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25/10/2018

Ore contate per il Testo unico

ItaliaOggi - FRANCESCO CERISANO

Il sottosegretario all'Interno è intervenuto alla XXXV assemblea dell'Anci a Rimini
Candiani: processo di riforma entro la fi ne dell'anno
da Rimini Ore contate per l'attuale Testo unico degli enti locali. Con il primo provvedimento legislativo utile (che però non potrà essere la legge di Bilancio nella quale non possono essere inserite norme ordinamentali) il governo chiederà al parlamento la delega per riformare il dlgs n.267/2000. Entro la fi ne dell'anno o al massimo per l'inizio del 2019 il processo di riforma dovrebbe avviarsi con l'obiettivo di «arrivare alla prossima assemblea dell'Anci con una buona fetta di lavoro già fatto». Il leitmotiv del nuovo Tuel sarà la semplifi cazione, contabile e ordinamentale, ossia quello che i sindaci dell'Anci hanno chiesto ininterrottamente durante la tre giorni della XXXV assemblea di Rimini che si è conclusa ieri. Addio dunque al rincorrersi di scadenze contabili impossibili da rispettare che ogni anno costringe i sindaci a chiedere proroghe per la presentazione dei bilanci e a presentare documenti inutili per i piccoli comuni come il Dup. E via alla «riabilitazione delle province», la cui trasformazione in enti di secondo livello «è stata un errore». A Rimini il sottosegretario al ministero dell'interno, Stefano Candiani, ha anticipato il programma riformatore del governo sull'ordinamento degli enti locali. Da esponente della Lega, Candiani è convinto della necessità di ripristinare l'elezione diretta dei presidenti di provincia perché, ha dichiarato a ItaliaOggi, «il rapporto con l'elettorato deve essere diretto e il tema va affrontato in modo onesto e serio, chiarendo una volta per tutte che il problema dei costi della politica è un falso problema». Per trasformare in realtà ciò che al momento è solo un'istanza del programma della Lega bisognerà convincere la componente 5 Stelle del governo che invece appare più restia a ripristinare l'elezione diretta. «Il rapporto col territorio non può essere dilatato all'infinito, il ruolo delle province quali enti di mediazione tra comuni e regioni è essenziale», ha ribadito. Candiani ha parlato anche dello sblocco dei tributi comunali, annunciato mercoledì a Rimini dalla sottosegretaria al Mef Laura Castelli, invitando in primis il governo e poi i municipi a gestirlo in modo serio. «Non si torni a tagliare i fondi ai comuni per poi costringere i sindaci ad aumentare le aliquote», ha detto. «Ci deve essere equilibrio da parte dei primi cittadini e serietà nella spesa, perché sono troppi i comuni in dissesto, spesso a causa delle ineffi cienze nel sistema di riscossione». Candiani ha infi ne confermato l'imminente varo del nuovo codice appalti che introdurrà norme più semplici perché «troppe regole non impediscono l'irruzione del malaffare, anzi quando le procedure sono semplici è più facile tenerle sotto controllo e prevenire la corruzione». L'assemblea Anci di Rimini è stata chiusa dal premier Giuseppe Conte che rivendicato il recente accordo con i sindaci sui fondi alla periferie. «Mi ero impegnato con l'Anci a garantire una prosecuzione ordinata del bando periferie e così è stato. Abbiamo trovato una soluzione condivisa liberando 500 milioni per i 24 progetti già avviati e svincolando 800 milioni per la realizzazione di altri progetti», ha sottolineato. «A questi soldi va poi aggiunto il miliardo di euro fi no al 2021 per sbloccare gli avanzi di amministrazione dei comuni. Risorse che potranno essere utilizzate senza che ciò comporti lo sforamento del pareggio di bilancio». Conte ha difeso la Manovra che produrrà un incremento minimo del Pil dello 0,4% («ma noi confi diamo di poter arrivare all'1%», ha detto) e che prevede uno scostamento dal defi cit a suo dire contenuto. «Siamo partiti da uno scostamento dell'1,2% a cui si è aggiunto uno 0,8% prodotto dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull'Iva», ha spiegato il premier, secondo cui, quindi, lo scostamento reale prodotto dalla Manovra del governo è stato solo dello 0,4%. Un margine tutto sommato moderato, «sostenuto da un piano di investimenti pubblici che non ha precedenti, grazie a un fondo ad hoc per gli enti locali e a una cabina di regia sugli investimenti». «Gli enti devono tornare ad investire», ha concluso il presidente del consiglio. «Oggi ci sono troppi fondi europei non utilizzati per colpa di regole astruse. Non è pensabile che al 30 giugno 2018 su 34 miliardi di fondi Fesr per il biennio 2014-2016 siano stati spesi solo 2,7 miliardi. Dobbiamo semplifi care. Solo così il Paese potrà ripartire».

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