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07/03/2020

Ora servono più poteri

MF - Antonio Giordano

IL PRESIDENTE MUSUMECI CHIEDE UN PIANO STRAORDINARIO
Un commissario sul modello Genova per la spesa dei 16 miliardi disponibili per infrastrutture al Sud o un'altra strada? Per l'Acne l'obiettivo è velocizzare le procedure prima della gara non derogando al codice appalti
Un piano straordinario di investimenti che serva al rilancio dell'economia del Mezzogiorno e della Sicilia dove sono pronti e subito disponibili 16 miliardi di euro (su 70 a livello nazionale) per opere infrastrutturali. Ma per farlo serve snellire le procedure e le regole, sbloccare i funzionari paralizzati dal ginepraio di norme che sottendono al settore. Il rischio è quello di lentezze burocratiche e amministrative (due terzi delle quali avvengono ancora prima della gara) o rifare gli stessi errori che compiuti sul sito del cratere del centro Italia dove finora la spesa complessiva per la ricostruzione è solo di 60 milioni. Questo quanto emerso ieri nel corso di un incontro organizzato dall'Ance a Palermo ed al quale ha partecipato anche il presidente della Regione, Nello Musumeci, l'assessore alle infrastrutture, Marco Falcone, e i vertici dell'associazione dei costruttori edili a partire dal presidente Gabriele Buia. «Ho chiesto al presidente Conte di varare per la Sicilia e per tutto il Mezzogiorno di un piano di investimenti con gli stessi poteri che sono stati al sindaco di Genova per il Ponte Morandi». «Se governo approva questa proposta noi davvero inizieremmo a correre», ha aggiunto Musumeci parlando agli imprenditori presenti, «non significa derogare alla trasparenza, che è un prerequisito essenziale, ma eliminare passaggi inutili e dannosi che possono fare passare anche cinque anni per una autorizzazione per le piccole opere». «Ho detto a Conte di tenere la regia», ha aggiunto, «non voglio avere un ruolo. Presento un programma di opere da realizzare, noi mettiamo le risorse e se non vengono rispettati i tempi, il governo applica le sanzioni». In Sicilia, ha spiegato Falcone «ci sono in campo grandi opere per 1,2 mld, ma in questi cantieri la produzione non raggiunge il 24% perché il sistema delle imprese è fragile, vanno aiutate». Tutto questo in un contesto in cui la paralisi generata dalla paura del coronavirus rischia di abbattersi anche sul settore delle costruzioni, già debole nell'Isola. Un allarme lanciato dai vertici Ance. «La crisi del coronavirus in Sicilia la soffriamo molto più degli altri. Ed è per questo che le opere devono essere sbloccate al più presto», dice Fabio Sanfratello, vicepresidente nazionale dell'associazione e già alla guida dei costruttori di Palermo. «Sbloccarle», spiega ancora l'imprenditore, «non vuole dire fare immediatamente le gare ma portare a compimento tutti i progetti. «Nelle zone rosse i cantieri sono fermi, in quelle gialle sono rallentati dal tardato arrivo delle forniture», ha spiegato invece Buia, «In Italia il settore delle costruzioni, che attiva l'80% del sistema industriale nazionale e si concentra per il 70% sul mercato interno, si sta bloccando, con gravi conseguenze negative per il pil del Paese». Per questo le imprese chiedono «ammortizzatori sociali in deroga per le imprese, la sospensione dei pagamenti fiscali e contributivi e la riapertura dei cantieri per spendere 70 mld già disponibili, di cui 16 per il Sud». «Nel governo si parla di commissari straordinari e di modello Genova», dice, «abbiamo detto al premier Conte che se oggi ci vogliono 10-15 anni per fare una grande opera, i due terzi del tempo passano per le autorizzazioni fra il progetto e il bando di gara. Quindi bisogna snellire questo percorso, piuttosto che derogare alle norme sulle gare. Per noi», ha continuato Buia, «ricorrere a misure straordinarie non significa derogare al Codice degli appalti come hanno a Genova, perché simili procedure vanno bene in caso di disastri che richiedono risposte immediate. Non va bene neppure il modello utilizzato per il cratere del terremoto, il cui commissario di fatto non ha poteri e non ha potuto spendere nulla». Per l'emergenza in corso, spiega, «occorre semmai che la velocità diventi la normalità. Cioè, ridurre i tempi delle procedure a monte della gara, con un modello commissariale tipo quello adottato per la Napoli-Bari, col quale, all'interno del Codice degli appalti e con regole chiare e procedure trasparenti, si è riusciti a ridurre di due anni l'iter burocratico per le autorizzazioni fra i progetti e i bandi». (riproduzione riservata)