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29/09/2020

Opere pubbliche la Semplificazione fa sparire le gare

La Repubblica - Affari Finanza - stefano carli

L'allarme di progettisti e costruttori
Ance e Oice denunciano un drastico calo dei bandi in luglio e agosto. È l'effetto delle nuove soglie. Iter meno trasparente ma non più veloce. E tra poco arrivano i miliardi Ue
C ampanello d'allarme per le gare pubbliche: tra luglio e agosto c'è stato un crollo netto dei bandi pubblicati, sia per le opere che per i progetti. Lo dicono rispettivamente Ance e Oice le associazioni confindustriale dei costruttori e delle società di ingegneria. I primi parlando di gare in calo nel bimestre estivo di oltre il 15% in numero, e in lieve crescita (+2.3%) in importo, ma è un dato che nasconde più di quel che dica. Gli ingegneri rilevano un meno 25,7% nel numero di bandi e ben un meno 81,1% in termini di valore nel solo mese di agosto. Sono numeri da guardare con preoccupazione, tanto più che tra pochi mesi arriveranno i miliardi europei del Recovery Fund che sulle infrastrutture promettono di dedicare un terzo circa dei 209 miliardi totali assegnati all'Italia. Ma che cosa è successo? La colpa, a detta di Ance e Oice, è del decreto Semplificazione. Che cosa è succeso? Che il Dl Semplificazione, originariamente promesso per aprile, poi slittato a maggio, poi a giugno e infine a luglio, ha cambiato le regole del gioco. Ma nell'intento, senz'altro condivisibile, di sveltire gli iter per la realizzazione delle opere pubbliche, annoso problema italico, si potrebbe dire che abbia buttato il bambino e tenuto l'acqua sporca. Per quanto riguarda i progetti ha alzato la soglia sotto cui non si devono fare le gare pubbliche ma si può andare ad affidamento diretto (secco o dopo aver invitato un numero ridotto di aziende ad arbitrio dell'amministrazione) da 40 mila a 150 mila euro. Per quanto riguarda le opere vere e proprie, ha fatto qualcosa di più complicato: lo riassume l'infografica qui a lato, ma in sostanza ha fissato che al di sotto della soglia stabilita dall'Ue perché un'opera diventi di interesse europeo, ossia sopra un valore di realizzazione di 5,3 milioni di euro, non c'è più bisogno di fare gare. «Non c'è più obbligo di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il massimo della pubblicità è dar notizia del bando sul proprio sito istituzionale - spiega Edoardo Bianchi, vicepresidente Ance - Poi, a seconda dell'importo, si invitano un numero crescente di aziende, ma fino ad un massimo di 15, in modo diretto. Insomma, non c'è più trasparenza. E poiché le stazioni appaltanti italiane sono circa 16 mila, la cosa diventa di fatto impossibile. Passi forse per le grandi aziende, che devono tener d'occhio una trentina tra le maggiori stazioni appaltanti, ma per quelle più piccole è un problema reale. E poi di fatto portando la soglia sotto la quale non c'è obbligo di bandire una gara pubblica fino al limite della soglia europea, significa di fatto dire che tutto il mercato nazionale si aggiudica senza gara: più che una semplificazione questa è una deregualtion». A questo punto si spiega anche perché le gare per opere in luglio e agosto siano nonostante tutto aumentate, del 2,3% in valore, dato che sembrerebbe contrastare l'esistenza di un problema. Ciò che è accaduto è semplicemente che nel periodo hanno pesato 4 gare di Rfi, la rete ferroviaria che fa capo a Fs, per un importo complessivo di quasi 3 miliardi. Per tutti bandi di importo inferiore ai 5 milioni è stata una débacle. Stessa cosa sul fronte delle progettazione. Ora, la progettazione ha valori decisamente inferiori, l'intero 2019 ha aggiudicato bandi per 580 milioni. «Ma la progettazione vale il 3-4% del valore totale dell'opera a cui si riferisce - spiega Andrea Mascolini, direttore generale dell'Oice - Il 2020 era anche partito bene, nei primi sei mesi, nonostante quindi il confinamento e le varie misure restrittive, avevamo già raggiunto come valore economico dei bandi quasi l'intero ammontare dell'anno prima, 574 milioni. Poi, dopo il Semplificazione, tutto è cambiato. Siamo passati da una media giornaliera di 13 bandi di gara censiti dal nostro Osservatorio, ad 8 bandi appena in luglio e agosto e a 7 nella prima quindicina di settembre. Ora aspettiamo di vedere che cosa succederà con i nuovi aggiustamenti del Semplificazione». Il governo ha infatti varato alcune modifiche. Per i bandi di progettazione ha riabbassato la soglia, scendendo da 150 mila a 75 mila. Ma è rimasta sempre quasi il doppio rispetto ai 40 mila precedenti. Il nuovo limite è entrato in vigore appena nei giorni scorsi ma non servirà molto tempo per capire quali effetti porterà. «Nel frattempo - rileva ancora Mascolini - sottolineiamo che sono raddoppiati i bandi in cui la progettazione viene affidata direttamente all'azienda incaricata della realizzazione, mentre la diversità di soggetto che progetta e soggetto che realizza è una garanzia di maggiore efficienza del meccanismo. E sono in aumento anche gli "accordi quadro", dove un'amministrazione sceglie un appaltatore a cui affidarsi per un periodo di tre anni». «C'è da rimarcare - fa eco Bianchi dell'Ance - che queste continue variazioni nelle normative creano incertezza e questa sì che allunga i tempi invece di tagliarli. E poi c'è da dire che comunque per riportare a livello europeo i tempi di esecuzione delle opere pubbliche italiane non è togliendo le gare che si raggiungerà l'obiettivo. Anzi, il contrario». Uno studio di Bankitalia pubblicato a dicembre scorso su "Tempi di realizzazione delle opere pubbliche" stabilisce che i ritardi nel compimento delle opere sono dovuti ai cosiddetti "tempi di attraversamento" tra una fase e l'altra. Quasi il 70% del tempo si perde per passare dalla fase di progetto al bando di gara. Le gare in sé assorbono il 17% dei tempi e la fase esecutiva è quelle che richiede meno tempo di tutti, appena il 16%. Le lungaggini insomma si concentrano all'inizio, specie nella fase delle richieste autorizzative a tutte le varie amministrazioni interessate ad un'opera, sia per i tempi di risposta che per le modifiche che vegono costantemente richieste costringendo così i progettisti ad un estenuante gioco dell'oca. «A permettere la ricostruzione record del ponte Morandi di Genova - spiega Bianchi - ha giocato soprattutto il fatto che lo si è ricostruito sul medesimo tracciato e questo ha permesso di non dover richiedere una lunga serie di autorizzazioni». FONTE ANCE, OICE I numeri Come sono cambiate le soglie per i bandi Prima e dopo il Dl Semplificazione I numeri opere pubbliche in gara
I numeri il crollo estivo dei bandi di gara per la progettazione buon primo semestre 2020 poi il brusco calo in luglio e agosto

Foto: Edoardo Bianchi vicepresidente Ance


Foto: Andrea Mascolini direttore generale Oice


Foto: Il nuovo ponte di Genova in fase di costruzione: l'opera è stata inaugurata lo scorso 3 agosto a meno di 2 anni dal crollo