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11/06/2020

Ora Conte è tra due fuochi

La Prealpina

Il Piano Colao divide la maggioranza: Pd e Leu attaccano il premier RIFORME
ROMA - Un documento, coi capitoli che faranno da architrave al piano di Rilancio del Paese, dalle infrastrutture, alla riconversione ecologica, fino alla sburocratizzazione: è la base da cui Giuseppe Conte dovrebbe partire, nel confronto con le opposizioni e le parti sociali negli stati generali dell ' econo mia. Il premier, che dovrebbe recepire anche alcune delle proposte della task force di Vittorio Colao, inizia a discuterne con i ministri, poi sentirà i capigruppo di maggioranza. Ma le tensioni non sono sopite e i partiti di maggioranza già si dividono sul documento prodotto dalla task force (e non firmato dalla consulente di Palazzo Chigi, Mariana Mazzuccato). C ' è chi non esclude slittamenti degli incontri, che dovrebbero iniziare venerdì pomeriggio. E chi, dalle fila del Pd come del M5S, già invita a riportare in Parlamento il centro della discussione. Dopo il vertice di lunedì notte coi capi delegazione, Conte avvia il confronto coi ministri: vede Gaetano Manfredi, Fabiana Dadone, Giuseppe Provenzano, Vincenzo Amendola. Proseguirà oggi e, se servirà, anche domani convocando i capigruppo di maggioranza. Il suo documento potrebbe intersecarsi col Piano nazionale delle riforme, che il governo deve portare al Consiglio dei ministri entro giugno e che al ministero dell ' Econo mia era pressoché pronto. Poi ci sarà tempo fino a settembre-ottobre per articolare le proposte da presentare all ' Unione europea per accedere alle risorse del Recovery Fund, che all ' Italia potrebbe portare fino a 172 miliari ma difficilmente prima del 2021. Tutto a posto? No, perché i partiti di maggioranza, Pd su tutti, non nascondono i loro timori per l ' efficacia delle risposte che, al di là degli stati generali, si sapranno dare a un Paese dove la crisi fa montare l ' insofferenza e calare il consenso del governo: «Non dobbiamo essere pigri. C ' è da affrontare lavoro, sicurezza e riapertura delle scuole. Bisogna essere rigorosi e concreti, utili e lungimiranti», dice Nicola Zingaretti, pur ribadendo di non voler far cadere il governo. I Dem restano convinti che si debba fare al più presto ricorso ai fondi del Mes, da subito disponibili. E sciogliere a uno a uno i dossier sospesi, a partire da Autostrade, dal decreto sulle semplificazioni e sullo sblocco dei cantieri che, atteso da tempo, potrebbe non arrivare prima di fine mese. Ma le tensioni non più celate, alimentano in Parlamento scenari futuribili di crisi. Si ipotizza un ' intesa tra Dario Franceschini, Matteo Renzi e Luigi Di Maio per sostituire Conte a Palazzo Chigi, magari con un ministro del suo governo. Tutti i diretti interessati negano. Qualche attrito però lo ha creato, lunedì sera, la diffusione del rapporto in 121 punti della task force di Colao, prima che fosse distribuito ai ministri. Il manager potrebbe essere invitato agli stati generali ma il Pd resta convinto che le scelte le debba assumere la politica. Quel rapporto non porta la firma di Mazzuccato che, in un ' audizione parlamentare, spiega di essere stata assorbita dal lavoro che sta portando avanti come consulente a Palazzo Chigi. Ma la vicinanza dell ' eco nomista a M5S, porta più d ' uno a notare i punti di attrito tra alcune delle proposte del documento e le idee pentastellate, nel giorno in cui Vito Crimi " consulta " i rappresentanti del Movimento in vista degli stati generali. Non piacciono al M5S temi come la volunta ry disclosure o lo stop al Codice degli Appalti che fanno invece esultare la Lega. Disconosce il documento anche Nicola Fratoianni di Leu. Mentre tra i Dem c ' è chi farebbe proprio il testo, come Andrea Marcucci, e chi vede luci e ombre, come Graziano Delrio. «Il governo non ha un progetto per l ' Italia e per questo si affida alle task force», afferma Mariastella Gelmini da Fi. E Giorgia Meloni attacca: «Ci piacciono poco le passerelle, gli Stati generali a casa nostra sono il Parlamento della Repubblica».

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