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03/12/2019

Non solo il carcere per gli evasori, Governo diviso pure sulle fondazioni

Il Roma

IL CASO Rinvio al 2021 dell'equiparazione, con associazioni e comitati politici, ai partiti. Di Maio: cancellare subito
ROMA. La commissione Finanze ha votato l'emendamento e la commissione Finanze troverà una soluzione. Oggi, al termine della discussione generale in Aula, il decreto fiscale tornerà al quarto piano di Montecitorio per modificare o eliminare del tutto l'emendamento - proposto dal Pd e votato anche dal Movimento 5 stelle e da Leu - che posticipa di un anno l'applicazione della norma contenuta nello "spazzacorrotti" che impone alle fondazioni le stesse regole sulla trasparenza e sulla gestione dei bilanci dei partiti politici. Un voto che ha provocato la reazione di Italia viva e forti polemiche nella maggioranza. Luigi Marattin, vice capogruppo alla Camera, su Twitter ha definito la decisione presa «nottetempo come un clamoroso errore». Poco dopo anche il leader del suo partito, Matteo Renzi, è passato all'attacco criticando gli alleati della maggioranza: «Di giorno sui social fanno i moralisti, di notte in commissione salvano le loro fondazioni». Parole che il vice ministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, ha commentato con asprezza: «Se è stato fatto un errore di votazione si modifica. Fino a prova contraria chi ha incassato fondi sulle fondazioni non siamo noi, ma qualcun altro». Alla fine, anche dopo una dura presa di posizione del capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, che aveva commentato «È una porcheria, va tolta. Il decreto torni subito in commissione», è arrivata la retromarcia dei dem. Claudio Mancini, firmatario dell'emendamento, ha assicurato di aver presentato la modifica «alla luce del sole per rinviare l'entrata in vigore di una legge al momento inapplicabile che riguarda migliaia di associazioni. Visto che si pensa che ci siano secondi fini o obiettivi particolari, non resta che tornare in commissione e modificare il mio emendamento. Si dovrà comunque trovare un'altra soluzione alle difficoltà organizzative evidenti causate da una legge che personalmente - chiarisce - continuo a pensare sbagliata perché criminalizza i partiti e la partecipazione politica». Anche la segreteria nazionale del Pd ha invitato a evitare "strumentalizzazioni". «Invitiamo chi utilizza ogni pretesto per alimentare polemiche nella maggioranza, a lavorare per proseguire nell'esperienza di Governo», ha affermato Nicola Oddati, membro della segreteria nazionale Pd. La parola passa ora all'Assemblea. Con un voto al termine della discussione generale dovrà disporre il ritorno in commissione del dl fiscale. Sul carcere ai grandi evasori resta l'innalzamento complessivo delle pene ma sarà meno consistente per i reati minori, mentre sugli appalti è passata la sintesi che stabilisce che a versare le ritenute saranno direttamente le società appaltatrici, subappaltarici affidatatrie della realizzazione dell'opera. Sono comunque esclusi gli appalti inferiori ai 200mila euro annui per le imprese labour intensive e tutte le imprese committenti con tre anni di dichiarazioni dei redditi regolari. Anche su questo aspetto maggioranza divisa, con Italia Viva che ha votato contro sulle correzioni relative all'inasprimento delle sanzioni penali per i reati tributari. Lega, FdI e FI, invece, hanno abbandonato i lavori in segno di protesta sull'emendamento del governo sul carcere agli evasori e sulle norme sugli appalti. Mentre Confindustria lancia un appello al Governo: carcere non prima delle sentenze