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16/05/2020

Offerte, l’utile non fa l’anomalia

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Chiarimento dell'Autorità anticorruzione sulla congruità delle proposte economiche
Non si può stabilire una soglia minima di profi tto dall'appalto
La valutazione di congruità di una offerta è esercizio della discrezionalità tecnica della stazione appaltante da condurre sull'affidabilità complessiva e della sostenibilità dell'offerta; non rileva un giudizio sulla soglia minima di utile. Lo ha chiarito l'Autorità nazionale anticorruzione con la delibera 22 aprile 2020 n. 354. Secondo l'orientamento consolidato della giurisprudenza e dell'Autorità, le valutazioni dell'amministrazione in ordine all'anomalia e alla congruità dell'offerta costituiscono espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile solo in caso di macroscopica irragionevolezza o di decisivo errore di fatto. L'Anac ha aggiunto che il sindacato dell'Autorità non può tradursi in una nuova verifi ca di merito, trattandosi di questione riservata all'esclusiva discrezionalità (tecnica) dell'amministrazione, né può comportare una verifi ca delle singole voci dell'offerta, poiché così facendo si invaderebbe una sfera propria della p.a. Deve, invece, essere ammessa la possibilità di produrre, in sede di verifica dell'anomalia, preventivi dell'impresa fornitrice con valore probante delle condizioni particolarmente vantaggiose spuntate dal concorrente di una gara pubblica. Per quel che concerne la valutazione delle offerte, l'Autorità ha più volte precisato che la valutazione richiesta alla stazione appaltante con riguardo alla congruità dell'offerta deve essere condotta in modo complessivo, avuto riguardo ai costi del personale, a quelli della sicurezza aziendale, all'incidenza dell'utile di gestione, nonché alle spese generali. Su questo aspetto era stata riconosciuta legittima l'esclusione di un concorrente che, nel corso della procedura di verifica dell'anomalia, non aveva presentato adeguate giustificazioni in ordine ad alcuni specifi ci aspetti (quali, tra l'altro, la mancata indicazione dell'incidenza delle spese generali e dell'utile di impresa) non esplicitati nell'offerta. Nel caso specifi co esaminato dall'Anac si eccepiva anche sull' utile ricavabile da un appalto, elemento di cui, per consolidata giurisprudenza, «al di fuori dei casi in cui il margine positivo risulti pari a zero, non è possibile stabilire una soglia minima al di sotto della quale l'offerta deve essere considerata anomala, poiché anche un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio significativo, sia per la prosecuzione in sé dell'attività lavorativa, sia per la qualifi cazione, la pubblicità, il curriculum derivanti per l'impresa dall'essere aggiudicataria e aver portato a termine un appalto pubblico». Inoltre, «al di fuori dei casi in cui il margine positivo risulti pari a zero, non è possibile stabilire una soglia minima di utile al di sotto della quale l'offerta deve essere considerata anomala, poiché non è sufficiente a rendere incongrua un'offerta il solo fatto che alcuni dei suoi elementi costitutivi risultino anormalmente bassi, ma è necessario che la riscontrata sottostima dei costi sia tale da erodere completamente l'utile dichiarato». Da qui la conclusione, per l'Anac, che la stima del 4% effettuata dall'aggiudicataria (non essendo pari a zero o prossima a zero) non porta di per sé a dubitare dell'affidabilità e serietà dell'offerta, in mancanza dell'allegazione di altri concreti elementi (da parte dell'istante) volti ad evidenziare un'erosione dell'utile dichiarato dalla società dovuta alla sottostima delle voci di costo. Analogo discorso è valido con riferimento alla stima dell'8% delle spese generali. © Riproduzione riservata

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