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08/05/2020

Norme antimafia? Utili alla mafia

Libero - ATTILIO BARBIERI

L'intervento del procuratore Cafiero de Raho
Controlli complicati: così rischiamo di buttare gli imprenditori tra le braccia dei criminali
■ Va bene controllare, ma se le verifiche rallentano la ripartenza delle attività e l'erogazione dei sostegni alle imprese, si rischia di ottenere l'effetto contrario. Spingendo in taluni casi gli imprenditori disperati fra le braccia della criminalità organizzata. Il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho ha descritto i rischi che corrono le attività economiche nel difficile riavvio con la Fase due. Lo ha fatto parlando ad Agorà, la trasmissione su Rai Tre, condotta da Serena Bortone, ieri dedicata alla revisione del Codice degli appalti. «I controlli vanno eseguiti», ha spiegato de Raho, «e se non ci saranno le mafie si infiltreranno con le loro imprese dappertutto», ma «sicuramente andrà rivista una parte di quel codice, anche perché non sempre riesce a rilevare le effettive infiltrazioni mafiose». Il malcontento per una normativa densa di verifiche spesso inefficaci ha ripreso forza la scorsa settimana, con la posa dell'ultima campata del nuovo ponte sul fiume Polcevera, a Genova, il cui completamente a tempo di record è stato possibile proprio grazie alla corsia preferenziale accordata dal governo per i lavori che non hanno dovuto sottostare alle forche caudine del Codice degli appalti. Ma non è soltanto l'inefficacia delle norme che regolano l'assegnazione delle commesse pubbliche a destare preoccupazione. Pure le lungaggini e l'enorme burocrazia che pesano sull'assegnazione dei prestiti e, in prospettiva, dei contributi a fondo perduto, rappresentano un terreno fertile per le grandi organizzazioni malavitose. «Nel momento in cui vi è una grande sofferenza economica», ha aggiunto de Raho, «o interviene lo Stato con immediatezza e urgenza oppure per coloro che si troveranno a dovere affrontare una crisi senza precedenti e hanno bisogno di un forte sostegno, il primo soggetto sarà la mafia o la 'ndrangheta, la camorra, le organizzazioni criminali». AVVISAGLIE DI USURA Non mancano le prime avvisaglie di quanto potrebbe accadere presto. L'usura è il «primo allarme» e secondo il procuratore antimafia, «segnali ce ne sono» anche se «riferiscono di vicende singole e riguardanti le fasce più deboli dove le mafie tendono a cercare il consenso. Il problema si porrà nel momento in cui le attività economiche più significative non riusciranno a trovare liquidità, che dev'essere erogata con urgenza. Verifiche e accertamenti non devono mai ostacolare o ritardare l'erogazione della liquidità e dei finanziamenti», anche se «devono esserci, sono necessari». D'altronde la mafia ha fiutato da tempo la possibilità di fare affari d'oro sfruttando proprio gli effetti dell'epidemia. A cominciare dal fiorente mercato dei dispositivi di protezione individuale. C'è il sospetto che che le grandi organizzazioni criminali stiano già operando con mascherine e dispositivi di sicurezza. «Abbiamo aperto un osservatorio molto ampio, con il coinvolgimento di tutti gli organismi che possono individuare le infiltrazioni delle mafie anche in questo mercato», ha chiarito in proposito de Raho, «e abbiamo segnali che stiamo approfondendo». Anziché stratificare a monte i controlli, creando il terreno ideale per le infiltrazioni mafiose nell'economia, sarebbe preferibile seguire il percorso dei capitali. «Nella conversione del decreto legge liquidità andrebbe disposto il tracciamento della liquidità», aggiunge de Raho: «ciò che le imprese ricevono, devono giustificare come lo indirizzano, nel senso che devono usare un conto dedicato, devono effettuare pagamenti attraverso forme tracciate. Ma la liquidità deve essere data immediatamente».