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25/08/2021

Paga globale nel sistema appalto La Cgil alle prese con 4 imprese

Il Piccolo di Trieste - Laura Borsani

Laura Borsani«Li abbiamo già visti, tante, troppe volte. Lavoratori che non ce la fanno più arrivano ancora a chiederci di aiutarli a recuperare i soldi non percepiti rispetto ai loro stipendi. Sulle buste paga sono riportati importi non corrispondenti a quelli dei bonifici». Il segretario generale della Cgil Gorizia, Thomas Casotto, parla di «casi fotocopia». Di monte ore lavorate di cui una quota non si traduce in reddito reale. Le ultime vertenze finite sul tavolo del sindacalista, all'Ufficio vertenze, risalgono nel periodo tra la metà e la fine di luglio. Riguardano una decina di operai, dipendenti di quattro ditte, tra appalto e subappalto. Si tratta di lavoratori italiani, extracomunitari, nordafricani, anche croati. Imprese distinte, con attività e professionalità diverse. Ma tutti i lavoratori presentano lo stesso problema. «Tra irregolarità minori o maggiori, siamo sempre sullo stesso fronte: paga globale. C'è disparità tra l'attività prestata, registrata in busta paga, e quanto viene poi versato al dipendente - osserva Casotto -. Il minor introito di denaro non rappresenta una scelta del lavoratore, che invece viene "veicolata" dalle stesse ditte». In altre parole, non ci sono accordi non scritti tra imprese e operai al fine di "compensare" il denaro mancante con passaggi in nero. «Le modalità possono variare, ma sono dello stesso tenore - aggiunge il segretario generale della Cgil -. Per alcuni lavoratori questa disparità dura da diversi anni, ci rimettono dai 300 ai 400 euro ogni mese». Non manca la "pratica" di «orari lavorativi superiori a quelli previsti dalla normativa», continua il sindacalista. E ancora, si "gioca" con il Trattamento di fine rapporto: «Nella busta paga viene rateizzato in quote mensili, e una volta intervenuto il licenziamento, spesso per volontà dello stesso lavoratore, il Tfr spettante non c'è più, compensato riducendo le ore effettivamente lavorate o attraverso altre voci». Un fenomeno lontano dall'essere debellato completamente. «La nostra impressione - afferma il rappresentante sindacale - è che la paga globale sia ancora ampiamente diffusa. Certo, l'andamento è stato variabile nel tempo, periodi di picchi alternati da momenti meno pesanti».Resta evidente, come chiarisce Casotto, che siamo in un "cono d'ombra" rispetto alla gran parte delle imprese che operano correttamente. «Piuttosto è la scorrettezza di pochi a produrre una sorta di concorrenza sleale», dice. Permane un aspetto di fondo: «Questo fenomeno produce lo sfruttamento dei lavoratori - argomenta Casotto -. Chi si risolve a venire da noi per denunciare questo stato di cose, sa di rischiare il posto e la paura di perdere il lavoro può frenare altri. Da noi arrivano persone che non possono più tirare avanti, tra affitti, bollette e altre spese che non riescono ad affrontare». Il sindacalista parla dell'effetto-beffa: «Lo stipendio che figura sulla carta stabilisce il rispettivo Isee, che non è reale e non permette neppure di accedere ad agevolazioni». Una questione che richiede interventi. «Il sindacato da anni chiede maggiori controlli - conclude -. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza del Governo punta a rilanciare e a far ripartire il Paese. Va bene, purché si applichi concretamente ciò che è fondamentale a prevenire situazioni illecite, ossia verifiche più stringenti da parte dei funzionari preposti. Ma bisogna muoversi rapidamente e soprattutto intervenire sulle norme relative agli appalti, i distacchi internazionali e la precarietà lavorativa. Nuove leggi e controlli preventivi anche nell'ottica della salvaguardia delle stesse società committenti».--© RIPRODUZIONE RISERVATA