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10/04/2021

Opera, appalti pilotati e mascherine “rubate” il sindaco in manette

La Repubblica - Massimo Pisa

Indagine dei carabinieri
«Proprio così! Figure di m... a tutto spiano».
Lo smacco era grosso. Una gara d'appalto da un milione di euro, pilotato nei minimi dettagli. Poi spunta un concorrente, un'offerta migliore e il rifacimento del campo sportivo di via Fratelli Cervi, a Opera, sfuma. "Giusè", l'imprenditore ennese Giuseppe Corona è affranto. Si sfoga con "Giovà", il socio e concittadino Giovanni Marino: «Vuol dire che abbiamo il piatto apparecchiato, la tavola apparecchiata e non ci sappiamo mangiare».
● I segue dalla prima di Milano Carta vince, carta perde, al suk degli appalti gestito dal sindaco forzista di Opera Tonino Nucera, erede del leghista sceriffo Ettore Fusco, oggi suo vice. Anzi, non più, visto che oltre ai domiciliari decretati dal gip Fabrizio Filice, oltre alla perquisizione in casa Nucera in cui sono stati sequestrati documenti e 6 mila euro in contanti, il Comune è stato sciolto dal prefetto Renato Saccone. Lavori uguale favori, procedure come orpello. Imprenditori come Marino e Corona, o come il 71enne Rosario Bonina, messinese di Brolo, che si sdebitavano ristrutturando per 40 mila euro la casa di Rosaria Gaeta, responsabile municipale di lavori e appalti e compagna di Nucera.
La ragnatela smantellata dall'inchiesta dei carabinieri della prima sezione del Nucleo investigativo, guidati dal capitano Michele Mezzetti e dal tenente colonnello Antonio Coppola, ci riporta all'Italia di provincia più opaca. Nelle carte accumulate dai pm Stefano Civardi (con l'aggiunto Maurizio Romanelli dell'Anticorruzione) e Silvia Bonardi (con il capo della Dda Alessandra Dolci), fa rumore la vicenda delle mascherine. Introvabili un anno fa.
Eppure eccolo, Nucera, a elemosinarle a un compiacente funzionario della Città metropolitana: «Facciamo una cosa - la risposta - voi avete delle cooperative sociali, delle Rsa? Poi dopo ci pensate voi». La casa di riposo Anni Azzurri diventa schermo per ottenere pacchi da duecento, nonostante le blande proteste: «No... Com'è? Prima me li dai e poi me li togli? Dài, tienile per te non ti preoccupare». La farmacia comunale deve subire il ratto («Facciamo così, 1.500 vendile, e 500 gli dico di portarle da noi che le teniamo lì se ci servono»). Perfino il responsabile della Protezione civile deve sottostare, con beffa del sindaco: «No però io vengo lì che faccio tutta la scena, hai capito che voglio dire? Con te facciamo due foto, perché è giusto dài, che ti do risalto». E per darle a chi? Alla ex moglie: «Le mascherine ai miei, che non ne hanno, non ne hai in ufficio?». A dipendenti spiritose: «Ascolta sindaco...
le mascherine quelle azzurre, ne hai rubate un po' di quelle che dovevano andare alla Rsa?».
Si chiama peculato, secondo l'accusa. E si chiama corruzione quell'intreccio, documentato dai carabinieri, che doveva portare Marino e Corona a vincere i lavori per il campo comunale. L'uomo-cerniera, colpito da interdittiva ad esercitare la professione, è il 45enne architetto bresciano Simone Firmo, progettista del Locate District, potente e intraprendente. Suggerisce a Gaeta di inserire un particolare tipo di manto sintetico nei requisiti del progetto («L'erba, dovete fare quello che vi ho scritto io l'altra volta»), poi mette in contatto Marino e Corona con la Limonta, che la produce. Propone uomini di fiducia nella commissione giudicante, chiede la direzione occulta dei lavori, procede d'intesa con Nucera. Ma confeziona un progetto assai modesto.
«L'offerta tecnica fa schifo ah! Fa cagare proprio... non so nemmeno se prendiamo punti!», si lamenta Marino a ridosso del bando. «Dobbiamo sperare solo che siamo soli e basta». Invece arriva la beffa per i compari. È lo stesso sindaco, dopo le buste, a fare lo shampoo all'architetto, alla presenza di Corona: «Quella roba lì non va assolutamente bene eh! Sono due paginette buttate li! Zero!». Tanto da minacciarlo di escluderlo da lavori futuri.
Per il rifacimento di tre scuole, finanziato dal Miur, Nucera si dimostra tanto rapace («Te lo sto dicendo non voglio restituire allo Stato un cazzo di centesimo»), quanto rapido. Il preventivo viene affidato a Rosario Bonina a voce, con la ridanciana copertura di Rosaria Gaeta: «Non lo protocolliamo!». Lo "stabile asservimento dei pubblici ufficiali agli interessi privati propri e dei terzi collusi", fustigato dal gip, diventa pericolosissimo inquinamento con lo smaltimento della fresatura d'asfalto, la parte residuale e più tossica di lavori stradali ultimati a Opera, Locate Triulzi, Monza e Segrate. Almeno un milione di chili di materiale che, invece di essere stoccato presso i centri autorizzati a 16 euro la tonnellata, è finito a ricompattare terreni sotto una tensostruttura, sversato su terreni agricoli nel Parco sud, interrato nel cantiere di una passerella pedonale. Tutto coperto da moduli fittizi e bolle retrodatate.
Un gioco pericoloso, pizzicato dai controlli dell'Arpa. E dal tentativo di "controspionaggio" da parte di Giuseppe Corona, di contattare invano - tramite la moglie, agente di polizia locale a Melegnano - un maresciallo dei carabinieri di San Giuliano Milanese: «Vogliamo stare tranquilli, noi siamo con le carte a posto».

Foto: STEFANO DE GRANDIS FOTOGRAMMA


Foto: kLa città Il Municipio di Opera


Foto: kTonino Nucera Il sindaco arrestato


Foto: Le opere Da sinistra il centro sportivo e i lavori stradali, opere finite nell'inchiesta, la residenza per anziani Anni Azzurri (in alto) cui sono state "sottratte" le mascherine e il municipio di Opera