scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
21/04/2021

Opere pubbliche per il lavoro

ItaliaOggi - DAVIDE MATTEI

Le priorità dei partiti secondo quanto emerso nel webinar promosso da Cassa ragionieri
Sbloccare gli investimenti puntando sulle politiche attive
Investimenti pubblici e politiche attive, due argini alla crisi occupazionale post pandemica. Sbloccare le opere pubbliche e puntare sulle politiche attive di avviamento al lavoro per arginare l'emorragia inarrestabile di posti di lavoro in Italia, sono due misure che sembrano mettere d'accordo maggioranza di governo e opposizione. I decreti che hanno dato il via a 58 cantieri, per un ammontare di circa 66 miliardi di euro, attraverso la previsione di strutture commissariali per la loro gestione, sono una prima preziosa boccata d'ossigeno per la ripartenza economica. Ce ne sono altrettanti pronti a partire una volta che la delicata e complessa macchina burocratica made in Italy riuscirà a superare le infernali pastoie autorizzative. Tirando le somme, dall'altro lato, della resa del Reddito di cittadinanza, emerge la necessità di procedere a una profonda revisione di una misura che, senza mezzi termini, ha fallito sul piano della ricollocazione dei benefi ciari nel mercato del lavoro. Bisogna separare nettamente le misure assistenziali destinate ad aiutare le persone in difficoltà, dalle politiche attive di accesso al lavoro che poggiano su ben altri presupposti. Questi i due temi che hanno caratterizzato il Forum «Lavoro da casa o a casa senza lavoro?"» organizzato dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha visto protagonisti Antonio Viscomi, deputato del Partito democratico componente della Commissione Lavoro, Marco Di Maio deputato di Italia Viva componente della Commissione Affari costituzionali, Graziano Musella, componente di Forza Italia in Commissione Lavoro della Camera e Walter Rizzetto, rappresentante di Fratelli d'Italia in Commissione Lavoro. Nel corso dell'incontro Paolo Longoni (consigliere d'amministrazione della Cnpr) ha sottolineato che «una delle componenti fondamentali del lavoro sono le opere pubbliche perché rappresentano un moltiplicatore dell'economia. Ma spesso i cantieri non partono per motivi burocratici. Soffriamo di iper-regolamentazione. Basti pensare al Codice degli appalti con le sue 22 modifi che negli ultimi anni, gravato da 50 decreti attuativi del Mit e altrettanti dell'Anac. Per non parlare dei blocchi che derivano dalla giustizia con i ricorsi amministrativi sugli appalti e quelli derivanti dai timori dei dipendenti della p.a. nel mettere fi rme sugli atti. Tutte queste procedure come possono essere semplifi cate?». Secondo Eleonora Lecchi (Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Bergamo): «Bisogna puntare sulla digitalizzazione se si vuole reagire alla crisi occupazionale. Un processo che presuppone conoscenze approfondite e formazione continua. In molti confondono la digitalizzazione del lavoro con lo smart working. La normalità non è l'esperienza fatta nel corso dell'emergenza Covid. Servono modelli di lavoro più attuali e calibrati che poggino sulla cultura digitale. Il mondo delle professioni, per esempio, utilizza piattaforme e siti della Pa bizantini "barcamenandosi" tra modelli sempre diversi. È auspicabile l'uniformità delle piattaforme e dei programmi». © Riproduzione riservata Pagina a cura di CASSA RAGIONIERI ED ESPERTI CONTABILI