MENU
Chiudi
29/10/2018

«Ora lo sblocco delle altre opere per favorire la crescita del Sud»

Il Mattino

Annamaria Furlan *
In questa Italia rissosa, con le idee confuse, in un clima permanente da campagna elettorale, il via libera ai lavori della Tap è una svolta importante, fortemente auspicata in questi anni dalla Cisl. Dopo tante polemiche e ritardi finalmente si dà spazio a una prospettiva di sviluppo, lontana da quella dannosa ideologia del no che da troppi anni frena nel nostro Paese la crescita, gli investimenti e di conseguenza l'occupazione. Il gasdotto Tap e' una opera strategica, capace di ridare ruolo e protagonismo alla politica energetica europea, rendere il nostro paese più indipendenti dalle forniture estere, ma , soprattutto, di incidere in modo consistente sulla riduzione dei costi dell'enegia a favore di famiglie e imprese. Lo sviluppo produttivo del paese e la tutela dell'ambiente e del territorio si possono e si devono conciliare, come abbiamo fatto con saggezza con l'accordo Ilva a Taranto. Ma occorre buon senso e senso di responsabilita, arginando sterili populismi e le posizioni radical. Ci sono gli strumenti, le tecnologie e dobbiamo utilizzare di più dialogo e il confronto con le parti sociali.
Sbaglia chi punta ancora ad una revisione complessiva delle grandi opere, fino a contemplare anche l'abbandono dei progetti. È la cartina da tornasole di un paese che non sa decidere sul proprio futuro, incapace di valutare, senza pregiudizi ideologici, qualunquismo ed interessi di bottega, l'importanza degli investimenti pubblici in infrastrutture per la crescita e lo sviluppo complessivo del paese. Questo è il vero aspetto debole della manovra del Governo Conte.
Parliamo di lavoro, di sostegno a migliaia di famiglie oggi in difficoltà, soprattutto nel Mezzogiorno, di ricchezza per tutto il paese. Chi volete che venga ad investire nelle regioni del Sud con l'alta velocità che si ferma a Salerno, una rete autostradale vecchia ed obsoleta, scuole ed ospedali che cadono a pezzi, un territorio lasciato a se stesso dove basta un temporale per provocare morte e devastazione? È la stessa Europa che incoraggia la realizzazione di grandi reti di collegamento, i corridoi europei che devono arrivare fino al Sud per favorire l'integrazione ed una piena circolazione delle merci e dei cittadini.
Le infrastrutture servono al nostro Paese per ridurre quel costo aggiuntivo che limita la nostra capacità competitiva. Vale per la Napoli-Bari, per la Sassari Olbia o la Siracusa-Gela. Vale per la Statale Ionica, per la realizzazione di quanto previsto dai contratti di programma di Ferrovie o di Anas in Campania, Puglia, Calabria. Ma è davvero lunghissima la lista delle opere pubbliche, dal nord al sud, in fase di realizzazione bloccate da ritardi amministrativi, veti della politica, ricorsi alla magistratura, appalti truccati, revisioni dei prezzi, campagne ideologiche. Parliamo di porti, acquedotti, dighe, raccordi stradali, ferrovie, metropolitane, termovalorizzori, ospedali, fino alle scuole dei piccoli Comuni. Di 37 grandi opere strategiche programmate negli ultimi 15 anni, solo 11 sono quelle arrivate al traguardo. Lo stesso Ministro Tria ha rilevato che le risorse ci sono e che oltre cento miliardi di euro sono immediatamente spendibili. Per non parlare dei fondi europei che non vengono utilizzati per mancanza di progettazione Si stimano in 330 mila posti di lavoro ed in 75 miliardi di euro le ricadute che lo sblocco di queste opere pubbliche avrebbero sull'economia nazionale. Ed allora che cosa stiamo aspettando?
Sono gli investimenti in infrastrutture, innovazione, ricerca, formazione a fare da moltiplicatore per la creazione di posti di lavoro. Questa è la vera manovra che servirebbe al paese, la vera sfida da lanciare all'Europa in nome dello sviluppo. Ecco perché la Cisl incalzerà il Governo ed il Parlamento per sollecitare lo sblocco di queste opere pubbliche, favorire gli investimenti, creare lavoro stabile per i giovani. Abbiamo un nuovo codice degli appalti ed una istituzione di garanzia come l'Anac che vigilano contro le infiltrazioni mafiose. Se c'è da migliorare delle norme, cambiamole. Ma sarebbe una sciagura pagare miliardi di euro di penali e mettere a rischio migliaia di posti di lavoro e la sussistenza di tante famiglie, per ritardare o arrestare i progetti infrastrutturali. Diffonderemmo solo l'idea di un Italia che si chiude al mondo, non rispetta gli impegni, rinuncia alle sfide della competitività nel mercato globale.
* Segretaria Generale Cisl
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore