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10/03/2020

Ospedali, ambulatori, penitenziari e giustizia: ecco le misure

Corriere della Sera

Le Regioni avranno la possibilità di realizzare in deroga al codice degli appalti nuove strutture anche provvisorie per ampliare gli spazi di ricovero e cura Processi senza pubblico e rinviati. In carcere colloqui con i familiari anche via Skype
Nuove misure per calibrare meglio la battaglia contro il coronavirus. A tarda sera ieri il Consiglio dei ministri ha varato i provvedimenti. Tra le novità in campo sanitario spiccano le assunzioni di 5.000 medici, 10.000 infermieri e 5.000 operatori sanitari. L'altra emergenza affrontata dal governo è stata quella dei posti letto soprattutto per la terapia intensiva e i reparti di pneumologia. Si è deciso lo stop a ricoveri e prestazioni ambulatoriali non urgenti. Prevista anche la possibilità per i prefetti di requisire alberghi quando non è possibile trascorrere in casa la quarantena.

Per quanto riguarda la giustizia, tra le misure consentite c'è la celebrazione «a porte chiuse» di alcuni o di tutti i processi penali, e il rinvio delle udienze a date successive al 31 maggio. In ogni caso non potranno essere rimandati processi con detenuti.


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Medici e infermieri,
piano per le assunzioni

Il decreto del governo prevede l'assunzione di 5.000 medici, 10.000 infermieri e 5.000 operatori sanitari. La decisione è stata presa per fare fronte all'emergenza da coronavirus e dunque per avere personale a disposizione negli ospedali e nei reparti istituiti all'interno delle tende per effettuare il triage. Ma soprattutto per coadiuvare il lavoro del personale già presente nei nosocomi e che in alcuni casi è sottoposto a turni massacranti. Per raggiungere l'obiettivo l'esecutivo prevede di procedere con «conferimenti di incarico di lavoro autonomo, assunzione diretta attraverso le graduatorie, messa in servizio di laureati abilitati anche se non specializzandi, reclutamento dei medici che attualmente si occupano di medicina generale». Gli infermieri verranno reclutati tra coloro che sono già inseriti nelle graduatorie.


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Lo stop alle prestazioni ritenute non urgenti

Il governo deve recuperare posti letto, soprattutto per la terapia intensiva
e i reparti di pneumologia. Per questo
ha deciso lo stop a ricoveri e prestazioni ambulatoriali non urgenti, per non sovraccaricare il servizio sanitario nazionale. «Al fine di impiegare
il personale sanitario delle strutture pubbliche o private prioritariamente nella gestione dell'emergenza le Regioni e le province autonome possono rimodulare
o sospendere le attività di ricovero e ambulatoriali differibili e non urgenti,
ivi incluse quelle erogate in regime di libera professione intramuraria».
Nel testo è stabilito di potenziare la capienza delle strutture utilizzando le strutture private accreditate e prevedendo l'incremento della specialistica ambulatoriale e il potenziamento delle reti di assistenza territoriale.


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Le regole nel confronto governo-enti locali

È
saltata durante la discussione in Consiglio dei ministri la possibilità per il governo di commissariare
le Regioni inadempienti. Il testo entrato a palazzo Chigi prevedeva: «Se le Regioni non attueranno le misure sanitarie previste nel decreto, il premier e il ministro della Salute, di concerto con il ministro dell'Economia, diffideranno la Regione a provvedere entro dieci giorni. In mancanza
di adempimento, «sentito
il ministro per gli Affari regionali
e Autonomie, nominerà un commissario ad acta, anche nella persona del capo della Protezione civile».
I l decreto concedeva alle Regioni che «il rispetto degli adempimenti per
il sistema sanitario è garantito compatibilmente con le misure necessarie a far fronte all'emergenza».

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Rinvii e «porte chiuse»
Le scelte sui processi

«Al fine di evitare assembramenti all'interno degli uffici giudiziari e contatti ravvicinati tra le persone», i presidenti dei tribunali e delle corti d'appello potranno limitare gli accessi del pubblico, purché sia garantito a coloro che devono svolgere «attività urgenti». Tra le misure consentite, seppure come ultima ratio , c'è la celebrazione «a porte chiuse» di alcuni o di tutti i processi penali, e il rinvio delle udienze a dopo il 31 maggio.
In ogni caso non potranno essere rimandati processi con detenuti e quelli «che presentano carattere di urgenza», come stabilito dal giudice o dal presidente del collegio. Sul fronte civile non si potranno rinviare le cause riguardanti i diritti dei minori, quelli dei migranti richiedenti asilo e gli abusi in famiglia. Dov'è possibile, i processi potranno celebrarsi in video o teleconferenza.


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Colloqui e permessi, cosa cambia in carcere

Per evitare possibili contagi dall'esterno all'interno delle carceri (peraltro sovraffollate), il decreto legge varato dal governo prevede la possibilità di svolgere i processi con detenuti sempre in video-conferenza o «con collegamenti da remoto». Inoltre i colloqui tra le persone recluse e i familiari si potranno svolgere a distanza, attraverso «le apparecchiature e i collegamenti» di cui dispone il ministero della Giustizia, ad esempio via Skype. Quando non c'è questa possibilità, le visite all'interno delle prigioni potranno essere sostituite da telefonate aggiuntive a quelle già consentite dai regolamenti. I magistrati di sorveglianza potranno sospendere, fino al 31 maggio e sentito il parere del Garante dei detenuti, la concessione dei permessi premio e del regime di semilibertà che consente di uscire dal carcere di giorno e rientrare la sera.


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Foto:

A Milano
Una delle tre sale operative del centralino allestito dall'Areu, l'Azienda regionale emergenza urgenza, all'interno
della sede
Tim di via
della Boscaiola
per rispondere al numero verde regionale dedicato all'emergenza coronavirus, 800.894545:
in un centinaio
di postazioni sono al lavoro
i volontari
di tutte le associazioni
di Protezione civile della Regione che si alternano
con turni da sei ore, oltre
ai medici presenti
per gestire
i consulti più complicati
(Fotogramma)


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