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19/05/2020

«Ora il decreto semplificazione per stimolare gli investimenti»

Il Giornale di Vicenza

L'INTERVISTA. Il sottosegretario agli Interni soddisfatto dell'accordo tra Governo e Regioni per la fase due
Achille Variati: «Serve attenzione per non ricadere ma c'è bisogno di riaccendere l'economia veneta E gli aiuti non durano in eterno»
E quel pilota, secondo Variati, è proprio Giuseppe Conte, capace di navigare tra i marosi della politica anche quando infuria la tempesta. «Era dai tempi della seconda guerra mondiale che l'Italia e l'Europa non venivano travolte da una simile buriana - osserva il sottosegretario agli Interni - e occorre dire che Conte ha saputo tenere la barra a dritta con grande generosità e intelligenza».È stata una sorpresa per lei?Devo ammettere che avevo espresso critiche nei suoi confronti quando la sua figura di premier era rimasta compressa tra i due vice dell'epoca, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. In questa occasione, invece, ha dimostrato tutta la sua capacità, peraltro nel momento più complicato della storia repubblicana.In occasione di questo accordo raggiunto tra Governo e Regioni per rimodulare la fase due, però, qualcuno lo ha visto quasi arrendersi ai governatori. Lei come la vede?No, assolutamente. Questo è un accordo importante raggiunto sulla base della condivisione della responsabilità istituzionale. Di fatto lo Stato dimostra di fidarsi, se così si può dire, delle Regioni e per questo consegna loro la gestione differenziata della ripartenza.Una ripartenza un po' accelerata e con delle regole più lasche di quelle annunciate in precedenza: un metro di distanza anziché quattro, per esempio. Rischio ridotto?Attenzione. Se è vero che adesso i dati epidemiologici in Veneto sono tutti in discesa è anche vero che questi risultati arrivano dopo che il Governo aveva deciso, prendendosene la responsabilità, di chiudere la maggior parte delle attività del Paese. Al momento le vittime in Italia sono 32 mila, non oso pensare a che livello saremmo se non avessimo adottato quelle decisioni che all'epoca venivano contestate.E adesso? Guardi, io penso che questa che ci attende sia, paradossalmente, una fase ancora più critica della precedente. Non possiamo permetterci assolutamente di tornare indietro: finiremmo in una buca da cui non sarebbe più possibile uscire.È anche vero che l'alternativa sarebbe quella di rimanere in una buca scavata dalla depressione economica. Vicenza, il Veneto, l'Italia ce la faranno a ripartire?Quello che abbiamo raggiunto è un buon compromesso tra esigenze sanitarie e imperativi economici: non vogliamo morire di Covid ma neanche di povertà. Per questo alle famiglie, alle imprese, ai lavoratori arriveranno o stanno per arrivare aiuti in una quantità mai vista prima.Ma quanto ci mettono ad arrivare questi aiuti? La cassa integrazione in deroga, per esempio, è rimasta lontana dai conti correnti di chi ne avrebbe maggiore bisogno. Come mai?È vero, questo è un problema doloroso che rimane impigliato in uno dei tanti disguidi burocratici del nostro Paese. Per la cassa in deroga la richiesta va presentata alla Regione e abbiamo 20 modelli e procedure diversi per arrivare al decreto che finisce all'Inps. Adesso questo iter sarà semplificato e velocizzato. A proposito di burocrazia e ripresa, gli imprenditori non sono stati teneri nei confronti del governo in varie occasioni. Basteranno gli aiuti promessi a rinserrare i ranghi?Gli imprenditori avranno una funzione indispensabile e per questo abbiamo bisogno che riacquistino fiducia e tornino a investire. E quindi, al di là degli aiuti destinati alle aziende e alle famiglie, a Roma ci stiamo concentrando su quello che abbiamo chiamato decreto semplificazione.Di cosa si tratta?Non si può vivere di aiuti pubblici e questa è una fase eccezionale in cui abbiamo messo in campo mezzi eccezionali. Ma hanno senso solo se ci sarà un seguito produttivo, se gli imprenditori torneranno a investire. Pur vigilando sulle infiltrazioni mafiose, ci vuole il coraggio di sburocratizzare il codice degli appalti, velocizzare le commesse, ridare lavoro. Questo sarà l'obiettivo del prossimo decreto.Anche perché il piano Marshall in salsa europea non dura in eterno... Però è fondamentale perché, diciamocelo, senza Europa non saremmo andati da nessuna parte. Mi auguro che, così come il piano Marshall mise le basi per la creazione della Nato e della Cee, questo nuovo intervento sia un passo decisivo nella direzione dell'unione politica. Torniamo all'accordo tra Governo e Regioni. Come vigilerete sulla staccionata del contagio?Noi saremo severi con le Regioni. Valuteremo i parametri per il monitoraggio epidemiologico e sanitario: tu Regione in quanti giorni, dai primi sintomi, riesci ad arrivare alla diagnosi? E come riesci a ricostruire la cornice dei contatti del paziente positivo? Come sai gestire un focolaio? Lo Stato ha dato alla sanità più soldi che nei cinque anni precedenti e si avvicina il momento del pari trattamento tra servizi delle diverse Regioni. Evviva l'autonomia responsabile.Un discorso che piacerà a Zaia. A proposito, come valuta la gestione del virus in Veneto?Devo riconoscere a Zaia un grande impegno. Si è circondato di esperti che lo hanno aiutato e consigliato bene. Quando uno lavora tanto può anche sbagliare, e sulle case di riposo qualche errore è stato fatto. Ma il sistema veneto ha saputo reggere meglio anche in virtù di battaglie fatte in passato che non hanno sempre visto il centrodestra d'accordo.A cosa si riferisce?Sul fatto, per esempio, di aver puntato sulla rete territoriale della sanità e non solo sugli ospedali, come invece ha fatto la Lombardia, pagando un prezzo più alto. Una strategia che risale all'intuizione del primo modello varato dalla Democrazia cristiana. Un'ultima questione riguardo i Comuni. Lei è stato sindaco di Vicenza e il suo successore, Francesco Rucco, ha detto che con questi conti finiti in rosso rischia di finire in carcere se eroga determinati servizi. Può tranquillizzarlo?Lo tranquillizzo subito: non finirà in carcere. Io per primo so che l'80 per cento dei servizi è in capo ai Comuni che verranno messi nella condizione economica di poterli erogare. In modo rigoroso, però, e nessuno pensi di speculare. Ci sarà un tavolo presieduto dal ragioniere generale dello Stato e può essere che chiederemo un preconsuntivo in corso d'anno per renderci conto dei fabbisogni effettivi e sanare. Nessun sindaco finirà in galera. © RIPRODUZIONE RISERVATA