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06/11/2018

Nove mesi di tempo per appaltare lavori che valgono 400 milioni

Messaggero Veneto - Michela Zanutto

opere pubbliche
Michela Zanutto / UDINE«La Regione ha un tesoretto di contributi da circa 400 milioni che rischia di andare in fumo se le opere non saranno appaltate entro agosto 2019». A rivelarlo è il presidente regionale dell'Ance (l'Associazione nazionale costruttori edili), Andrea Comar. Il motivo? Le amministrazioni locali hanno strutture amministrative ridotte all'osso e spesso non riescono a presentare i progetti. Ma appena il 25 per cento dei Comuni ha aderito alla Rete delle stazioni appaltanti messa a disposizione dalla Regione per sopperire ai problemi legati alle procedure di aggiudicazione. Proprio ieri l'assessore alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, ha garantito «l'impegno a ridurre i tempi degli appalti». Parlando da Palmanova nel corso del seminario organizzato dall'amministrazione regionale "Programmare e costruire al tempo del pareggio di bilancio", ha sottolineato che «il comparto edile annovera nella nostra regione 44 mila addetti tra imprese e professionisti, con un rendimento che triplica gli investimenti se si considera che ogni miliardo investito genera 3,5 miliardi di fatturato complessivo. Numeri che bastano a far ritenere le costruzioni un settore trainante della nostra economia», ha sottolineato nell'intervento davanti a tutte le componenti istituzionali degli Stati generali delle costruzioni, dell'Anci e delle stazioni appaltanti facenti capo a enti locali, aziende sanitarie e società pubbliche. Dall'analisi dei dati sulle risorse erogate attraverso l'amministrazione regionale per le opere pubbliche degli enti locali, emerge che, negli ultimi tre anni, i contributi impegnati ammontano a 101 milioni per oltre 300 interventi su tutto il territorio. Sono 28 i milioni di euro attivati dal Fondo volano, 27 milioni sono i contributi per i centri con popolazione inferiore a 30 mila abitanti, 17 milioni quelli destinati alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, 13,6 milioni per i piani casa di edilizia abitativa su immobili comunali e 15 milioni di fondi della Protezione Civile per la prevenzione del rischio sismico su immobili pubblici. Di queste risorse, però, solo il 13 per cento è stato speso. Le difficoltà maggiori sono determinate dalla inadeguatezza dei Comuni a reggere le procedure di appalto. Simile la fotografia che riguarda l'edilizia scolastica, dove ci sono quasi 300 milioni di euro da spendere tra fondi della Banca europea degli investimenti, fondi Por-Fesr, fondi Cipe, fondi ministeriali e regionali, molti dei quali destinati all'efficientamento energetico o all'adeguamento antisismico su un patrimonio immobiliare che conta mille e 80 edifici scolastici censiti in tutto il Fvg. «Dobbiamo sbloccare subito quello che abbiamo - è l'appello di Comar -. Le aziende non sono più in grado di aspettare e neanche le utenze. Serve un cambio culturale da parte delle amministrazioni locali. Oggi i Comuni non aderiscono alla Rete delle stazioni appaltanti perché temono di perdere autonomia e prestigio. Vorrebbero gestire in prima persona perché sono loro a rispondere ai cittadini. Ma il perimetro del Comune è troppo piccolo per produrre un progetto sostenibile economicamente, la Regione è l'unica struttura che ha capacità e forza». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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