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22/06/2021

ORSI & TORI

ItaliaOggi - PAOLO PANERAI

Gli italiani, tutti gli italiani, hanno cominciato a conoscere meglio Mario Draghi dal giorno del giuramento del suo governo, il 13 febbraio scorso, nonostante fosse da anni un uomo chiave per il Paese. Da allora, con lo stile asciutto, un po' sornione, Draghi non ha esitato a parlare su tutti i temi del Paese Italia, dell'Europa, del mondo. Il consenso dei cittadini è aumentato e la maggior parte lo vede come un tecnico con grande capacità politica, come dovrebbe essere, all'inverso, di ogni politico preparato e di rango, visto che tecnico vuol dire competente. Ma il suo pensiero più autentico sui vari temi qual è? Lo si può cogliere dalle sue stesse parole, perché anche per lui vale il detto latino scripta manent, verba volant. E del resto, talvolta, gli sono state attribuite etichette sbagliate o parzialmente sbagliate, anche se le sue parole sono chiare. Segue dalla prima pagina Atlantista anticinese? Sicuramente atlantista profondo, ma anticinese in assoluto non proprio. «... Prima di tutto vorrei esprimere forte soddisfazione per la partecipazione a un segmento del Consiglio europeo e poi naturalmente al G7 del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. La Sua presenza ha confermato la reciproca volontà di imprimere, dopo un lungo periodo, nuovo slancio alle relazioni fra Unione Europea e gli Stati Uniti. Nel mio primo discorso al Senato indicai come l'ancoraggio alle relazioni transatlantiche sia, assieme all'europeismo, un pilastro della politica estera di questo governo. Intendiamo perseguirlo sia sul piano bilaterale sia negli ambienti multilaterali, come la presidenza italiana del G20. L'Alleanza Atlantica non è mai stata così forte come si è mostrata al G7. Siamo certamente contro le autocrazie. Ma la nostra linea sulla Cina è: cooperazione con franchezza, cioè con la possibilità di dire chiaramente le cose che non condividiamo e non accettiamo. Cioè senza sottacere i problemi dell'autocrazia. La cooperazione è essenziale. Del resto, al G7 nessun altro Paese ha detto una parola sul fatto che l'Italia sia appunto l'unico paese del G7 che ha firmato il Memorandum sulla Nuova Via della Seta concepita dalla Cina. Quel documento lo esamineremo con attenzione. Non c'è un'operazione dura verso la Cina, con la quale dovremo lavorare in vista del G20 e in vista degli impegni climatici. E sì, se vogliamo, anche della ricostruzione del mondo dopo la pandemia. Senza tacere sulle cose che non si conciliano con la nostra visione del mondo. Ma coopereremo con altrettanta franchezza. Si tratta insomma di cooperazione-competizione. Il silenzio sarebbe complicità, anche se la Cina ha fatto passi molto importanti per la lotta alla povertà e alla fame. Quindi, nessuna disputa sul fatto che la Cina abbia diritto a essere una grande economia come le altre intorno a quel tavolo». Paladino super convinto, per operare contro il cambiamento climatico. «... Il Cambiamento climatico ha effetti incredibili. La Banca Mondiale stima che 132 milioni di persone saranno gettate in povertà nei prossimi anni per questi cambiamenti. E si consideri che nove fra i dieci Paesi più colpiti dal cambiamento climatico sono Paesi a reddito basso, cioè molto poveri o a medio reddito, cioè poveri.E sul clima con la Cina occorre cooperare. Si sa che l'Unione Europea è responsabile solo per il 7% delle emissioni totali di CO2. La Cina per il 30%, l'India per il 7% come noi. Gli Stati Uniti più o meno la stessa percentuale. Il loro ritorno al tavolo del clima durante il G7, dopo la presidenza Trump, è fondamentale». Europeista, multilateralista, solidale. Certo, ma con realismo. «... Negli ultimi anni abbiamo assistito a un'interruzione nel processo di globalizzazione. La pandemia, il Covid-19, ha colpito un mondo sempre più diviso. Mentre i governi lottavano con la loro stessa mancanza di preparazione, la tentazione è stata quella di incolpare gli altri e cercare protezione dentro di sé. Ma il multilateralismo sta ritornando. La crisi sanitaria ci ha insegnato che è impossibile affrontare i problemi globali con soluzioni interne. Lo stesso vale per le altre sfide determinanti dei nostri tempi: appunto il cambiamento climatico e le diseguaglianze globali. Con la presidenza del G20, l'Italia è determinata a guidare il cambiamento di paradigma. Il mondo ha bisogno del mondo intero, non di un insieme di singoli Stati. E sono d'accordo con Angela Merkel: l'Europa è uno spazio nuovo, che ha mostrato sovranità nelle campagne vaccinali, nella produzione di vaccini: ma questa sovranità condivisa toccherà molti altri campi. Gli sviluppi negli affari esteri, nelle relazioni internazionali dell'Europa mostrano come abbiamo bisogno di una sovranità condivisa in Europa in molti campi oltre a quello sanitario. Dove pure ci sono stati vari tipi di problemi fra gli Stati: non sono stati condivisi protocolli e informazioni. Questo ha mostrato non tanto la debolezza del multilateralismo, quanto il fatto che non ne abbiamo avuto abbastanza. Si prenda il problema dell'immigrazione. La volontarietà ha dimostrato di essere abbastanza inefficace. Si deve mirare a un accordo che possa essere obbligatorio. Il tema dell'immigrazione è stato assente per troppo tempo dalle agende del Consiglio europeo. Sta a tutti noi europei arrivare a una soluzione efficace ma anche di solidarietà. E sul piano del commercio internazionale ricordo che la Dichiarazione di Roma difende giustamente il ruolo del sistema di scambi multilaterali e in particolare il ruolo centrale dell 'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Dobbiamo preservare il commercio transfrontaliero ed eliminare barriere commerciali ingiustificate e i divieti generali di esportazione. Questo è essenziale, se vogliamo reagire efficacemente agli shock». Dal mondo all'Italia. Economia, crescita, deficit, semplificazioni, famiglie, giovani. «... Il livello del debito/pil, giudicato con gli occhi di ieri, sarebbe molto preoccupante, ma con gli occhi di oggi il giudizio è assai diverso, perché la pandemia ha reso legittima la creazione di molto debito, ha ispirato i comportamenti di quelli che fanno le regole a Bruxelles e la strategia di politica monetaria della Bce. In tutte le conversazioni che ho avuto, nessuno ha posto l'eventualità che le regole (Patto di Stabilità) possano tornare in vigore come erano ieri. La definizione delle nuove regole è complessa e durerà probabilmente fino a tutto l'anno prossimo. Il concetto vale anche per le aziende. Per esempio, Alitalia: il debito è buono se viene fatta una riforma della società tale che possa andare avanti con le proprie ali e non abbia bisogno di essere continuamente sovvenzionata. Il debito cattivo, vale anche per lo Stato, è quello che prevede un'emissione continua di sussidi, senza un piano industriale serio. Per tornare al deficit dello Stato, da questo deficit si rientra con un percorso che nel 2025 vedrà una crescita reale del 3%. Quindi la nostra è una scommessa sulla crescita del Paese dopo tanti anni che manca. Se la crescita sarà quella che attendiamo da provvedimenti come i piani di investimento, il Piano nazionale di ripresa e di resilienza, il Recovery fund, e soprattutto dalle riforme, questa scommessa la vinciamo senza pensare neppure a una manovra correttiva nei prossimi anni. È una scommessa sul debito buono. Noi facciamo e faremo debito, il punto è che deve essere investito bene, in investimenti che devono essere ben disegnati e ben attuati. Per questo le norme devono essere semplificate. La semplificazione delle norme per gli appalti pubblici e le concessioni è obiettivo essenziale per la riuscita del piano e più specificamente per il rilancio delle costruzioni. A prescindere dal Pnrr, la semplificazione è un obiettivo cruciale del governo e del Paese, per arrivare almeno al livello di semplificazione degli altri Paesi europei. In ogni caso contano i tempi e nel piano le riforme sono accompagnate da indicazioni precise sulle tempistiche. Questo lavoro dovrà proseguire in maniera progressiva e costante fino al 2026. Ma occorre fare anche altro: pensare a un fattore essenziale come la demografia, la famiglia, i giovani. La questione demografica come quella climatica e quella delle diseguaglianze è essenziale per la nostra esistenza. Voler avere figli, voler costruire una famiglia, sono da sempre desideri e decisioni fondamentali nella nostra vita. Ma la loro essenzialità non era finora percepita. La dimensione etica che questi desideri e queste decisioni comportano è fondamentale per tutte le società dove la famiglia è importante, quindi in tutte le società. Si è guardato alle donne che decidevano di avere figli come un fallimento, e all'individualismo come una vittoria. Uno studio recente del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ci dice che le coppie vorrebbero avere più figli di quelli che effettivamente hanno. In Italia, questa differenza è molto ampia. Le coppie italiane vorrebbero avere una media di due figli, ma ne hanno sempre in media 1,5. Lo Stato deve quindi accompagnare questa nuova consapevolezza. Continuare a investire sul miglioramento delle condizioni femminili. E mettere la società, donne e uomini, in grado di avere figli. L'assegno unico per il sostegno delle famiglie e quindi dei figli, deciso dal Parlamento, è strumento centrale per il sostegno alle famiglie e ai figli. È una riforma che rappresenta un cambio di paradigma nella politica per la famiglia e nel sostegno alle nascite. E per i giovani ci sono almeno due iniziative altrettanto importanti. Per l'occupazione sarà fondamentale il Pnrr, perché le riforme sulla transizione ecologica creeranno principalmente occupazione giovanile. La creazione di opportunità per i giovani nel mondo del lavoro sarà anche l'effetto naturale degli investimenti sulla digitalizzazione, che consentiranno anche la piena connettività delle scuole. E per i giovani che decidono di mettere su famiglia, c'è il prossimo intervento per il mutuo casa. Niente anticipo, se non si è in condizione, perché è prevista una garanzia statale. Un welfare adeguato, una casa e un lavoro sicuro. Oltre al piano asili nido, i giovani beneficiano delle misure per le infrastrutture sociali e le case popolari. Con il potenziamento del Servizio sociale universale per i giovani dai 18 ai 28 anni si crea uno strumento di formazione e un motore di inclusione e coesione sociale. E sempre per i giovani viene rafforzato il sistema duale, cioè l'alternanza scuola-lavoro per rendere i sistemi di istruzione e formazione più in linea con il mercato del lavoro». Un Draghi troppo ottimista, con un apparente distacco dal suo primo mondo delle banche? E sul fisco e la giustizia? «... Vediamo da un po' di tempo aumentare i prezzi. Per certi comparti i tassi di inflazione aumentano rapidamente, ma la convinzione degli economisti, in particolare del capo economista della Bce, è che saranno rimbalzi temporanei perché ancora vediamo tanta disoccupazione, la domanda per ora è ancora bassa, i salari non hanno una dinamica da far pensare a un'inflazione che richieda dei provvedimenti di natura monetaria correttiva. Finora gli economisti sono abbastanza concordi nel dire che, almeno per quanto riguarda l'Europa, l'inflazione dipende da scarsità di alcune materie prime e dall'aumento dei prezzi dei beni primari, tra cui petrolio e acciaio. Il capo economista della Bce ha detto che sono aumenti temporanei, quindi la politica monetaria continuerà a rimanere espansiva; l'obiettivo della Bce non è stabilizzare l'inflazione in ogni momento, ma stabilizzare le aspettative sull'inflazione a medio-lungo periodo. Sul credito e le banche, il governo è conscio dei rischi legati a un'applicazione delle regole bancarie troppo severe in un contesto di uscita dalla pandemia. Continueremo a vigilare per evitare questo pericolo e permettere alle banche di continuare a finanziare adeguatamente le imprese e i loro investimenti. Misure adeguate sono sempre pronte. E sul tema del fisco riaffermiamo che il principio della progressività va preservato nella riforma fiscale che deve contribuire alla crescita. In Parlamento ci sono punti di vista diversi sulla riforma fiscale ma sono diversi su tante cose, bisogna avere fiducia e contare sull'aiuto del Parlamento, più che guardare al Parlamento come a un ostacolo per la sua diversità di opinioni. Questo non è il momento di prendere soldi dai cittadini ma di darli, tutti i provvedimenti fiscali saranno parte di una riforma organica, allo stesso modo della riforma della giustizia. L'errore sul fisco è stato di andare avanti a pezzettini, l'ora è importante fare una legge delega, nominare una commissione che lavorerà su questa riforma in stretto contatto con il Parlamento. Mai parlato della tassa di successione, mentre parliamo concretamente della convergenza fra Mezzogiorno e Centronord, che è fermo da decenni». Un Draghi realmente distaccato dalla prospettiva di Presidenza della Repubblica? «È estremamente improprio, per essere gentile, che si discuta del Capo dello Stato quando egli è in carica. L'unico autorizzato a parlare del Capo dello Stato è il Presidente della Repubblica». (riproduzione riservata) Paolo Panerai