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11/02/2021

Pace fiscale, cantieri e meno divieti Salvini chiude il patto con Mr Bce

La Verita' - STEFANO FILIPPI

• CONTRATTO PER PALAZZO CHIGI
Il senatore incassa lo stop alla fiat tax, ma rilancia sul taglio dell'Irpef: «Niente austerità, poi cambio di passo rispetto ad Arcuri e Speranza». Non si è discusso di ministeri. Su quota 100, decisione rimandata a fine anno
• Il sostegno di Matteo Salvini a Mario Draghi è pieno: «Abbiamo fiducia nella sua idea d'Italia», dice il leader della Lega dopo il colloquio con il presidente del Consiglio incaricato. E la fiducia si allarga anche all'idea di Europa: «Gli abbiamo chiesto di rendere di nuovo l'Italia protagonista, di difendere l'interesse nazionale e di dire no al ritorno dell'austerità, di tagli lacrime e sangue, di sacrifici, di patti di stabilità. Su questo ho trovato una sensibilità condivisa». La sintonia si spinge al punto di indurre Salvini a rivedere la posizione verso il Recovery fund. Ieri il Parlamento europeo doveva approvarne il regolamento. Un mese fa la Lega si era astenuta. Ma all'uscita dalle consultazioni con Draghi c'è l'annuncio della svolta: «Tra poco parlerò con i 29 eurodeputati e decideremo assieme», spiega Salvini. «Oggi la situazione è completamente cambiata da gennaio: un conto è avere un capo del governo che decide senza condividere nulla con nessuno, un altro è essere protagonisti del buon utilizzo dei fondi». Questa novità richiede «la fiducia e il cambio di atteggiamento della Lega. Noi siamo convintamente in Europa anche per cambiare alcune regole che lo stesso Draghi ha riconosciuto non corrispondere allo spirito del tempo». Incontro «utile, molto intenso, spero reciprocamente stimolante, speriamo che nessuno si metta di traverso». Salvini dice di avere parlato con Draghi solo di programmi e nulla di equilibri e poltrone: «Se avete domande sui ministri», dice ai giornalisti, «aspettate la delegazione dei 5 stelle, se Rousseau permette». Con il premier incaricato c'è larga convergenza. «Mi fa piacere che il professor Draghi abbia citato il modello Genova, con burocrazia zero, ritardi zero, tangenti zero», scandisce. «Ha condiviso l'idea che noi, come Lega, abbiamo caldeggiato e condiviso. Per noi e per lui la priorità è la riapertura dei cantieri con la riforma del codice degli appalti. Noi siamo per la crescita felice, non la decrescita infelice. Ci sono 700 cantieri pronti a ripartire con 70 miliardi da investire in opere pubbliche che potranno creare 1 milione di posti di lavoro. Si può fare quello che non è stato fatto nei mesi scorsi». Le priorità sono l'aiuto alle piccole e medie imprese con ristori adeguati, sussidi per il lavoro, nuova occupazione. I temi di potenziale attrito sono due: immigrazione e fisco. Sulla prima questione, il segretario della Lega dice di avere chiesto «politiche di stampo europeo»: «Non c'è un modello Salvini, ma la buona gestione e il controllo dei confini in sicurezza per contrastare il traffico di esseri umani. Abbiamo chiesto che l'Italia si comporti come Spagna, Francia, Germania, Slovenia». Sul fisco, questione su cui «si è detto di tutto e di più», Salvini è lapidario: «C'è un'unica cosa che non potremmo accettare dal professor Draghi, cioè l'aumento delle tasse». Significa che su tutto il resto la Lega è disposta al confronto. Dovrà rinunciare alla fiat tax, anche se Salvini ricorda che la proposta di riforma leghista depositata in Parlamento prevede una gradualità. Ma il risultato più significativo sono le «garanzie che non ci saranno aumenti fiscali». «Nessuna nuova tassa», ripete Salvini, «nessun aumento, nessuna patrimoniale, nessun aggravio sui risparmi. Sarà invece aperto un tavolo di lavoro per una graduale riduzione del carico fiscale a partire dall'Irpef. È un impegno da noi fissato che è stato condiviso dal professore e avere garanzia che non ci saranno appesantimenti, ma che anzi si lavorerà per semplificare la tassazione vigente, è per noi motivo di soddisfazione». La richiesta leghista è di una «pace fiscale», presentata come «una risposta eccezionale a una situazione eccezionale»: in pratica una riedizione della rottamazione delle cartelle varata dal governo Conte 1 per «consentire allo Stato di fare cassa e a famiglie e imprese di chiudere i contenziosi e ripartire. La grande maggioranza delle cartelle vale meno di 10.000 euro: questi non sono grandi evasori, ma persone che hanno avuto un anno difficile». Salvini parla di impegni sulla giustizia civile per «dare risposte a famiglie e imprese», di «lavoro autonomo dimenticato», di quota 100 («è in vigore fino al 31 dicembre, ne parleremo allora»), di «una green economy senza ideologie». Non gli dispiacerebbe se Draghi ripristinasse il ministero per la disabilità, presente nel Conte 1 e cancellato dal Conte 2, «per riordinare le competenze e venire incontro a 6 milioni di italiani cui nessuno pensa». Sulla scuola, Salvini fa sapere che una delle priorità di Draghi è far partire il nuovo anno scolastico senza cattedre scoperte: «Gli abbiamo detto che la strada da seguire non sono i concorsoni alla Azzolina, ma la stabilizzazione dei 120.000 precari storici». Quanto all'emergenza sanitaria, bisogna cambiare «e anche Draghi è d'accordo», dice Salvini, «la riapertura con meno divieti è in cima ai suoi pensieri». Convergenze anche sul piano vaccinale: «Ci sono stati ritardi e pasticci. È chiaro a noi come a lui che qualcosa non ha funzionato: non è possibile che in Israele abbiano completato la vaccinazione e la Gran Bretagna proceda al ritmo di 700.000 vaccini al giorno mentre la Lombardia deve rallentare perché non sa se potrà avere le dosi per il richiamo. È surreale. Mi sono confrontato a lungo con Bertolaso, che entro il 30 giugno vaccinerà tutti i lombardi con più di 18 anni, senza primule e senza sprechi. Non do giudizi su Speranza o Arcuri, certo è che qualcosa va cambiato, occorre un cambio di passo. Ma abbiamo fiducia nel presidente incaricato».

Foto: LEADER Matteo Salvini conferma l'ok a Mario Draghi: «Vogliamo che l'Italia sia protagonista in Europa. No a un patto lacrime e sacrifici» [Ansa]