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07/10/2018

Opere al palo, la furia dei residenti

Il Gazzettino

SACILE
«Venite a vedere e constatare come opera chi amministra il Comune». Questo l'invito lanciato dai residenti davanti alla passerella pedonale al Vecchio Molino sul Rio Paisa a San Giovanni del Tempio, chiusa da tre anni da quando una tromba d'aria l ha danneggiata facendo cadere su di essa alcuni grossi alberi. Un passaggio molto frequentato che rappresenta una valida alternativa in sicurezza alla Pontebbana per i ragazzi che vanno a scuola e di collegamento con i servizi parrocchiali.
LA PROTESTA
I lavori di sistemazione sono stati finalmente appaltati, ma a parte il cartello esposto del cantiere nessun effettivo inizio. E sulla vicenda è stata presentata un'interpellanza da parte delle opposizioni. La rabbia dei residenti è mista a incredulità e rassegnazione: «Ci vergogniamo noi per loro, non saliamo più le scale del Municipio per farci prendere in giro - dicono alcuni residenti - Da aprile tanti annunci stampa: prima che i lavori erano appaltati, poi che erano stati effettivamente appaltati visto che prima non lo erano, fino a quello di un mese fa che i lavori sono partiti, ma non è vero niente. Tutto è ancora fermo come tre anni fa. Danno colpa alla solita burocrazia, ma per la Gronda Est in questo stesso tempo sono stati fatti progetti e i lavori sono stati finanziati e iniziati. Ma la burocrazia non è sempre quella? Ciò che cambia evidentemente è l'interesse di chi ci amministra». Confessa una signora: «Io ho votato per questo sindaco ma sono davvero delusa. Fra i residenti ci siamo chiesti cosa possiamo fare e abbiamo chiesto ai consiglieri di opposizione di dare voce alla nostra indignazione. Quando faranno davvero i lavori? Quando è previsto che la passerella tanto importante per noi torni agibile?».
LA RISPOSTA
Pronta è arrivata la risposta sia alla comunità che all'interpellanza dell'opposizione da parte dell'assessore alle opere pubbliche Roberto Ceraolo: «L'interpellanza mi offre lo spunto per una riflessione di rilievo più generale che non è condizionata dal fatto che i lavori, in questo caso specifico, sono già completati e saranno consegnati domani, con la conseguente riapertura del percorso nel giro di qualche giorno. Purtroppo i tempi per la realizzazione di un'opera pubblica, anche la più banale, ancorché necessaria alle esigenze della comunità, non sono sempre brevi. Entro la fine dello scorso anno, quand'ero ancora sindaco della città, sono state bandite venti gare d'appalto per una somma totale che supera i quattro milioni di euro. Di questi appalti, dopo nove mesi, alcuni non sono ancora partiti, altri lo sono appena, altri ancora sono conclusi ma attendono la formalizzazione della ri-consegna dall'impresa all'ente pubblico. Carenze degli amministratori? Ho sempre pensato che sindaco e assessori debbano farsi carico di tutte le problematiche che afferiscono all'Ente, ma è ora di denunciare senza mezzi termini i guasti provocati dalla Bassanini e da questa continua proliferazione di norme che rendono l'esecuzione di un'opera pubblica un vero e proprio percorso a ostacoli, anzi, un calvario. Da quando la legge Bassanini è entrata in vigore, tutte le competenze gestionali sono affidate agli uffici, gli amministratori devono stare alla larga se non vogliono essere indagati per turbativa d'asta o abuso d'ufficio. Non è che i funzionari non facciano il loro lavoro, anzi, ma è chiaro che la loro preoccupazione non è legata al giudizio dell'elettorato, che non li riguarda, bensì al possibile intervento degli organi superiori, di controllo burocratico, e se la procedura è stata eseguita in modo corretto e puntuale, quasi maniacale mi permetto di dire. Quando gli amministratori dei Comuni chiedono interventi di semplificazione e di sburocratizzazione lo fanno a ragion veduta, ma i provvedimenti legislativi vanno continuamente nella direzione opposta. Questa è una vera urgenza di cambiamento di cui i governi dovrebbero finalmente farsi carico. Inoltre i meccanismi di aggiudicazione delle gare d'appalto, oltre a offrire il fianco a sempre possibili ricorsi, frustrano la volontà degli amministratori locali di ricorrere sempre nei criteri della massima trasparenza ed economicità a un più incisivo ricorso all'opera delle imprese locali. É facile intuire come siano proprio il sindaco e gli assessori i più felici di un veloce svolgimento delle opere, e il pressing sugli uffici è sempre di costante pungolo, dopo aver provveduto a tutte le necessità di propria competenza, in primis con il reperimento delle necessarie risorse economiche».
Michelangelo Scarabellotto
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