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08/05/2020

«Opera modernissima» a inizio ‘900 di cui parlarono i giornali e le riviste

La Gazzetta Del Mezzogiorno

IL DEPURATORE Costruito dal prof Girolamo Ippolito era quasi sperimentale
Costruito dal prof Girolamo Ippolito era quasi sperimentale
l «L'illustrissimo Provveditore per le Opere Pubbliche della Lucania, Gr. Uff. Ing. Franklin Colamonico, nel fissare i termini dell'appalto concorso, intese appunto creare un'opera modernissima che avesse quasi il carattere di impianto sperimentale, sui risultati del quale si sarebbe potuto in seguito orientare le future installazioni del genere ... l'impianto completa quelle esperienze che sono state già svolte nella Stazione Sperimentale per la epurazione delle acque di fogna in Foggia». Sono le parole con cui il progettista dell'impianto potentino, l'ing. Girolamo Ippolito, presenta il nuovo depuratore di Potenza sulla rivista «Acqua e gas» n. 11 e 12 del 1938 in un articolo intitolato «L'im pianto di epurazione delle acque di fogna di Potenza». L'epuratore di Potenza, come si sarebbe detto a quei tempi, era attivo da 3 anni (entrò in funzione il 21 ottobre del 1935) dopo essere stato realizzato dall'Impresa "Capuano" sotto la direzione dei lavori del Regio Genio civile di Potenza. L'impianto consentiva «l'epurazione completa, anche ai fini della utilizzazione irrigua delle acque di fogna, in tempo asciutto». Il trattamento si basava sull'utilizzo controllato di microorganismi spontaneamente presenti in natura e consentiva la rimozione del carico inquinante dalle acque nere, con la produzioni di fanghi che erano a loro volta trattati per produrre metano che sarebbe stato utilizzato per il funzionamento stesso dell'impianto. Una rivoluzione. E una rivoluzione che prese le mosse da ragioni di salute pubblica. In particolare, le epidemie di colera che si verificarono tra fine '800 e inizi '900, spinsero a emanare provvedimenti che miravano a garantire acqua potabile e depurazione delle acque di scarico. E il 19 aprile 1922 il Consiglio Superiore dei lavori pubblici stabilì che per l'irrigazione non si potessero più usare acque di scarico se non depurate. Il mutato quadro spinse amministrazioni e mondo scientifico alla ricerca di soluzioni. La cosa avvenne anche a Potenza dove, in precedenza, la via di scarico era il Basento. «Se consideriamo il caso particolare del fiume Basento, che sarebbe qui destinato a ricevere i canali collettori scriveva il dott. Michele Ricciuti del 1889 -, troviamo che le condizioni si fanno anche peggiori ... Ora chi conosce quanto sia lento il movimento dell'acqua del Basento, e quanto scarsa la quantità d'acqua in certi periodi, potrà ben comprendere come tale sistema di smaltimento sia inapplicabile, potendosi correre perfino il pericolo che i materiali ristagnino allo scoverto». Un tema che riprese vigore negli anni Venti con la documentazione del Piano Regolatore della città. «Per i noti inconvenienti igienici - vi si legge quando si parla di fognature - derivanti dal libero sbocco nel Basento, che essendo alla sua origine, ha carattere spiccatamente torrentizio, di talché per buona parte dell'anno resta all'asciutto o la sua portata si riduce a poche decine di litri al secondo, l'in teressato Comune ha giustamente domandato che l'importante opera di risanamento sia dallo Stato integrato con adatto impianto di depurazione biologica per irrigazione, preceduto da vasche di decantazione, terrosabbie, e vasche settiche». Aspirazioni che trovarono una risposta nel progett0 di Ippolito. Il professore italiano era in relazione con l'ingegnere tedesco Karl Imhoff, unanimemente riconosciuto come il padre della scienza della depurazione. Fu così che realizzò prima a Foggia una stazione sperimentale di depurazione e quindi a Potenza quello che il provveditore alle opere pubbliche dell'epoca presentò negli «Annali dei Lavori Pubblici» del 1935 come «il primo impianto in Italia, nel quale siano stati realizzati un completo ciclo epurativo, un completo ciclo digestivo dei fanghi ed una completa utilizzazione dei gas della digestione, dei liquami epurati e dei fanghi digeriti». Un impianto unico, che per la prima volta coniugava smaltimento e recupero energetico. «I dati raccolti dall'impianto di Potenza - scrisse nel 1939 l'ing. Giuseppe delle Canne, sul "Il monitore tecnico: giornale di architettura d'Ingegneria civile ed industriale, d'edilizia ed arti affini" dimostrano che il gas proveniente dalla depurazione biologica delle acque cloacali ha un potere calorifico di circa 5.600 calorie, e che il quantitativo che si può raccogliere in seguito ad una normale digestione tecnica, può ritenersi di circa 15-20 litri per ogni abitante connesso e per giorno». Una meraviglia per l'epoca in una città all'avanguardia nella tutela di acque e ambiente. [g.riv.]

Foto: PROGETTO Una planimetria dell'epoca