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19/08/2020

Paga gli operai ma non le tasse Ditta del subappalto patteggia

Il Piccolo di Trieste - Laura Borsani

Contestata un'evasione d'imposta 2016 pari a 96 mila euro a padre e figlio L'avvocato difensore Cechet: «Quelle imposte non si riuscivano a versare» IL PROCESSO
Laura BorsaniPadre e figlio sono a processo per l'ipotesi di accusa di evasione di imposta in concorso. Si tratta di un'impresa del subappalto, che opera nel cantiere navale di Monfalcone. E sullo sfondo emerge il fenomeno legato alle difficoltà economiche nel dover far "quadrare i conti" di ditte caratterizzate dalla sola fornitura di manodopera e per la quale il cantiere navale rappresenta l'unica fonte di lavoro. Situazioni che possono sfociare nella necessità di dover assumere una scelta tra il pagamento dei dipendenti e il versamento delle imposte.La Procura di Gorizia, rappresentata dal pubblico ministero Paolo Ancora, contesta all'azienda in questione il mancato versamento di ritenute quantificate in circa 96 mila euro, relative all'esercizio di imposta del 2016.I fatti fanno riferimento al 31 ottobre 2017, alla scadenza del termine di novanta giorni utile alla presentazione della dichiarazione di sostituto di imposta.A doverne rispondere davanti al Tribunale di Gorizia sono L.M., in qualità di amministratore di fatto, ed il figlio R.M., amministratore unico e legale rappresentante della società, difesi rispettivamente dai legali avvocato Federico Cechet e avvocato Roberto Mazza.Il processo si è aperto lo scorso 7 luglio, davanti al giudice monocratico Concetta Bonasia, con l'udienza filtro. Udienza poi rinviata al prossimo 8 settembre.Per il figlio, attraverso il difensore avvocato Mazza, è stata presentata istanza di patteggiamento, concordata con il pubblico ministero, ma sull'esito in tal senso bisognerà attendere il prosieguo dell'udienza.L'avvocato Cechet intanto, come ha spiegato, non ha intende esprimere alcuna richiesta nel sostenere che il ruolo ricoperto dal proprio assistito nell'impresa sia sostanzialmente "tecnico": «Nell'ambito della società - ha infatti osservato il legale - l'uomo non era un amministratore di fatto, ma un dipendente con mansioni amministrative. Svolgeva quindi un compito anche di tipo direzionale in virtù delle competenze ricoperte, ma comunque non decisionale nei confronti della società».L'avvocato Cechet si è quindi soffermato sulle dinamiche nell'ambito del sistema del subappalto: «È un effettivo problema ciò che può emergere in ordine alle società in subappalto che si possono trovare a fronteggiare difficoltà economiche - ha affermato il legale -. Ci sono ditte che lavorano esclusivamente per il cantiere navale, fornendo manodopera e quindi hanno un unico cliente indiretto. Una modalità che può portare pertanto a situazioni insostenibili, per le quali queste imprese sono portate a fare una scelta, versare le imposte oppure pagare i dipendenti».L'avvocato Cechet ha aggiunto: «Di fronte a circostanze impellenti, viene evidentemente ritenuta primaria la copertura del livello di turnazioni nella ditta in subappalto, proprio per mantenere l'attività lavorativa. Nel caso del mio assistito, in quel periodo venivano assicurati gli stipendi ai lavoratori, ma non si riuscivano a pagare le imposte».L'avvocato Cechet ha quindi continuato: «In questo contesto non mancano nel tempo chiusure di imprese che comportano inevitabili risvolti fallimentari. E in genere i maggiori crediti alla base dei fallimenti sono di carattere erariale, piuttosto che dovuti a mancate retribuzioni dei dipendenti».Il legale ha comunque precisato: «La società in subappalto in questione, tuttavia, è tuttora attiva e operante nel cantiere navale di Monfalcone».--© RIPRODUZIONE RISERVATA