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07/02/2020

«Paghiamo una tassa occulta del 30 per cento»

La Prealpina

C o n f c o m m e rc i o chiede subito una riforma o salta il sistema
ROMA - Buoni pasto a rischio estinzione. Gli esercenti sono sul piede di guerra a causa di commissioni ritenute insostenibili per offrire questo servizio a circa 3 milioni di lavoratori, di cui un milione di dipendenti pubblici. L ' attuale sistema dei buoni pasto genera «una tassa occulta del 30% sul valore di ogni buono pasto a carico degli esercenti» per cui «tra commissioni alle società emettitrici e oneri finanziari, i bar, ristoranti, supermercati e centri commerciali perdono 3mila euro ogni 10mila euro di buoni pasto incassati che accettano», denunciano le associazioni di categoria che rappresentano le imprese della distribuzione e della ristorazione in Italia: Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, Ancc Coop, Confesercenti, Fida e Ancd Conad che per la prima volta si sono riunite in un tavolo di lavoro congiunto nella sede di Confcommercio. «Un esercente vende prodotti e servizi per un valore di 8 euro ma ne incassa 6,18», precisano, per cui accettare i ticket «è ormai una perdita». Una situazione che «è l ' effet to delle gare bandite da Consip per la fornitura del servizio alla pubblica amministrazione, che hanno ormai spinto le commissioni al di sopra del 20%», lamentano gli esercenti per i quali questo sistema è ormai al «collasso» e richiede subito una inversione di rotta. «Siamo arrivati ad un punto limite di sopportazione», affermano, dicendosi quindi «pronti a smettere di prendere i buoni pasto» senza una riforma, che dovrà arrivare «entro l ' autunno» e avere come punto di partenza «la revisione del codice degli appalti nella pubblica amministrazione». Per raggiungere l ' obiettivo le associazioni hanno già avviato alcune azioni: oggi hanno scritto al Ministro dello Sviluppo Economico e a quello del Lavoro «chiedendo di rivedere l ' intero sistema con l ' obiet tivo di garantire il rispetto del valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera» e adesso attendono una convocazione dal governo per far partire la discussione. Hanno anche incominciato ad informare le persone che frequentano i loro punti vendita «perchè alla fine chi potrebbe rimetterci seriamente in questa vicenda sono i consumatori». Inoltre hanno fatto causa alla Consip per aver «sottovalutato» le difficoltà finanziarie di Qui!Group, società leader nella fornitura di buoni pasto alla pubblica amministrazione, andata in bancarotta e con circa 200 milioni di debiti . © RIPRODUZIONE RISERVATA