ERA mai capitato che un appalto per un lavoro pubblico di oltre un milione di euro, come quello per l'ampliamento del palazzetto dello sport di Recanati fino a 2mila posti, con la realizzazione di due tribune, subisse per ben due volte uno stop perché ben due ditte hanno rinunciato. Ora si confida che la terza ditta non prenda la fuga. Ma perché ciò è avvenuto? A cosa è dovuto? Prova a dare una spiegazione l'assessore ai lavori pubblici ed ex sindaco, Francesco Fiordomo (nella foto). «Purtroppo fra i tanti cantieri che sono andati a buon fine, circa una trentina, su due abbiamo avuto problemi». Parliamo, appunto, dell'ampliamento del PalaCingolani che ha costretto anche quest'anno la squadra recanatese, che milita nella Serie C Silver, ad andare a giocare al PalaBaldinelli di Osimo e di quello per la realizzazione dei nuovi loculi cimiteriali. «Per quest'ultimo oggi per fortuna possiamo già parlare al passato - dice Fiordomo -, perché adesso finalmente i loculi sono pronti e si sta procedendo all'assegnazione. Per il palazzetto, invece, siamo al punto di partenza. «Bisognerà capire ora se la terza ditta accetterà lo stesso ribasso d'asta della prima, perché questa è la regola del codice d'appalto. Sembra che il primo incontro sia stato positivo e fra qualche giorno avremo la risposta e speriamo che questo cantiere possa ripartire». La procedura, spiega l'assessore, è seguita dalla struttura tecnica comunale su indicazioni del Coni «che si è tenuto il progetto per mesi e mesi, lo ha limitato e corretto e su alcune cose noi non eravamo neanche d'accordo e poi al momento della gara d'appalto ha voluto affrettare i tempi». Proprio questo sembrerebbe uno dei motivi per cui ben due ditte hanno rinunciato all'appalto: i tempi ristretti imposti per la realizzazione dell'opera e, oltre a questo, prescrizioni del progetto un po' troppo restrittive a cui si aggiunge un notevole ribasso d'asta che ha ridotto i margini di guadagno per chi ci lavora. «Il Coni ha imposto questi tempi - spiega Fiordomo -, molto probabilmente perché i fondi risparmiati con il ribasso d'asta li utilizzerà per altri interventi. Per l'esperienza maturata in questi anni posso immaginare che siano questi i problemi riscontrati dalle ditte. Se i tempi di gara si prolungano è anche probabile che la ditta trovi, nel frattempo, un nuovo appalto più vantaggioso, magari anche con prestazioni di servizi che sono più remunerative e quindi rinunci a quello già vinto, come nel nostro caso». Asterio Tubaldi