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10/09/2018

Pagamenti, lo Stato frena ancora la sanità alza un muro sul factoring

La Repubblica - Affari Finanza - Angelo Lupoli

L'ULTIMO ORDINE È ARRIVATO DALLA ASL DI CATANZARO: "TUTTE LE CESSIONI DI CREDITO DEVONO ESSERE RIFIUTATE" NESSUNA POSSIBILITÀ, QUINDI, PER I FORNITORI DI TRASFERIRE A TERZI LE SOMME ATTESE, MAGARI DA MESI
L'ultimo ordine è arrivato dall'Azienda sanitaria di Catanzaro: «Tutte le cessioni di credito devono essere rifiutate». Nessuna possibilità, quindi, per i fornitori di trasferire a terzi le somme attese, magari da mesi, dalla pubblica amministrazione. E nessuna speranza di trasformare in tempi brevi una fattura non onorata in liquidità sempre preziosa per le imprese. Il caso calabrese non è isolato: il rifiuto è arrivato anche dalla Asl Napoli 1, dagli Spedali Civili di Brescia, dall'Agenzia della Tutela della Salute di Pavia, dall'Azienda Ospedaliera di Perugia. L'elenco è lungo e concentrato nella sanità, che da sola rappresenta un terzo dei debiti che lo Stato ha verso i privati. Una linea di comportamento apparentemente inspiegabile che danneggia le aziende e non dà alcun vantaggio agli enti pagatori. E soprattutto una decisione che va in netto contrasto con i tentativi del governo di saldare i suoi debiti in tempi più stretti, come dimostra la decisione del vicepremier Luigi Di Maio di affidare a Sergio Bramini, l'imprenditore "fallito per colpa dello Stato" (la definizione è sua), il ruolo di consulente ministeriale con il compito di studiare interventi normativi che semplifichino i rapporti tra imprenditori e amministrazione statale. Quando paga lo Stato Che lo Stato sia un cattivo pagatore è noto: in Italia in media ci vogliono 104 giorni per ottenere il pagamento di un committente pubblico contro i 40 giorni della media Europea. In Gran Bretagna e Germania sono necessari meno di 30 giorni e persino Grecia e Portogallo sono più veloci restando sotto i 100 giorni. E la situazione è tornata a peggiorare dopo la riduzione dei tempi ottenuta tra il 2010 e il 2016 quando si era passati da un'attesa di circa sei mesi a tre tanto da indurre la Commissione europea a deferire a fine 2017 l'Italia alla Corte di Giustizia Europea «a causa del sistematico ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali, in violazione delle norme Ue in materia di pagamenti». La direttiva Ue 7/2011 infatti fissa un tetto di 30 giorni, elevabile a 60 per il settore sanitario, sistematicamente disatteso dal nostro Paese da sempre in difficoltà nel soddisfare i suoi fornitori. Lo stock dei debiti commerciali della pubblica amministrazione, secondo le stime della Banca d'Italia, nel 2017 ammontava a 57 miliardi di cui circa 20 a carico dei fornitori del servizio sanitario nazionale. Cifre enormi che spesso restano incagliate non sempre per mancanza di copertura ma per comportamenti immotivati delle strutture burocratiche. Il rifiuto della cessione del credito sta complicando ulteriormente i rapporti tra imprese e enti pubblici tanto da far scendere in campo l'Assifact, l'associazione per il factoring, che ha più volte denunciato il comportamento delle amministrazioni, a iniziare dalle aziende sanitarie. «Il rifiuto non è motivato - spiegano all'associazione delle imprese di factoring - non siamo l'ultimo soggetto di recupero crediti, abbiamo 60 anni di storia e siamo vigilate dalla Banca d'Italia. Quindi le Asl non subiscono nessun danno, non c'è nocumento per l'interlocutore». Perché si dice no Allora perché arriva il rifiuto e da cosa è motivato? Le Asl, ma anche molti altri soggetti pubblici, finora hanno giustificato il no trovando le ragioni in un regio decreto del 1923, il 2440, e nel Codice degli appalti. All'inizio del secolo scorso si riteneva che un credito vantato preservava il patrimonio del fornitore e che la cessione rappresentasse un depauperamento. Ora non è più così: nell'attuale contesto economico, fa notare l'Assifact, «è proprio la corretta gestione e pianificazione dei flussi finanziari, realizzabile anche con il ricorso allo strumento del factoring, che consente alle imprese fornitrici di non essere vulnerabili a tensioni finanziarie e di non essere in balia delle viscosità burocratiche e delle carenze di liquidità della pubblica amministrazione che causano le lungaggini e le incertezze nei tempi di pagamento». Insomma la cessione del credito salvaguarda l'azienda e non la danneggia. Il Codice degli Appalti permette il rifiuto, ma ci devono essere delle motivazioni come ad esempio il non corretto adempimento del contratto da parte del fornitore, l'inesistenza del credito, l'eventuale presenza di un'altra cessione del medesimo credito. «Non è possibile un rifiuto generico e non supportato da una ragione specifica», sottolineano all'Assifact, «per la pubblica amministrazione cambia solo l'interlocutore, si passa dal fornitore a una banca o una società finanziaria». Le aziende sanitarie in primis sono arrivate a giustificare il diniego anche con le complesse procedure che devono essere seguite per il passaggio del credito. E nel caso di Catanzaro i funzionari ritenuti responsabili di aver permesso la cessione del credito sono stati minacciati di azione di responsabilità. Naturalmente questa situazione genera confusione e alimenta il contenzioso: l'Aiop, l'associazione italiana dell'Ospedalità privata, ha inviato una diffida alla Asl di Napoli sostenendo l'illegittimità del rifiuto di un servizio previsto e disciplinato dalla legge ma senza esito. Chi teme il factoring «Da tempo si cerca di ridurre "la vasca" del debito della pubblica amministrazione verso i fornitori - spiegano all'associazione delle imprese di factoring - i governi da Monti a Renzi hanno lavorato in questo senso e anche la normativa è stata adeguata». Non solo, anche le procedure sono state innovate come dimostrano, ad esempio, la creazione della piattaforma per la certificazione dei crediti o l'introduzione della fattura elettronica obbligatoria per le transazioni con la pubblica amministrazione. Allora perché tanto accanimento nel rifiutare la cessione del credito? Nessuna amministrazione lo ammette ma è chiaro che per un qualsiasi acquirente è più comodo rapportarsi con una miriade di interlocutori diversi per provenienza, organizzazione e struttura invece che con una società specializzata che può raccogliere i crediti vantati da più imprese e esercitare una maggior pressione sugli enti pagatori. Alle società di factoring a fine 2017 erano stati ceduti debiti della pubblica amministrazione pari a 11,8 miliardi, di cui 3,9 relativi al settore sanitario. Cifre notevoli che mettono gli intermediari finanziari in una posizione di forza che si traduce in un pressing sulle Asl non strutturate per gestire un flusso di pagamenti veloci. Quindi lo stop alla cessione del credito è un modo per continuare a trattare con soggetti più deboli e rinviare i pagamenti sine die. La situazione generata dai rifiuti negli ultimi mesi si è complicata tanto da indurre Confindustria a scendere in campo per muovere la politica, ma tocca al governo dare risposte rapide facendo seguire atti concreti. s.dimeo fonte:assifact fonte:dati intrum justitia,european payment index 2018 fonti: varie

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IL MERCATO Leasing, factoring e credito alle famiglie valgono complessivamente 480 miliardi I DEBITI Il debito delle amministrazioni pubbliche nei confronti delle imprese ammonta a circa 57 miliardi di euro

12

+9,4%

I TEMPI Il 20% dei debiti scaduti della Pubblica amministrazione è fermo da oltre 12 mesi. Il 4 per cento è scaduto da oltre sei mesi fino a un anno LA CRESCITA lI "fatturato" del factoring nel corso del 2017 è cresciuto di quasi il 10%. Negli ultimi anni i volumi del settore sono sempre aumentati nonostante la crisi
Alessandro Carretta Docente di Economia degli Intermediari finanziari a Roma e segretario generale Assifact

Foto: Nel grafico a sinistra, sulla foto, i tempi medi di pagamente delle fattureda parte delle pubbliche amministrazioni


Foto: Sergio Bramini (1), l'ex imprenditore diventato consulente ministeriale e Barbara Cittadini (2), presidente dell'Aiop, l'Associazione italiana ospedalità privata