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11/08/2020

Obbligo dichiarativo pure per circostanze pregresse

ItaliaOggi Sette - Francesco Avagliano e Raffaele Rubino

Al fi ne della partecipazione a gare pubbliche, per la cessionaria di ramo d'azienda, sussiste l'obbligo dichiarativo, ex art. 80 del Codice appalti, anche relativamente alle circostanze pregresse inerenti la propria cedente. La falsa dichiarazione integra un autonomo motivo di esclusione, a prescindere dalla valutazione discrezionale della stazione appaltante. È quanto afferma il Tar Campania - Salerno con la sentenza n. 897 del 15 luglio 2020. All'esito di una procedura a evidenza pubblica un'operatrice economica ricorreva avverso gli atti di gara nella parte in cui avevano ammesso, mantenuto in gara, e aggiudicato la commessa, per gravi omissioni dichiarative della prima classifi cata. Quest'ultima, poco prima che scadesse il termine per la presentazione delle offerte, aveva acquistato un ramo d'azienda, spendendo i requisiti di capacità tecnica, finanziaria e professionale della cedente per raggiungere le soglie previste dalla Lex Specialis. Sennonché la cessionaria aveva omesso di rappresentare che la propria dante causa era incappata, prima che intervenisse la cessione, in un provvedimento di revoca dell'aggiudica ed in una risoluzione contrattuale per gravi inadempimenti, misure entrambe riferite al medesimo settore oggetto di gara. La cessionaria avrebbe invero dovuto rappresentare anche tali fondamentali circostanze, onde - in disparte l'autonoma rilevanza dell'omessa dichiarazione, a prescindere dalla successiva attività di valutazione discrezionale, quale autonoma doglianza in base al quale le stazioni appaltanti escludono l'operatore economico «che presenti nella procedura di gara in corso e negli affi damenti di subappalti documentazione o dichiarazioni non veritiere»] - consentire alla stazione appaltante un'autonoma e serena valutazione sull'affi dabilità dell'aspirante. Per il noto principio cuius commoda, eius et incommoda, infatti, «il cessionario, come si avvale dei requisiti del cedente sul piano della partecipazione a gare pubbliche, così risente delle conseguenze, sullo stesso piano, delle eventuali responsabilità del cedente» (così Cons. stato, sent. 3331/2019 cit.). Secondo il giudice salernitano «... il cessionario che si avvale dei requisiti del cedente sul piano della partecipazione a gare pubbliche risente anche delle conseguenze, sullo stesso piano, delle eventuali responsabilità del cedente (cfr. Cons. stato n. 3331/2019), di modo che in capo al cessionario gravano gli obblighi dichiarativi e le possibili conseguenze espulsive operanti con riferimento alla società ceduta... Tale principio, ovviamente, vale anche quando oggetto della cessione non è un'intera società, ma un ramo d'impresa... In questo quadro, l'art. 80, comma 5, lett. c), del Codice degli appalti, rappresenta una norma di chiusura del sistema, che impone agli operatori economici di portare a conoscenza della stazione appaltante tutte le informazioni relative alle proprie vicende professionali, anche non costituenti cause tipizzate di esclusione (cfr. Cons. stato n. 6787/2018, n. 6530/2018, n. 4532/2018 e n. 3592/2018), salva la possibile irrilevanza di illeciti commessi dopo il triennio anteriore alla adozione degli atti indittivi (cfr. Cons. stato n. 1605/2020)». «... Si applica, dunque, l'orientamento giurisprudenziale per cui l'esclusione dalla gara può trovare causa non soltanto nella ritenuta rilevanza dell'illecito professionale, ai fi ni dell'art. 80, comma 5, lett. c), ma anche - come nella fattispecie - nella mancata indicazione dello stesso, ai sensi della lett. f-bis), trattandosi di fatto costituente di per sé autonoma causa di esclusione, comportando l'impossibilità della stazione appaltante di valutare consapevolmente l'affi dabilità del concorrente (cfr. Cons. stato n. 70/2020, n. 1649/2019 e n. 6576/2018)». Nelle more di causa la resistente aveva fi nalmente aggiudicato la gara alla ricorrente. Anche su tale aspetto è signifi cativa la pronuncia poiché, ponendosi nel solco della consolidata giurisprudenza, ha fatto applicazione del principio di soccombenza virtuale e condannato la p.a. resistente e la controinteressata alla refusione delle spese del giudizio in favore della ricorrente. © Riproduzione riservata