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09/09/2020

NUOVA IMPRESA IN CINQUE MOSSE

Corriere della Sera - Buone Notizie - leonardo becchetti*

È nata una generazione di imprenditori e innovatori lungimiranti Attenti all'ambiente e alle persone e non solo al conto economico Come accompagnare ed estendere questa «evoluzione della specie»? Il ruolo della premialità aziendale e del voto con il portafoglio Il 20% degli acquisti sono pubblici e avvengono con gare: i meccanismi dei criteri ambientali e sociali minimi già in vigore per gli appalti devono essere rafforzati e messi <
è nata una nuova generazione di imprese e organizzazioni sociali. E con esse una nuova generazione di imprenditori e di innovatori più ambiziosi e capaci di riunire in una sola persona le due figure puntando non solo al profitto e alla creazione di valore economico ma anche all'impatto sociale e ambientale delle proprie scelte. Questa «evoluzione della specie» è la conseguenza naturale della ricerca di una sempre maggiore generatività e ricchezza di senso delle azioni umane e dunque della soddisfazione di vita. La domanda chiave di questi tempi è in che modo possiamo, come cittadini e istituzioni, accompagnare questo percorso diventando levatori delle energie della società (la giusta via di mezzo per le istituzioni pubbliche tra le due idee, entrambe sbagliate, del laissez faire e dello stato imprenditore tuttofare).

In primo luogo bisogna imparare a leggere il nuovo campo da gioco costruendo e misurando la qualità della partita con gli indicatori appropriati. È preistorica la predisposizione del solo conto economico tradizionale senza una rendicontazione non finanziaria che misuri indicatori sociali (qualità e dignità del lavoro, incidenti sul lavoro, grado di partecipazione dei lavoratori) e ambientali (impronta di carbonio, grado di circolarità del prodotto, emissioni inquinanti, fonti di produzione dell'energia). Misurare queste cose non è più difficile che calcolare l'Ebitda di un'impresa e già esiste un mercato di software che rendono l'attività semplice e a basso costo economico e di tempo.


Secondo, c'è da riformare tutto il sistema della premialità aziendale (bonus per i manager e premi di produzione) che al momento non include il rispetto di obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale facendo correre il rischio alle imprese ed organizzazioni di andare prima o poi a sbattere contro il «rischio Esg». Per intenderci con un semplice esempio: perché le ricompense vadano a chi crea valore sostenibile e non a chi lo estrae dall'impresa e dai suoi portatori d'interesse va premiato chi ha migliorato la situazione economica senza aumentare gli incidenti sul lavoro o le emissioni inquinanti. Altrimenti, come direbbe il nobel Stiglitz, stiamo confondendo l'aumento di benessere e di «ricchezza» della società con l'aumento della ricchezza di qualcuno che si crea una rendita a scapito della propria comunità.


Terzo, il codice civile deve cambiare per tener conto della novità, come già in parte accaduto con la nascita delle Benefit corporations che hanno statutariamente un obiettivo sociale assieme a quello della creazione di valore economico. Quarto, i cittadini ma anche le istituzioni devono esercitare con maggior forza ed energia il loro «voto col portafoglio» premiando nel loro interesse, i prodotti e i servizi di imprese e organizzazioni che contribuiscono al bene comune e dunque anche al loro bene. Circa il 20% di acquisti nell'economia sono acquisti pubblici realizzati in genere attraverso gare d'appalto. Sarebbe un paradosso se le istituzioni "premiassero" chi produce con i propri comportamenti danni per le loro comunità invece che il contrario. Per questi motivi i meccanismi dei criteri ambientali e sociali minimi già in vigore per gli appalti devono essere rafforzati ed effettivamente messi in opera attraverso l'opportuno aggiornamento di formazione delle stazioni appaltanti.


Quinto e non ultimo, non dobbiamo ignorare che proprio su questi temi si gioca la vera grande scommessa di Next Generation Eu (altrimenti noto anche come Recovery Fund ). Dove l'Unione Europea troverà le somme ingenti (208 miliardi solo per l'Italia) per finanziare il programma? Impossibile, a meno di rischio di implosione del fronte interno e di realizzare una partita di giro, che ciò accada solo chiedendo un aumento degli Stati membri della contribuzione al bilancio comunitario. La Ue ha scommesso su una Border Tax che le imprese che producono fuori dai confini comunitari sfruttando criteri e costi ambientali e sociali sotto i nostri standard dovrebbero pagare in termini di Iva maggiorata quando vengono a vendere i loro prodotti sul mercato comunitario. I germogli e i primi esempi di nuova economia esistono e «Buone Notizie» ha fatto in questi anni uno sforzo lodevole per portare alla ribalta e raccontare tante migliori pratiche. Con una strategia in cinque mosse possiamo favorire il loro mainstreaming e creare le premesse per quella crescita di sostenibilità e ricchezza di senso del modello economico di cui oggi abbiamo drammaticamente bisogno.


*Economista - Università di Tor Vergata


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