scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
23/01/2021

“Non siamo terra di mafia ma la crisi da pandemia può favorire i clan”

La Repubblica - Maria Cristina Carratù

Dopo il blitz contro le infiltrazioni della camorra in Toscana, industriali e costruttori alzano la vigilanza. E avvertono: "Più controlli sui subappalti" Bigazzi: "Se non c'è legalità, il mercato è condizionato, alterato: così non è più libero" Frangerini: "Sono episodi rari e in un sistema di imprese sane hanno un peso minimo"
Infiltrazioni della criminalità organizzata nelle imprese edili attive in mezza Toscana, attività gestite da camorristi anche in subappalti per lavori pubblici. È uno spaccato preoccupante quello rivelato dall'inchiesta della Procura di Firenze dopo tre anni di indagini della Guardia di Finanza di Firenze e della Direzione distrettuale antimafia.
Non lo sottovaluta il presidente degli Industriali di Firenze Maurizio Bigazzi: «La Toscana non è terra di mafia ma di imprenditori sani e puliti che si preoccupano dell'occupazione», avverte, ma ciò non toglie «che in un periodo di grande difficoltà per le imprese dovuto alla pandemia anche in questo territorio ci siano rischi di infiltrazioni».
Da qui «il plauso alle forze dell'ordine e alla giustizia, perché anche la tutela della legalità contribuisce alla difesa dell'economia della regione». Il motivo è evidente: la sana concorrenza fra imprese, cioè il fondamento del libero mercato, passa attraverso il rispetto condiviso delle regole, «e se non c'è legalità, se per lavorare si usano i soldi della mafia e della camorra, il mercato è condizionato, alterato, non più libero». Da qui, spiega Bigazzi, «l'impegno di Confindustria toscana a dedicare la massima attenzione a qualsiasi indizio di infiltrazioni», e insomma «a tenere alta la vigilanza in costante contatto con le forze dell'ordine e le prefetture, contribuendo anche alla formazione di black list di imprese sospette». Conferma il presidente dei costruttori edili di Ance Toscana (associati a Confindustria) Stefano Frangerini: «Il settore dell'edilizia è sempre stato strategico per le infiltrazioni mafiose, ma ciò che emerge dall'inchiesta non è la punta di un iceberg». I casi di riciclaggio di denaro sporco attraverso acquisti immobiliari, di subappalti finiti nelle mani sbagliate, sottolinea Frangerini, «sono, in Toscana, episodi rari e circoscritti, che sembrano tanti quando, come in questo caso, vengono fuori tutti insieme, ma in un sistema di imprese sane come il nostro hanno un peso minimo». È vero, però, che, in generale, «servono correttivi dal punto di vista normativo e della cultura d'impresa». Se è vero infatti, che «negli appalti pubblici sono imposti uno stringente rating di legalità, e white lists di imprese virtuose che offrano tutte le garanzie di trasparenza e di presenza corretta sul libero mercato, lo stesso non accade nei subappalti e negli appalti privati che coinvolgono le imprese più piccole e meno strutturate», non a caso terreno di elezione della criminalità. Un mercato «molto meno avvezzo a queste tutele, non informato, che facilita le canalizzazioni underground dell'illecito, spesso astute e difficili da identificare perfino per le istituzioni di controllo». Altra lacuna da colmare in questo ambito, dice il presidente Ance, l'assenza di obbligo di assicurarsi per inadempienze e danni a terzi, e dell'avviamento alla professione: oggi come oggi, infatti, «chiunque, anche se privo di qualunque requisito, non solo morale ma anche professionale, finanziario, tecnologico, di risorse umane, assicurativo, può diventare imprenditore edile, ottenendo l'iscrizione nelle Camere di commercio». E, se i controlli scarseggiano, «anche partecipare ad appalti privati o subappalti, salvo poi mettere a rischio i committenti, generare contenziosi nonché un mercato totalmente deformato nel prezzo e nella qualità». Da qui, appunto, la necessità di rafforzare i controlli, verificare che i lavori in appalto pubblico siano subappaltati a imprese adeguate, evitare i subappalti al ribasso e gli incarichi a imprese di altre regioni orientate a subappalti occulti. «In questo momento difficile queste ombre fanno male, ci affidiamo alla magistratura perché faccia subito luce sui responsabili di pratiche illegali», dice il vicepresidente nazionale di Cna Costruzioni Giuseppe Comanzo, che tuttavia ne è certo: «In Toscana non abbiamo alcun sentore di spazi bui nella nostra categoria, dove la malavita si possa infilare».

Foto: L'edilizia Attraverso società fittizie, uomini legati ai clan dei Casalesi sono riusciti ad infiltrarsi in appalti edilizi