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30/12/2018

Nuove gare per il gas, corsa a ostacoli Dalmine parte ma arrivano i ricorsi

Eco di Bergamo - fausta morandi

Gli ambiti I Comuni devono aggregarsi per scegliere i soggetti a cui affidare la rete di distribuzione Legge del 2007, eppure molti bandi non sono nemmeno avviati. Il nodo è stabilire il valore degli impianti
Ricorsi, verifiche che vanno per le lunghe, Comuni (tanti) da mettere insieme su una partita complessa. Sembra una corsa a ostacoli il percorso che dovrebbe portare i Comuni a indire le nuove gare d'ambito per la distribuzione del gas naturale.

Di che si tratta? Ciascun Comune, finora, ha scelto in autonomia (dal 2000 necessariamente attraverso una gara) il gestore a cui affidare la rete che sul proprio territorio porta il gas ai cittadini e alle imprese. Nota bene: non si tratta della società venditrice a cui ognuno di noi paga la bolletta, ma di chi si prende cura dell'infrastruttura, dai tubi alle cabine. Il cui costo, comunque, non è tema indifferente per i cittadini: anche la distribuzione rappresenta infatti una voce della fattura che regolarmente riceviamo.

Ebbene: con una legge del 2007 lo Stato ha stabilito che, nell'ottica delle economie di scala e puntando a una maggiore efficienza del servizio, i Comuni dovessero indire le gare non ognuno per sé, bensì aggregandosi in ambiti «ottimali» (detti Atem, Ambiti territoriali minimi), poi definiti da un decreto ministeriale del 2011. In Bergamasca queste aree, che raggruppano ognuna diverse decine di Comuni, sono sei e ciascuna fa riferimento a un capofila, che assume il ruolo di stazione appaltante nel bandire la gara: si tratta di Bergamo, Dalmine, Lovere, Treviglio, Albino e Romano.

Lo stallo

Ma a sette anni dalla definizione degli ambiti, a che punto sono le gare? Nemmeno partite, nella maggior parte dei casi. Non solo in Bergamasca: l'unica in Italia finora aggiudicata è quella dell'ambito del Comune di Milano.

Gli altri provano a districarsi tra problemi vari, mentre la gestione del servizio viene portata avanti in molti casi in proroga, e dunque senza la possibilità di manutenzioni straordinarie sugli impianti.

L'ambito di Dalmine, il più «avanti» tra le realtà orobiche, ha pubblicato ad agosto una prima richiesta di manifestazioni di interesse, per individuare i soggetti da invitare poi alla gara. Ma il termine, fissato al 30 novembre scorso, ha dovuto essere rinviato: l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) non ha ancora dato l'ok su alcuni numeri. Da stabilire infatti, Comune per Comune, c'è il valore delle reti, che oggi sono di proprietà degli stessi municipi o dei gestori attuali, a cui spetta un rimborso. E le linee guida per fare i conti sono state già impugnate davanti al giudice, finendo addirittura alla Corte di Giustizia europea (di cui si attende il pronunciamento). «Spetta all'Arera vigilare sulle cifre: se si va a gara senza le necessarie verifiche, il rischio è di vedersi poi annullato il bando, come successo in altri ambiti - racconta Elton Dogani, esperto dello studio veronese Cavaggioni che si occupa di consulenza sul tema per diversi Comuni italiani (comprese realtà bergamasche) -. Un altro problema sono i ricorsi: se ne stanno registrando molti. In campo ci sono interessi economici elevati».

E in effetti, anche a Dalmine sono già arrivati i ricorsi: una società del settore - ricordando appunto che la questione pende alla Corte di Giustizia - ha contestato davanti al Tar i valori relativi a Pontida, Caprino e Paladina (l'udienza è fissata per ottobre 2019), e un'altra impugnazione è giunta dal Comune di Ponte San Pietro. Nonostante tutto, si prova ad andare avanti: «L'obiettivo - dice la sindaca Lorella Alessio - è chiudere la partita nel 2019. I vantaggi per i cittadini? La logica del legislatore è dare solidità al sistema. L'auspicio è che i soggetti che si aggiudicheranno le reti mettano in campo investimenti».

La continuità territoriale su bacini più ampi punta in effetti a superare lo «spezzettamento», migliorando l'efficienza (anche se, puntualizzano alcuni amministratori, gli effetti reali si potranno valutare solo dopo l'avvio delle nuove gestioni). Di sicuro si ridurrà il numero di soggetti in campo: oggi a livello nazionale i gestori sono circa 200, ma, vista la dimensione degli ambiti, c'è chi ipotizza che al termine del processo si conteranno sulle dita di una mano, o poco più: solo le realtà più grandi saranno probabilmente in grado di scendere in pista.

Obiettivo 2019

Se Dalmine dunque ha già emanato il bando, anche le altre realtà orobiche si stanno muovendo, tutte con l'obiettivo di far partire la gara il prossimo anno. «Il tema dei valori delle reti è molto complesso», conferma da Treviglio il sindaco Juri Imeri. Alcuni paesi, dalla Bassa alle valli, non hanno ancora fatto pervenire alle stazioni appaltanti i propri dati. E il timore, una volta raccolti tutti, è di doverli riaggiornare, visto che l'Autorità chiede cifre risalenti al massimo a due anni prima. Dato il prolungarsi dei tempi, la Regione dal 2017 avrebbe anche potuto far scattare i commissariamenti. Decisione che Milano ha invece per ora evitato, provando a venire incontro ai Comuni con una guida pratica su come portare avanti questo complesso processo. L'anno che sta iniziando potrebbe essere quello decisivo.

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