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15/09/2020

Ospedale, il Cral condannato a restituire quasi un milione al gestore del bar interno

La Provincia Pavese - Maria FioreM. Fio.

Il gruppo ricreativo aveva fatto causa per i mancati pagamenti dell'affitto, ma il giudice ha dato ragione all'esercente La sentenza
Maria Fiore / VIGEVANOLa causa al gestore del bar interno all'ospedale di Vigevano si è rivelata un boomerang. Il Cral "Gruppo Culturale Ricreativo" dell'ospedale di Vigevano, che riunisce 900 dipendenti degli ospedali lomellini dell'Asst, ha chiesto al gestore privato, con il quale aveva un contratto di subaffitto, 102mila euro di canoni arretrati, ma si ritrova ora a dover risarcire il barista con una cifra di quasi un milione di euro.Il giudice civile del tribunale di Pavia, Michela Fenucci, ha condannato l'associazione culturale a restituire tutti i canoni percepiti a partire dal 2005, anno in cui tra il Cral e il privato viene sottoscritta una convenzione per la gestione del bar all'interno dell'ospedale. Una sentenza che rivela, per come è motivata dal giudice, il "pasticcio" annoso delle concessioni dei locali bar all'interno degli ospedali dell'Asst. Le motivazioni della sentenzaLa sentenza potrebbe avere ripercussioni, a questo punto, sia sull'intera gestione delle concessioni che sui contratti in essere con i gestori. Va precisato che qualche anno fa l'Asst, proprio per regolamentare la situazione, aveva deciso di bandire un maxi appalto provinciale per la gestione dei bar. Il bando, tra ricorsi al Tar e proroghe, risulta ancora aperto. Per capire la portata della sentenza bisogna tornare a 15 anni fa, quando l'Asst decide di affidare ai Cral, le associazioni dei dipendenti ospedalieri, la gestione dei locali negli ospedali. Così a Voghera, Vigevano, Varzi, Mortara e Stradella (mentre Mede e Casorate non hanno bar interni). Le associazioni ricreative decidono di non gestire però direttamente i bar, ma di subappaltarli a gestori esterni. In questo modo i Cral possono finanziare le attività proposte ai soci, tra cui viaggi e iniziative culturali. Ma a un certo punto emerge il problema. La battaglia legale Nel 2016 Asst vuole mettere ordine nelle concessioni di questi locali e avviare una gara d'appalto, fino a quel momento mai bandita. Alcuni gestori privati ricevono così una comunicazione da Asst, che li obbliga a lasciare i locali nel giro di sei mesi. Tra questi c'è il gestore della caffetteria Decò, che nel 2005 ha sottoscritto un contratto con il Cral Gcr di Vigevano per la gestione del locale. Il contratto prevede il pagamento di canoni per 85mila euro l'anno, mentre il Cral ha ottenuto i locali in concessione dall'Asst per una cifra di poco più di 4mila euro l'anno. Il gestore, a quel punto, si rivolge all'avvocato Luisa Flore di Pavia e decide di sospendere i canoni, offrendo di versarli direttamente ad Asst. Il Cral risponde con un decreto ingiuntivo, in cui chiede il pagamento di oltre 100mila euro di canoni non percepiti. Ma il gestore privato si oppone.Non solo: chiede anche la restituzione dei soldi fino a quel momento versati. Il giudice accoglie la richiesta e calcola la cifra che il Cral dovrà restituire: 911mila euro più gli interessi legali. L'avvocato Pietro Giorgis, che rappresenta il Cral, non rilascia commenti sulla sentenza, anche se l'appello appare scontato. --© RIPRODUZIONE RISERVATA