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22/09/2020

Ora preoccupano i cantieri edili «Difficile tracciare tutti i contatti»

Corriere del Trentino

Il monito dei sindacati
Dopo la carne ora a preoccupare è l'edilizia. Manuela Faggioni, presidente del Comitato consultivo provinciale Inail, che aveva fatto parte di quei tavoli Covid che avevano redatto i protocolli per la riapertura delle imprese, è preoccupata: «Stiamo assistendo a quello che avevamo previsto mesi fa quando il tavolo Covid era attivo. Con la riapertura delle attività lavorative, l'inizio degli spostamenti dei lavoratori sul territorio, la scuola e la raccolta agricola, era evidente che sarebbero aumentati i contagi». È mancato il dialogo nei mesi passati ma sono le maglie troppo larghe del contact tracing a preoccupare. «Non sono più stati attivati i tavoli che coinvolgono le parti sociali e si va avanti di ordinanza in ordinanza. L'edilizia è a rischio a causa del sistema degli appalti. Le squadre di lavoratori di aziende diverse si incontrano nello stesso cantiere magari anche solo per un turno. Succede che all'interno di una palazzina in costruzione ci siano squadre di lavoratori di aziende e territori diversi che permangono anche solo un giorno nel cantiere e poi se ne vanno. Tenere sotto controllo i contatti stretti e i potenziali contagi, e quindi operare un vero contcact tracing , è davvero complicato». Il problema non sono i protocolli, quelli sono stati disegnati nel momento di massima crisi e sono stati progettati per limitare al massimo ogni forma di contagio. La situazione attuale è frutto di un'applicazione parziale di quelle misure e una mancanza di personale che possa vigilare sul buon operato delle aziende. «Le norme di convivenza in cantiere sono state scritte durante dei lavori a cui ho partecipato personalmente e sono state scritte in un momento di massima allerta pandemica - continua Faggioni - quello che va fatto, oltre a mantenere una soglia di allerta molto alta, è mettere i lavoratori nelle condizioni di avere dei sistema di verifica del loro stato di salute che siano veloci, efficaci, riconosciuti e certificati». Il Trentino non può permettersi un nuovo lockdown e i suoi cittadini non possono permettersi di ammalarsi ma se le aziende sanitarie sono oberate di lavoro per i tamponi nelle ditte non c'è personale sufficiente per fare dei controlli mirati sui trasporti o su situazioni potenzialmente pericolose. «L'ultimo protocollo di aggiornamento sulla questione del trasporto dei lavoratori edili ha previsto l'aumento della capienza purché tutti gli occupanti indossino la mascherina, il trasporto è uno dei momenti più complicati e secondo me non era il caso di abbassare la guardia. Poteva rimanere capienza al 50% senza danneggiare nessuno perché sono furgoni piccoli da 7 o 5 posti e una diminuzione della capienza temporanea sarebbe stata certamente d'aiuto». Marco Segatta, presidente dell'associazione Artigiani è fiducioso verso le misure precauzionali ma non troppo verso la gestione dei cantieri: «I protocolli che sono stati fatti sono stati valutati in modo positivo ma bisogna capire dove ci sono stati i focolai più importanti e da dove sono arrivati. Sicuramente andando verso il cambio di stagione c'è la possibilità di nuovi casi ma ho fiducia nell'azienda sanitaria». Riccardo Lichene

Foto: Esposti Un lavoratore con mascherina al lavoro