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06/06/2019

Novità e nodi critici del decreto

La Gazzetta Del Mezzogiorno

Lo Sblocca-Cantieri punta a semplificare, ma attenzione alla trasparenza
di FRANCESCO PAOLO BELLO* Le modifiche più rilevanti apportate al Codice degli Appalti (d. lgs. n. 50/2016) dal decreto cosiddetto «Sblocca Cantieri» attengono innanzi tutto a una non trascurabile inversione di tendenza in materia di criteri di aggiudicazione nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici. Il d.lgs. 50/2016, infatti, nella sua primissima versione, che segue le direttive europee del 2014, prevedeva come regola generale che la selezione dei concorrenti dovesse avvenire sulla scorta del criterio dell'offerta economicamente vantaggiosa. E ciò evidentemente in un'ottica di tutela della libera concorrenza, poiché la preferenza accordata a tale criterio consente di valorizzare la qualità e la sostenibilità delle offerte. Il decreto «Sblocca Cantieri» reintroduce la possibilità per le pubbliche amministrazioni - pacifica sotto la vigenza del precedente Codice di cui al d. lgs. 163/2006 - di scegliere in sede di redazione della legge di gara tra prezzo più basso ed offerta economicamente più vantaggiosa. I criteri quindi tornano a essere completamente pari ordinati. Ed è evidente la ratio sottesa a tale scelta: si vuole contemperare il rispetto dei principi comunitari con l'interesse pubblico all'affi damento dell'appalto alle condizioni più vantaggiose per l'Ente, per conseguire risparmi di spesa e garantire una sana gestione delle risorse pubbliche. L'altra novità attiene l'innal zamento della soglia di ammissibilità del subappalto. Il Codice pone un limite quantitativo alla possibilità per l'appaltatore di affidare a terzi l'esecuzione di parte delle prestazioni da effettuare, corrispondente al 30% dell'impor to complessivo del contratto principale. Con la conseguenza che, in caso di superamento di detta soglia, il subappalto non può essere autorizzato. Ebbene, l'anomalia del sistema normativo italiano del tutto isolato sotto tale aspetto consisteva nel fatto che il diritto comunitario non prevede un'ana loga soglia quantitativa. Sul punto è intervenuto il decreto «Sblocca cantieri» che, pur non elidendo del tutto il limite, ne ha previsto l'innalzamento dal 30 al 50%, favorendo cosi l'ingresso nel mercato delle commesse pubbliche da parte di piccole e medie imprese. Il decreto «Sblocca Cantieri», inoltre, impatta sulle norme che riguardano il contenzioso in materia di appalti. Viene definitivamente superato il rito «superaccelerato», introdotto con il Codice del 2016, che onerava le imprese di contestare le ammissioni (altrui) e le esclusioni (proprie), entro 30 giorni dalla pubblicazione dei provvedimenti. Gli stessi Tar però hanno a più riprese evidenziato le criticità di tale istituto processuale, sottoponendo all'attenzione della Corte Costituzionale l'irragionevolezza - anche sotto il profilo dei costi di accesso alla giustizia amministrativa - di una previsione che impone ai concorrenti di proporre ricorsi al buio, contestando l'altrui ammissione prim'ancora di conoscere la propria posizione in graduatoria e, quindi, la concreta possibilità di conseguire l'aggiu dicazione della gara. Lo «Sblocca Cantieri» tra l'al tro, semplifica le procedure di affidamento, reintroducendo un regolamento unico. Considerando tutto ciò, è sicuramente apprezzabile la volontà del Governo di procedere a una razionalizzazione delle norme di settore. Tuttavia, le esigenze di semplificazione non possono andare a discapito delle istanze di legalità e trasparenza che devono necessariamente informare le procedure di gara: motivo per il quale, come ha recentemente sottolineato il Presidente dell'Ance, desta non poche preoccupazioni la valorizzazione del criterio del massimo ribasso, così come il ricorso alle procedure straordinarie dovrebbe essere contenuto nei soli casi di reale emergenza. Il rischio, però, è che tutte queste riflessioni potrebbero ritenersi «superate» alla luce del cosiddetto «superemendamento» che, laddove passasse il vaglio della commissione Bilancio del Senato, comporterebbe la sospensione di alcune rilevanti previsioni del Codice Appalti per ben due anni. Tra le novità «di merito» rese note secondo le prime indiscrezioni, emerge, in particolare, l'ennesimo rimaneggiamento del tetto di ammissibilità del subappalto (si parla del 40%): modifica, quest'ultima, che, accogliendo le perplessità segnalate dalla Finco in relazione al rischio di infiltrazioni malavitose e di peggioramento della qualità delle opere insito nel passaggio del limite dal 30% al 50%, non può che essere riportata quale ulteriore esempio dell'assoluta incertezza normativa che regna sovrana nel settore degli appalti pubblici. *Managing partner Polis Avvocati Amministrativista esperto in appalti pubblici

Foto: SUBAPPALTO


Foto: CONTENZIOSI


Foto: L'innalzamento del limite può favorire le piccole e medie imprese


Foto: Del tutto superato il rito «superaccelerato» introdotto nel 2016