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10/06/2020

«Ospedale unico, troppe irregolarità nella delibera che bocciammo nel ’93»

La Liberta

L'E X SINDACO ROBERTO MARTINI RISPONDE A COMPIANI
FIORENZUOLA ● Sulla mancata realizzazione dell'ospedale unico della Valdarda Roberto Martini, che fu sindaco di Fiorenzuola dal '93 al '97 (guidò una giunta monocolore della Lega Nord), risponde alle critiche di un altro ex primo cittadino, Giovanni Compiani (a capo di un'amministrazione di centrosinistra dal 2006 al 2016). Il progetto in questione era inserito nella deliberazione n. 655 assunta il 1° luglio 1993 dall'allora amministratore straordinario della Unità Sanitaria Locale n. 3 di Fiorenzuola. «Dei fatti succedutisi, anche se è trascorso oltre un ventennio, possiedo tutta la documentazione - premette Martini - perché conosco i vizi dei politici e di certi partiti sempre pronti ad aprire fronti polemici strumentali. La costruzione dell'ospedale unico della Valdarda era stata programmata lungo la via San Protaso su un'area privata da acquisire con un costo di 4 miliardi di lire. Comportava inoltre la dimissione dell'ospedale esistente di Fiorenzuola (in via Roma) e l'inevitabile chiusura dell'ospedale di Cortemaggiore, un ospedale che a mio giudizio avrebbe dovuto essere riconvertito in una struttura per anziani (struttura post acuzie). Due ospedali che nel decennio precedente erano stati oggetto di onerose ristrutturazioni». L'ex sindaco Martini afferma che il grosso ostacolo per una costruzione ex-novo era costituito dall'art. 10, comma 3, della legge 595/1985 che vietava di procedere alla costruzione di nuovi ospedali e all'ampliamento di quelli esistenti nelle Regioni con dotazione complessiva di posti letto superiore al 6,5 per mille abitanti. «La nostra - osserva - aveva un indice di 7,42. Non solo: il costo dell'opera era ipotizzato in 70,11 miliardi di lire, ma di fatto ammontava a 78,8 miliardi. L'opera risultava finanziata per 10,11 miliardi con l'alienazione dei beni dismessi degli ospedali di Fiorenzuola e di Cortemaggiore, con la conseguenza che l'intera spesa non risultava finanziata per ben 19,037 miliardi, tenuto conto anche dei finanziamenti statali». Secondo Martini «per aggirare questi due insormontabili ostacoli, gli amministratori dell'Usl 3 dell'epoca nella documentazione idonea a supportare la costruzione ex-novo, riportarono - magicamente o per disattenzione - un indice regionale del 4,6 per mille e per la copertura finanziaria si puntò sulla vendita dei due ospedali, beni che erano però inalienabili». Di tutta la questione venne investita la Conferenza Sanitaria Territoriale di allora della quale facevano parte tutti i sindaci della Valdarda e di cui Martini era presidente. Il risultato fu che la deliberazione che prevedeva la realizzazione del nuovo Ospedale unico venne affossata - ricorda Martini - «per i voti dei Comuni di Caorso, Alseno, Pontenure, Cortemaggiore e San Pietro, astenuti i sindaci di Besenzone, Monticelli e Castelvetro, contrari i sindaci di Castellarquato, Lugagnano e Morfasso». La contropartita per tale bocciatura, ricorda Martini, fu quella di costituire «un gruppo tecnico di valutazione con quattro figure in rappresentanza di Regione, Provincia, Usl 3 e Conferenza sanitaria che formulasse ipotesi riorganizzative sul piano sanitario, di fattibilità finanziaria e sociale, in grado di dare una risposta adeguata alle necessità sanitarie della Valdarda». Martini ricorda anche un ulteriore elemento di quella vicenda: «Il contratto con cui veniva approvato lo schema di convenzionamento con il quale l'Usl 3 affidava a una società privata di servizi di Bologna la trattativa privata per la costruzione del nuovo ospedale violava palesemente la normativa comunitaria sui pubblici appalti. La Commissione Europea, investita della questione con regolare ricorso da parte del Comune, decise di archiviare la pratica solo dopo che l'Ausl dispose il recesso della convenzione firmata con la suddetta società. Fu solo dopo l'autorevole intervento della Comunità Europea che Azienda e Regione si videro costrette a modificare gli interventi in Valdarda e il direttore generale di allora ritirò la concessione edilizia per le palesi violazioni di legge». «Questi - conclude Martini - sono i fatti reali, incontrovertibili e documentabili, del resto poco importa, soprattutto le polemiche che non giovano a nessuno se non a nutrire quella politica fatta di strumentalizzazioni._ dm