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26/03/2021

Opere, garantire l’opinione di tutti

Corriere dell'Alto Adige

●L'editoriale
Enemmeno una pletora di commissari governativi, se non si porrà mano all'ordinamento per evitare i conflitti del tipo Valdastico-Besenello. Dove, nel voler completare gli ultimi tratti della A 31 non c'è nessuna imposizione di imperio, nessuna espressione di una ingiustificata supremazia statale, nessuna arbitraria volontà della maggioranza contro il diritto, ma solo il diritto/dovere di perseguire un «prevalente interesse nazionale». È evidente che il problema sta nell'incapacità italiana - anche frutto di carenze normative figlie della riforma costituzionale del titolo V del 2001 - di far percepire, prima, e di realizzare, poi, opere di prevalente interesse nazionale che in quanto tali non sono altri rispetto agli interessi di Besenello e della Provincia di Trento. Opere quelle di interesse nazionale che, diversamente da quelle di prevalente interesse regionale o locale, dovrebbero prevedere un iter autorizzativo fatto di «opinioni», garantite a tutti i cittadini - ad esempio tramite il «dibattito pubblico» - e di «pareri», espressi obbligatoriamente da regioni (o province autonome) e comuni, ma di «decisioni» finali riservate allo Stato. Un iter che non nasconde nessun esercizio di arbitraria supremazia statale perché l'interesse nazionale servito da ogni opera che vi si richiami - e quella in questione lo è essendo stato oggetto di un 'Intesa Generale Quadro firmata tra lo Stato e la Regione del Veneto, sentita la Conferenza delle regioni e delle province autonome - è, per definizione, quello di tutti i cittadini italiani, compresi quelli di Besenello. Una volta definita di interesse nazionale un'opera va poi però protetta da ogni diversa «opinione» frutto della libera interpretazione di questa o quella amministrazione. Ai cittadini - è il caso di Besenello - che si trovano a dover sopportare, a differenza degli altri italiani, gli inevitabili impatti negativi dell'opera deve essere consentito di pretendere il massimo delle mitigazioni e compensazioni adeguate, ma mai di impedire la sua realizzazione. Un sacrificio più facilmente comprensibile e sopportabile - e questa è una delle chiavi perdute dai governi italiani degli ultimi vent'anni nella gestione dei rapporti tra stato ed autonomie regionali e locali - se i cittadini di Besenello avessero potuto dire la loro, tramite i loro rappresentanti nella Provincia autonoma e nel Parlamento, nella definizione delle opere di interesse nazionale nell'ambito di quel Piano generale dei trasporti sempre previsto dalla legge, compreso il decreto 50/2016 di riforma del codice degli appalti, ma non più redatto dai primi anni duemila. Un piano che avrebbe reso evidente il quadro complessivo dei sacrifici imposti/accettati anche a/da altri Comuni d'Italia per le tante altre opere programmate nell'interesse nazionale e che avrebbe posto le basi perché, in piena trasparenza, ognuno accettasse di dare il proprio contributo al bene comune. Dalle, purtroppo pasticciate, definizioni del prevalente interesse nazionale succedutesi in quasi cinquant'anni la Valdastico Nord non è mai stata esclusa. Paolo Costa © RIPRODUZIONE RISERVATA