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01/12/2019

Opere anti-alluvione, burocrazia spietata: i cantieri sono fermi

Unione Sarda

Opere anti-alluvione, burocrazia spietata: i cantieri sono fermi
Mancano i tecnici per le autorizzazioni
A Uras stanno ancora aspettando il via libera della valutazione d'impatto ambientale. Sono passati sei anni dall'alluvione del novembre 2013 che qui oltre ai danni alle case e ai campi si lasciò dietro un'altra croce in cimitero, ma le opere di mitigazione del rischio ancora sono un disegno sopra un foglio di carta. «È un'attesa frustrante perché abbiamo necessità immediata di questi interventi: l'acqua per noi rappresenta sempre un pericolo», dice la sindaca Anna Maria Dore. Va così a Uras e nei centri del circondario, l'Unione dei Comuni del Terralbese che appunto attende il via libera al progetto da 60 milioni di euro. E va così a Olbia, Posada, Galtellì e nella gran parte degli ottanta Comuni colpiti dalle ondate di piena degli ultimi anni.
Emergenza dimenticata
Argini, vasche di laminazione, ponti, messa in sicurezza dei canali tombati: la maggior parte delle opere, nonostante l'urgenza, sono ancora bloccate nella palude delle autorizzazioni e alla fase di progettazione preliminare. Basti dire che su quasi 500 milioni (in totale) assegnati alla Sardegna per gli interventi contro il dissesto idrogeologico, verranno finite entro il 2021 infrastrutture per soli 32 milioni. E mentre l'ultima ondata di maltempo sta lasciando strascichi anche nell'Isola, il paradosso di una burocrazia che frena persino i lavori dell'emergenza è stato sollevato dalla Corte dei Conti, precisamente dalla sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato. Nella relazione presentata poche settimane fa, i giudici contabili hanno rilevato che del Fondo triennale per la progettazione delle opere assegnato nel 2016 alle singole regioni è stata erogata solo una prima tranche del 26%. Alla Sardegna, per dire, è stata destinata una delle quote più importanti, quasi 12 milioni e mezzo di euro per 23 progetti, ma fino a oggi sono stati impegnati poco più di 2 milioni del primo acconto erogato (3 milioni). Il risultato più immediato è che la Regione non può chiedere la seconda tranche dei fondi, quella più importante, sicché, nonostante l'urgenza, si allungano ulteriormente i tempi per la costruzione delle opere che mettono in sicurezza il territorio e le comunità. Un esempio: se molti dei danni registrati negli anni in Sardegna sono dovuti alla furia dei fiumi interrati, bisogna ricordare che i 56 milioni di euro destinati tre anni fa dal governo e dalla Regione alla sistemazione di 57 canali tombati in 40 Comuni sono ancora fermi visto che l'iter della progettazione è appena all'inizio.
I soldi nel limbo
È il paradosso: i soldi ci sono (quasi 500 milioni dal Patto per la Sardegna, Mutuo infrastrutture, Por 2014-2020, Accordi di Programma vari), ma non si riesce a spenderli. Perché? Intanto per via della lentissima approvazione dei progetti nelle lunghe e complesse procedure di messa in gara dei lavori. E poi perché da un lato la Regione (dove il presidente è commissario straordinario) e dall'altro i Comuni (talvolta anche le Unioni) finiscono per essere bloccati dalle norme sugli appalti e dal carico di opere urgenti da avviare. Non solo. La Regione, annotano i giudici contabili, «ha spiegato lo stallo con la notevole mole di interventi e di risorse finanziarie da gestire a seguito dell'Accordo di programma e la carenza di risorse economiche da destinare alla costituzione di un'adeguata struttura operativa». Un'adeguata struttura operativa in realtà è stata fatta, la centrale regionale di committenza, però va a rilento come tutto il resto.
Il geometra tuttofare
Per accelerare progetti e appalti la Regione ha coinvolto direttamente i Comuni, ma questi, con uffici tecnici generalmente ridotti all'osso, non possono fare più di tanto. «È frustrante», dice Giovanni Santo Porcu, sindaco di Galtellì, paese colpito più volte dalla furia del Cedrino. «Le risorse per fare le opere ci sono, ma il nostro ufficio tecnico poggia su un solo dipendente, un geometra che deve occuparsi di tutto, dalla facciata della scuola alla messa in sicurezza del fiume. Ecco, se non mi si dà la possibilità di affiancargli due persone, è chiaro che si rallenta tutto. Se a questo aggiungiamo i tempi lunghi degli uffici in Regione e le mille pastoie dell'iter degli appalti, prima che un'opera venga finita passano gli anni».
Piera Serusi