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23/06/2020

Nuova inchiesta sulla mafia dei boschi Acquisiti atti in Regione e nei Comuni

Gazzetta del Sud

Visita dei carabinieri nel dipartimento Ambiente su disposizione della Dda
Gli inquirenti lavoranoa possibili infiltrazioni nella filiera del legno Si verificano le gared'ap pal to e le autorizzazioni peri tagli sui monti della Sila
Gaetano Mazzuca Determine, bandi, appalti, centinaia di documenti vengono in queste ore setacciatie confrontati con mappee rilievi dell' altopiano della Sila. La Dda di Catanzaro lavora a una nuova inchiesta sull' oro verde della montagna, il taglio dei boschi. Ieri mattinai militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale, su disposizione del sostituto procuratore Veronica Calcagno, hanno acquisito attie documenti nel dipartimento Ambiente della Regione Calabria. In contemporanea altri militari hanno acquisito ulteriore documentazione negli uffici tecnici dei Comuni della Presila catanzarese. Ora il materiale verrà analizzatoe confluirà nel fascicolo già aperto sulla scrivania del pm Calcagno.L' attenzione, secondo quanto si apprende,è concentrata sulle gare per le autorizzazioni al taglio degli alberi nella Sila catanzarese. Sul rilascio della Scia ma anche sulla quantità di cippato che viene destinato alle centralia biomasse. Un business lucroso in un territorio poco cont rollato. Da tempo la filiera del legno in Calabriaè al centro dell'attenzi one. Già nel 2015 la" Relazione sull' attività delle forze di polizia sullo stato dell' ordinee della sicurezza pubblicae sulla criminalità organizzata" dedicava un paragrafoa quanto stava avvenendo La CittadellaL' edificio che ospita gli uffici della Regione Calabria nei boschi calabresi. «Anche a causa della crisi economica-è scritto in quel documento- siè assistito ad una recrudescenza di fenomeni di illegalità nei confronti della risorsa forestale. In certe aree della Calabria, sono state accertate così spesso infiltrazioni di criminalità organizzata nel settore, da indurre il Corpo forestale dello Stato,a proporre, anche per le alienazioni dei boschi pubblici, le procedure di certificazione antimafia previste dalla normativa per gli appalti pubblici». La relazione descriveva un veroe proprio sistema: «Sono stati accertati infatti, da parte delle ditte boschive che partecipano alle aste, accordi preventivi illeciti finalizzati alla spartizione di lotti da aggiudicaree ricorsoa" cartelli"finali zzatia tenere bassii prezzi della based' asta mediante accordi segreti ed illegittimi. Si instaurano così dei monopoli od oligopoli ove pochi soggetti, di fatto, tengono in pugno pubbliche amministrazione, anche mediante minacceo atti corruttivi,e determinano il prezzo finale del lotto boschivo. Successivamente si verificano prelievi di legna illegittimi, sconfinamenti di superfici, subappalti illegittimi, utilizzo di manodopera in nero se non addirittura clandestina». Un quadro esattamente sovrapponibile a quanto emerso nell' inchiesta" St ige" coordinata dalla Dda. In quel fascicolo gli inquirenti hanno ricostruito la «riconquista criminale della Sila» nei territori al confine tra le province di Crotonee Cosenza. Le indagini hanno fatto emergere le infiltrazioni dei clanei loro contatti con uomini delle istituzioni. Ora lo stesso" modello"crim inale potrebbe riproporsi nei boschi della Sila catanzarese.