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21/06/2019

OPERAZIONE MINERVA Le casse dell’Unidav, l’univers…

Il Messaggero

OPERAZIONE MINERVA
Le casse dell'Unidav, l'università telematica teatina, usate come un bancomat, ovvero, per dirla con le parole del procuratore capo della Repubblica di Chieti Francesco Testa, depredate attraverso un sistema di frodi, appropriazioni e falsificazioni di documenti su larga scala. Soldi che venivano utilizzati per i fini più vari come la costituzione di altre società e fondazioni, come la Fondazione Ceria Lugano, per il pagamento di fatture personali, per la gestione di aziende di persone collegate al consiglio di amministrazione.
LE ACCUSE
E' uno spaccato devastante quello che esce dalle 184 pagine di ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Isabella Maria Allieri su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani che ieri ha portato all'arresto di 5 persone e al sequestro preventivo di mobili, immobili e conti correnti per circa 800 mila euro, anche se la Procura ritiene che i soldi spariti dalle casse di Unidav siano molti di più.
I PROVVEDIMENTI
In carcere sono finiti Lorenzina Zampedri, Antonio Trifone e Ciro Barbato, ovvero una ex componente del Cda di Unidav e membro del cda di Eduworld, un avvocato, l'ultimo ad essere catturato, e una sorta di supporto all'attività bancaria di trasferimento del denaro. Arresti domiciliari, invece, per Antonio Cilli, già membro del Cda e professore straordinario della università d'Annunzio, e Luigi Salesi, imprenditore nel settore della formazione e dell'istruzione. Per loro accuse a vario titolo, di peculato, riciclaggio, autoriciclaggio e abuso d'ufficio. A lasciare di stucco gli inquirenti è il bando predisposto dalla Fondazione Gabriele D'Annunzio, di cui Unidav è una costola, che ha che ha consentito alla slovacca Sevs, formalmente una organizzazione senza scopo di lucro, di ottenere il controllo di Unidav. Sevs a sua volta controllata da una società di Malta, la Eduworld. Su quel bando, censurato per illegittimità dal Tar, la Procura ha annunciato ulteriori indagini: l'aspetto singolare, infatti, è che quel bando avrebbe dovuto semmai ricercare per Unidav, che in quel momento (novembre 2011) aveva seri problemi e voleva rilanciarsi, un socio alla pari e non un partner istituzionale al quale offrire la maggioranza del Cda e dunque il controllo totale, controllo che invece sarebbe dovuto restare nelle mani della Fondazione e dunque dell'università d'Annunzio. Di fatto quel bando individuò un padrone per Unidav che ne è rimasta alla mercé almeno fino a quando, scattata l'indagine, è partito anche un repulisti generale nell'organo di governo dell'ateneo telematico.
Non meno singolare è capitolo relativo al pagamento con l'aggiudicazione a Sevs per 2.650.000 euro da pagare in 7 rate annuali, di cui le prime 4 pari a 265mila euro e le restanti di 530.000. La Sevs infatti paga la prima rata, la seconda viene pagata di fatto di tasca propria da un componente del cda di Unidav, Angelo Ambrosio e la terza dalla Eduworld per conto della Sevs. Gli inquirenti però scoprono che Unidav paga nello stesso frangente alla società maltese una fattura di 350mila per nonmeglio chiarite prestazioni e il giorno dopo la società maltese trasferisce alla Fondazione D'Annunzio 256mila euro come pagamento della terza rata per conto di Sevs. Incredibile ma vero, Unidav finisce col pagare la rata del suo partner, anzi del suo padrone.
Alfredo D'Alessandro
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