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07/09/2021

Operai sfruttati e subappalti illeciti Nei guai i vertici di Ediltione spa

Corriere del Trentino

Dieci indagati, tra cui due società. L'accusa: «Orari gravosi e niente riposi, neppure a Natale» Chiusa l'inchiesta Negli atti spunta anche l'estorsione: lavoratore costretto a restituire metà stipendio
La sveglia suona alle cinque del mattino, o forse qualche minuto prima, nel piccolo appartamento di Gardolo, 55 metri quadrati con una sola stanza da letto, da dividere in sei. Ci si veste in fretta per raggiungere in tempo il cantiere, se la strada è lunga la sveglia squilla nel cuore della notte perché alle 6-6.30 del mattino inizia la giornata di lavoro. Dodici ore per 65 euro al giorno e una pausa pranzo di appena mezzora. I più fortunati guadagnavano cento euro, ma i riposi non erano consentiti. Sabato, domenica, feste natalizie, nulla di tutto questo era concesso ai lavoratori. I cantieri per loro non chiudevano mai e qualcuno sarebbe stato anche costretto a restituire parte dello stipendio al titolare. Tutti zitti, altrimenti c'era il rischio di perdere il lavoro e sarebbe stato un destino oltremodo peggiore. È un quadro a tinte fosche quello tracciato dalla Procura di Trento nell'avviso di conclusione indagini a carico di otto persone, tra cui i vertici della nota impresa di costruzioni Ediltione spa, accusati di associazione a delinquere finalizzata a dissimulare subappalti non autorizzati, allo sfruttamento della manodopera e all'evasione. Nei guai sono finiti Derio Bianchi, presidente del cda di Ediltione, Fabio Antolini, amministratore delegato, Ivan Zulberti, presidente del cda della spa dalla fine giugno del 2019, Livio Colizzolli, amministratore delegato, nonché responsabile del controllo della regolarità delle presenze in cantiere, Daniele Amistadi, direttore dei lavori di Ediltione, Agostino Zani, amministratore della società Az Pitture Trento srl, El Fattah Fawzi Abdou Bisar, titolare della ditta individuale Bisar Costruzioni, Abdelfattah Fawzy Mohamed Beisar, titolare della ditta «La Piramide costruzioni», Mohamed Salah Walid Nabawy. Sono indagate per la responsabilità amministrativa anche la Ediltione spa con sede a Tione e l'Az Pitture Tn srl. A svelare i presunti appalti illeciti e lo sfruttamento di lavoratori egiziani erano stati i carabinieri, l'indagine era poi passata alla guardia di finanza che ha cristallizzato il quadro attorno al presunto giro di subappalti non autorizzati e fatture gonfiate. Un anno di indagini serrate, verifiche fiscali, contabili e a metà agosto la pm Patrizia Foiera ha chiuso l'inchiesta portando alla luce un nuovo caso di caporalato. È un quadro decisamente meno grave rispetto all'inchiesta padovana, che a fine luglio ha coinvolto la «B.M. Services» di Lavis e la Grafica Veneta, quello ipotizzato dalla pm trentina, ma negli atti si parla di nove lavoratori egiziani sfruttati, costretti a «gravosi orari di lavoro.. senza godere di ferie o periodi di riposo». Agli otto indagati viene contestato l'art. 25 del Dl del 4 ottobre 2018 numero 113 del Decreto Salvini (che ha inasprito le pene sui subappalti illeciti), in particolare negli atti la Procura fa riferimento alla realizzazione di opere affidate da Apac a Ediltione nel 2016 per le quali Ediltione avrebbe concesso in subappalto la realizzazione dei lavori in cartongesso, ma senza l'autorizzazione, necessaria, del Comune di Prezzo-Pieve di Bono. Nel mirino della Finanza è finito l'appalto per il Centro di aggregazione dei giovani a Creto (opera da 1 milione e 899.000 euro affidata a Ediltione) per la quale gli indagati avrebbero impedito anche le verifiche sui requisiti di idoneità tecnica del subappaltat0re; sulla carta, inoltre, tre operai egiziani risultavano alle dipendenze dell'impresa di Tione, ma in realtà erano Zani ed El Fattah a gestire i lavoratori. «Inserisci anche la scritta Ediltione spa perché i nostro nome deve necessariamente comparire...». Questo il messaggio inviato da Zulberti a Zani il 20 ottobre 2019. Non solo: secondo l'accusa gli indagati avrebbero gestito una «contabilità parallela» relativa ai lavori non autorizzati nel periodo tra settembre e novembre 2019. Al titolare de «La Piramide costruzioni» e a Bisar viene contestato anche l'omesso versamento dei contributi Inps. Ma negli atti spuntano anche le fatture gonfiate. I vertici della spa di Tione e di Az Pitture avrebbero «quantificato falsamente i costi dei lavori di cartongesso» per guadagnare di più (il costo autorizzato pari a 119.108 sarebbe lievitato fino a 135mila euro). Poi ecco il piano estorsivo, Zani avrebbe costretto, minacciandolo, un operaio a restituire la metà del suo guadagno, ossia 3.000 euro. Queste le accuse, ma ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare le proprie controdeduzioni. Dafne Roat

Foto: Un cantiere Operai al lavoro. La Finanza ha scoperto un nuovo caso di caporalato nel mondo dell'edilizia